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Pino Daniele, creatura di Napoli e della nostra nostalgia

Gianrenzo Orbassano 04/01/2023
Updated 2023/01/04 at 10:16 AM
4 Minuti per la lettura

Pino Daniele è stato figlio, creatura e uomo di Napoli. Una città orfana di quel cantautore che alleviava le sofferenze e faceva fiorire quella speranza di rivalsa di chi abita quei vicoli. Quando Napoli ha saputo che Pino Daniele non avrebbe più suonato la sua chitarra, pensai alla nostalgia che questa scomparsa avrebbe comportato.

Pensai al silenzio che si schianta nella realtà frenetica della Napoli che conosciamo. Ho pensato che questa città doveva essere in qualche modo orfana della poesia del cantautore che più ha rappresentato l’anima di questi quartieri.

Pino Daniele: la nostalgia che ci ha lasciato

Quell’anima che lo scrittore Domenico Rea amava raccontare nelle sue opere: “Questo luogo oscuro e infernale, dove gli uomini si chiamano gente e i bambini creature“. E Pino Daniele è stato uomo, ha fatto parte della gente di Napoli. Ma è stato soprattutto una creatura, un bambino figlio di questo posto sicuramente oscuro e infernale, ma che tanto al mondo ha saputo donare: “Siente fa’ accussì / miette ‘e creature ‘o sole / Pecché hanna sapè’ addò fà friddo / e addò fà cchiù calore

Quando penso alla sua musica, penso ad una cura, una medicina per la nostra nostalgia. Una nostalgia che la Napoli della musica conosce benissimo da quando ha perduto Pino Daniele. Ma, la stessa città che piange questo suo figlio, trova sempre il modo per alleviare, curare le ferite.

Frasi come “Terra mia, Tu si’ chiena ‘e libbertà” rappresentavano e rappresentano sempre di più quel tentativo di rivalsa che Napoli e tutto il Sud già gridavano a gran voce in quegli anni. Un poeta. Pino Daniele rappresenta Napoli, Napoli in musica è Pino Daniele. È alchimia totale, pathos, lacrime, brividi.

Neapolitan Power, una musica del popolo per il popolo

Nei libri di storia, va ricordato come il protagonista di un’autentica rivoluzione musicale. Quando uscì l’album “Terra Mia”, il pubblico scoprì un nuovo modo di fare musica d’autore. La Napoli di Pino Daniele era uno dei centri propulsori della creatività, era l’epoca del Neapolitan Power.

Il Neapolitan Power è stata l’affermazione di una diversità di linguaggi, di immaginari sempre più diversi a dispetto delle immagini stereotipate. Un nuovo significato all’identità musicale della città in quel periodo e alle indentità subalterne. “Nero a metà”, l’album di Pino Daniele del 1980, forse, coglie profondamente questo processo.

E con la sua voce inconfondibile, la sua abilità di chitarrista, l’ironia dei suoi testi, Pino Daniele ne era diventato il leader incontrastato. Fin dall’inizio il suo progetto è stato chiaro: fondere la grande tradizione della canzone napoletana, gli elementi della musica del Mediterraneo, con le sue grandi passioni: il blues, il jazz, il soul e il funky. Jeff Beck, Eric Clapton, ma anche Paco de Lucia, Frank Zappa.

Napoli e Pino Daniele, un legame indissolubile

Ritmi e melodie che hanno influenzato tutta la carriera di Pino Daniele, amico fraterno di Massimo Troisi. Innamorato di Napoli, la sua città, quella che la CNN celebra come unica città italiana che meritava di essere visitata nel 2022.

Napoli e i suoi mille colori, i sentimenti che vivono e fioriscono tra gli accordi: dall’amore per la chitarra scoperto da ragazzo tra le strade di un “vascio” napoletano, alla certezza di non poter stare senza fare musica. Un viaggio che ha, come punto di partenza e di arrivo assoluti, la musica.

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