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Pnrr, miracolo Italia (o forse no): altri 19 miliardi tra luci e ombre

Simone Cerciello 29/12/2022
Updated 2022/12/29 at 11:18 AM
5 Minuti per la lettura

Sembrava impossibile, eppure ce l’abbiamo fatta. L’Italia è riuscita a conseguire tutti i 55 obbiettivi prefissati dal Pnrr per il secondo semestre del 2022. Un risultato che in alcune fasi è apparso come un miraggio ma che permetterà alla nostra penisola di ricevere dall’Unione europea altri 19 miliardi in vista del 2023. Facciamo ora un passo indietro e scopriamo come tale obbiettivo è stato raggiunto e a cosa servono (o dovrebbero servire) questi fondi.

Pnrr: soldi regalati o missione impossibile?

Quello del Pnrr, si dalla sua venuta al mondo, è sempre stato un argomento tanto dibattuto, quanto di difficile attuazione (o almeno qui in Italia dove la burocrazia viene servita a colazione ogni giorno). Ma partiamo con calma. La sigla “Pnrr” sta ad indicare il piano nazionale di ripresa e resilienza; altro non è quindi che un documento formulato dal governo italiano all’interno del quale sono illustrate tutte le manovre per la gestione dei fondi europei (191,5 miliardi di euro). L’intero piano si sviluppa attorno a degli obbiettivi scelti in comune accordo con l’Unione europea e che vanno conseguiti entro un certo lasso di tempo.

4 e 6: i due numeri che sostengono il piano

Il nostro Pnrr si articola intorno a due numeri 4 e 6: il primo sta ad indicare il numero esatto di “tipologie di riforme previste, mentre il secondo rappresenta le “6 missioni previste dal piano“.

Le 4 riforme previste:

  • Orizzontali o di contesto: misure d’interesse generale.
  • Abilitanti: interventi funzionali a garantire l’attuazione del piano.
  • Settoriali: riferite a singole missioni o ambiti specifici.
  • Concorrenti: non strettamente collegate con l’attuazione del piano ma comunque necessarie per la modernizzazione del Paese.

Le 6 missioni del piano:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo.
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica.
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile.
  • Istruzione e ricerca.
  • Coesione e inclusione.
  • Salute.

Un’impresa…o forse no

Un’impresa? Forse si o forse no, perché sarebbe risultato paradossale non riuscire a portare a termine degli obbiettivi che ci siamo autoimposti; eppure ci siamo andati clamorosamente vicini. A far chiarezza su questo “colpo di reni” è intervenuto Raffaele Fitto, ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di coesione, che ha così commentato il traguardo: “Sono stati raggiunti i 55 obiettivi previsti dal Pnrr per il secondo semestre 2022. Questo risultato è il frutto di un importante lavoro di squadra impostato anche sulla base di un dialogo costruttivo attivato a livello politico con la Commissione Europea che ha consentito, tra l’altro, il superamento di alcune criticità connesse al raggiungimento di qualche obiettivo”.

Ma la domanda sorge quasi spontanea: come è stato materialmente possibile?

A tal proposito il ministro ha dichiarato che alla data di insediamento del Governo, sui 55 obiettivi da raggiungere entro il 31 dicembre 2022 ne risultavano conseguiti 25. In poco più di 60 giorni sono stati dunque adottati: 2 decreti legislativi; 12 decreti ministeriali e 3 interventi normativi in Legge di Bilancio.  

Tra meriti e doveri urgono i fatti

Che sia un merito della destra o che sia un merito della sinistra, non è questa la sede in cui discuterne. Quel che però dovrebbe far riflettere è che un Paese intero si sia ridotto “all’ultimo giorno di scuola” per consegnare i compiti assegnati a casa. Che sia un problema burocratico o che sia un problema logistico, a noi poco importa, perché quel che sappiamo, ora più che mai, è che questo Paese necessita di un netto cambio di marcia. Per i complimenti e i riconoscimenti del caso ci sarà tempo, ora è il momento di mettere in moto il motore di una Nazione che “va a carbone” mentre l’intero mondo è “già all’elettrico da un po’”.

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