Pixel: dall’analogico al digitale l’analisi di un’innovazione

Nello Pennino

Nello Pennino, un nome che non ha certo bisogno di presentazioni. Ha collaborato con personaggi dello spettacolo realizzando clip, e curando la regia di molti videoclip ufficiali del cantautore Gigi D’Alessio, e di tanti altri noti artisti italiani nel panorama musicale nazionale.

Oggi si comunica per immagini, la tecnologia degli smartphone ed i social ci spingono a questo. Una fotografia è fermare un attimo, è l’occhio indiscreto che testimonia e fa conoscere al mondo un gesto o un avvenimento, è arte, è la manifestazione di quel che abbiamo dentro, è una forma di espressione. La fotografia prima di tutto deve essere un piacere per gli occhi, scaturito dall’equilibrio della composizione, da una situazione irripetibile, curiosa, poi in altri casi dovrebbe far riflettere o smuovere ricordi, fantasie e aneddoti. L’evoluzione della fotografia verso il digitale, è una perfetta sintesi che fonda stili e linguaggi diversi in grado di fondersi e di comunicare il desiderio della fotografia, che ci permette di viaggiare, stimolando la nostra curiosità. Quando abbiamo chiesto a Nello Pennino, quale fosse il suo progetto più caro, lui ci ha risposto “diventare fotografo”.

Cos’è per lei la fotografia?
«La fotografia è passione, è una cosa che nasce dentro. Tutti possono fare i fotografi con le attuali macchine digitali in realtà chi viene da una scuola analogica, dalle foto con i rullini, dalle macchine biottiche, conosce in fondo i veri sacrifici: bisognava aspettare e si restava in ansia per tre giorni, si partiva dal laboratorio per poi sviluppare i negativi e proseguire con la fase del ritaglio e tutto il resto, ecco la vera fotografia».

Cosa l’ha spinto ad intraprendere questa carriera?
«Nacque tutto nel periodo anni 80, quando mio padre aveva un negozio di elettrodomestici, e comperò delle telecamere. Incuriosito iniziai a capire il loro funzionamento, mi appassionai in modo enfatico e così dal ruolo venditore-commerciante, iniziai ad intraprendere quest’arte video, che poi si è trasformata in fotografia. Da lì ad oggi quando prendo tra le mani una telecamera o una macchina fotografica è come ringiovanire, come se fosse sempre la prima volta».

Qual è il segreto del successo del videomaker?
«La creatività, perché tutti possono registrare, fare filmati o delle realizzazioni, però il vincente è il creativo».

Che clima si respira su un set cinematografico?
«Mi emoziona sempre, c’è sempre la paura di sbagliare, capita di far ripetere le scene, ma in fondo scelgo sempre la prima, che è sempre naturale».

Consiglio alle nuove generazioni che voglio intraprendere questa carriera?
«Di amare questo mestiere, poiché vige la passione. Oggi questo settore si è molto commercializzato purtroppo l’arte ha subito un cambiamento, e chi fa questo mestiere artisticamente parlando è soltanto chi crede ancora nella bellezza visiva».

di Chiara Arciprete