Plastic Free, il volontariato contro il consumo e l’inquinamento della plastica

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L’ONU ha definito l‘inquinamento dovuto alla plastica il più pericoloso in assoluto. Le cifre legate a questo fenomeno sono allarmanti: oltre 150 milioni di tonnellate si trovano già negli oceani e il numero cresce di 10 milioni l’anno. Attualmente si producono oltre 400 milioni di tonnellate di plastica all’anno, una quantità enorme se paragonata ai 15 milioni prodotti nel 1964.

In media, solo il 3% della plastica viene riciclata, con la restante parte che viene dispersa nell’ambiente con effetti estremamente pericolosi. La plastica che finisce in mare viene ingerita dai pesci, e di conseguenza entra nella catena alimentare, mentre altre specie marine vengono uccise. Da oltre un anno l’associazione Plastic Free Odv Onlus è attiva in Italia per sensibilizzare sulla pericolosità della plastica, oltre ad impegnarsi nella raccolta dei rifiuti: ne abbiamo parlato con Renato Venezia, referente della regione Campania. 
In che modo opera Plastic Free in Campania e in Italia? 

«L’associazione è composta da referenti regionali e provinciali, che ricevono segnalazioni e provvedono a fare dei sopralluoghi nei posti in cui vengono abbandonati i rifiuti. Successivamente viene organizzata la raccolta: si pubblicizza l’evento sui nostri gruppi social, le persone aderiscono e ci si ritrova tutti insieme. L’idea iniziale era quella di raccogliere la plastica lasciata in giro, ma ci troviamo a recuperare qualsiasi tipo di rifiuto eccetto quelli speciali. Prima di iniziare è necessario fare una richiesta di patrocinio al comune, per stabilire le modalità della raccolta ed organizzare il ritiro dei rifiuti». 

La politica, locale o nazionale, potrebbe intervenire per migliorare la situazione legata all’inquinamento ambientale ed al consumo di plastica? 

«Le istituzioni potrebbero dare una grande mano. Innanzi tutto, ci vorrebbe più controllo sul territorio: dopo aver effettuato una bonifica di una foce o di una spiaggia, se non c’è controllo molto probabilmente dopo un anno saremo costretti ad intervenire nuovamente. In questo senso sarebbero necessarie delle sanzioni più severe per chi abbandona rifiuti nell’ambiente». 

In primis però ci sono le persone: cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per ridurre il consumo di plastica? 

«Dobbiamo cercare di utilizzare il più possibile materiali alternativi alla plastica e quindi evitare l’uso di bicchieri, piatti e posate monouso. Durante le nostre operazioni ci troviamo a raccogliere tantissime bottiglie di plastica: a queste è preferibile usare bottiglie in vetro, o attrezzarsi con un depuratore d’acqua in casa per poterle riutilizzare. La cosa più importante sarebbe quella di non avere l’abitudine a lasciare rifiuti in giro. Ci auguriamo che la gente capisca che con un piccolo gesto si può fare la differenza».  

Un cambiamento importante sembra stia partendo dai più giovani, che sentono molto la causa ambientale. 

“Credo che ci stiamo avviando verso la giusta direzione: il nostro lavoro rappresenta solo una piccola parte di quello che c’è da fare, ma la sensibilizzazione verso la causa ci sta aiutando. Anche noi come Plastic Free abbiamo avviato un progetto di sensibilizzazione nelle scuole, che però non è partito a causa del Covid-19. Come ho già detto prima, un aiuto dall’alto con maggiori controlli e multe più salate sarebbe di grande giovamento».

di Marco Polli

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