Planet Hulk e World War Hulk – la nona arte

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Se siete degli appassionati del Marvel Cinematic Universe, anche se non lo sapete, conoscete in parte le vicende che coinvolgono “Planet Hulk” e “World War Hulk” entrambi di Greg Pak. In Thor Ragnarok (per la regia di Taika Waititi) vengono infatti estrapolate alcune vicende presenti nei sopracitati albi e riadattate per essere fruibili al grande pubblico e coerenti col background dei personaggi costruiti dall’MCU. Nei fumetti, oltre che alle evidenti differenze legate alla trama, otteniamo sfumature totalmente dissimili dall’ambiente frivolo dell’adattamento cinematografico. Il rapporto tra Banner e Hulk è molto più aspro, Il gigante di giada ha sicuramente un ruolo dominate rispetto al suo alter ego. Persino i motivi per il quale Hulk si trovi su Sakaar sono diversi e nel fumetto saranno proprio quei motivi a scatenare la feroce rabbia dello “Sfregio Verde”. Quest’ultimo non sceglierà volontariamente di andarsene dalla terra ma verrà bensì esiliato dagli “Illuminati“. Il gruppo, in questo arco narrativo, è composto da: Namor, Freccia Nera, Tony Stark e Reed Richards. Le due grandi storie di cui si parla in questo articolo non nascono come albi a fumetti o serie a sé stanti, ma fanno parte della serie regolare dell’Incredibile Hulk, dalla quale sono state estratte e raccolte singolarmente.

Partiamo da Planet Hulk. Il gigante, durante l’arco narrativo, è pericolosamente consapevole di se stesso, al punto da essere in grado di comprendere i motivi del suo esilio e, soprattutto, da riconoscere i suoi esiliatori. Tali consapevolezze avranno l’infido scopo di far sedimentare la rabbia e la voglia di vendetta all’interno di Hulk ma non di Banner, che in queste storie altro non è che la parte che il gigante più odia di se stesso. Giunto su Sakaar Hulk sarà fatto schiavo e quindi Gladiatore, ma è solo l’inizio. Egli non si accontenterà, li dove si trova nessuno lo considera un mostro come sulla terra, per tutti lui è Lo Sfregio Verde: un guerriero, un eroe, un re. Lo status che Hulk riuscirà a conquistare sembrerà placare inizialmente la sua immensa rabbia, creando un eroe più riflessivo e saggio: in Planet Hulk il nostro protagonista combatterà, certo, ma più lucidamente di quanto abbia mai fatto prima. Sarà l’evento traumatico alla fine del primo arco narrativo che risveglierà la ferocia del gigante, la rabbia violenta che inevitabilmente ci porterà a World War Hulk.

La bestia si equipaggerà di alleati, sudditi e ferocia per cercare la vendetta nei confronti degli Avengers, apparentemente colpevoli dell’ultima, grande cattiveria che Hulk e Banner hanno subito. Da Solo, l’eroe verde, riesce a sgominare senza troppa fatica eroi del calibro di Iron Man, Freccia Nera, Fantastici 4, Sentry e tanti altri. Nelle ultime battute egli sarà tanto feroce e spietato da fare il giro e diventare il cattivo. Questi due archi narrativi hanno il pregio di tenervi incollati pagina dopo pagina facendovi provare la stessa rabbia del protagonista, tanto che vi sembrerà di lottare insieme a lui e di partecipare alla sua crociata di morte e vendetta. Purtroppo questa storia manca di un finale veramente epico e all’altezza di tutte le pagine che lo precedono. Ciononostante vi godrete ogni singolo baloon, perché si sa: l’importante non è la destinazione ma il viaggio. Dal punto di vista tecnico le due opere sono inappuntabili. I testi di Greg Pak regalano all’intero arco un tono quasi epico didascalico. Neanche i disegni vi deluderanno: Planet Hulk è creato delle magnifiche matite di Carlo Pagulayan, Aaron Lopresti, Mike McKone, Keu Cha e tanti altri ancora. World War Hulk, invece, gode esclusivamente del tratto di John Romita Jr.: un nome davanti al quale, anche coloro che non nutrono una particolare passione per la nona arte, sono costretti a fermarsi.

di Giuseppe Spada

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