Pirati di Nisida… all’arrembaggio!

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“Nel 2009 un galeone si schiantò contro l’isola di Nisida riversando sulle spiagge una palla ovale e un’orda di pirati.” E’ così che si presentano i Pirati di Nisida su tutte le loro pagine social. Chi sono e cosa fanno? L’abbiamo chiesto proprio ad uno di loro: ad un pirata.  

Come definiresti i Pirati di Nisida, e perché avete scelto proprio questo nome singolare? 

«Semplice. Siamo un gruppo di fratelli che condividono la loro più grande passione: il rugby. Durante l’estate decidiamo tutti di indossare la nostra seconda pelle, la maglia da rugbisti per trascorrere delle giornate su tutte le spiagge d’Italia all’insegna dello sport, del divertimento e soprattutto di sani valori. 

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Perché ci chiamiamo ‘’pirati’’? Proprio perché come nei romanzi celebri di Stevenson, siamo un gruppo di scapestrati che si divertono ad arrembare le nostre spiagge rispettando rigorosamente il nostro codice d’onore». 

Chi fa parte dei Pirati? 

«Ogni singolo rugbista campano può considerarsi parte di questa famiglia, a patto che sia degno di merito». 

Perché questo appunto? 

«Perché un pirata è per sempre». 

E qual è la storia che si nasconde dietro il vostro gruppo, come siete nati? 

«L’idea nasce da un piccolo gruppo di uomini che hanno avuto il coraggio di calciare così forte il nostro pallone che il suo rimbalzo anomalo ed imprevedibile dopo aver toccato tanti quartieri e scogli, si è fermato proprio al centro della nostra isola. Lì, abbiamo trovato un luogo fantastico dove tanti, troppi scugnizzi napoletani avevano perso la propria bussola, da qui è nata l’idea. Dare a questi ragazzi l’opportunità di conoscere una nuova alternativa, un nuovo punto di vista in cui le regole non rappresentano una privazione ma un modo nuovo per superare gli ostacoli tutti assieme. Proprio da ciò parte il nostro progetto con i ragazzi del carcere di Nisida, un progetto che ha come unico scopo quello di insegnargli il nostro sport, il rugby e tutti i valori e principi su cui si basa». 

Siete però una squadra a tutti gli effetti, avete giocato partite e partecipato anche a campionati…

«Ormai sono più di dieci anni che partecipiamo al campionato nazionale di beach rugby, un campionato organizzato a tappe che prevedono uno scontro finale tra le migliori dieci d’Italia. Da quando abbiamo iniziato siamo sempre riusciti ad arrivare allo scontro finale battendo con compagini ben attrezzate. Certo non abbiamo sempre vinto, ma ogni sconfitta ci aiuta a crescere e fare sempre meglio». 

Il 2020 è stato un anno molto difficile, soprattutto per lo sport. Come state ripartendo dopo questo periodo di stallo? 

«Il Covid 19 ci ha tenuto lontani dalle attività in spiaggia e dalle serate che siamo abituati a passare tutti insieme, ma questo non ha fatto altro che rafforzare i nostri legami e ci ha fatto realmente capire quanto sia importante ed essenziale lo “stare insieme”. La ripresa già è avviata da tempo perché in tutto il periodo siamo rimasti in contatto ed abbiamo trovato nuovi modi per autofinanziarci, studiando nuove tattiche per superare gli avversari. E notizia ancora più bella è che a breve riprenderanno gli allenamenti in spiaggia ed in progetto c’è l’intenzione di assaltare una spiaggia del sud Italia 

I Pirati rappresentano una vera e propria famiglia per ciascun membro e come aggiunge il nostro pirata intervistato, la loro speranza è che i nuovi pirati possano trovare il loro porto sicuro in cui sentirsi sempre ben accetti e dove non esistono pregiudizi, dove ognuno può essere ciò che vuole, un luogo dove ci sarà sempre qualcuno al tuo fianco pronto a dare il cuore per te. 

Non solo uno sport, ma una vera e propria opportunità di riscatto sociale. Per tutti.

di Ludovica Palumbo 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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