Pietro Santapaola: cacciato e poi reintegrato dal Cosenza Calcio

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Pietro Santapaola è un calciatore militante nella primavera del Cosenza Calcio, nipote di uno dei boss più sanguinari della Sicilia. A causa del suo cognome è stato coinvolto in una vicenda alquanto sgradevole. Il ragazzo è stato allontanato e successivamente reintegrato nella sua squadra nel giro di pochi giorni.

LA CONDANNA DEL PADRE

Il presidente del Cosenza Calcio, Eugenio Guarascio avrebbe invitato il ragazzo a non prendere parte agli allenamenti. Secondo quanto è stato appreso dal legale di Pietro, la lettera della società sarebbe arrivata dopo aver conosciuto le vicende giudiziarie del padre, condannato a 12 anni per associazione mafiosa. Da qui è nata una breve vicenda legale, con Pietro Junior, che si è dichiarato da subito estraneo ai fatti riguardanti la propria famiglia. L’accusa più grave mossa riguarda le perplessità sul comportamento del ragazzo da parte del presidente Guarascio – il quale avrebbe dichiarato che – “il ragazzo poteva rendersi protagonista di rapine o lesioni gravi nei confronti dei compagni di squadra, poiché cresciuto in ambienti mafiosi.”

LA REAZIONE DEL LEGALE DI PIETRO

Il legale, lo scorso giovedì, ha presentato un esposto alla procura per mobbing contro il Cosenza calcio: “Mi farebbe piacere – ha dichiarato l’avvocato all’Ansa – che la vicenda si chiudesse senza strascichi giudiziari. Riteniamo che il presidente Guarascio dovrebbe formalmente scusarsi per l’accaduto e ufficialmente richiamare il ragazzo in squadra. Inoltre, nella e-mail si parla di fatti travisati, ma noi sappiamo bene che non è così e abbiamo le prove di quanto sosteniamo, ci sono i file audio che testimoniano quanto accaduto. Ritireremo la denuncia quando il mio assistito riceverà una comunicazione ufficiale”.

In questo momento gli allenamenti del Cosenza, non sono ripresi a causa del covid-19, con la squadra in isolamento fiduciario per positività all’interno del gruppo squadra. Secondo quanto riportato dal legale del ragazzo, Pietro sarebbe stato solo ufficiosamente invitato al termine della quarantena a riprendere gli allenamenti con i propri compagni di squadra.

LE DICHIARAZIONI DI PIETRO SANTAPAOLA
La vicenda quindi sembrerebbe essere risolta, grazie anche all’intervento di vari servizi televisivi, che hanno alzato un polverone a favore del ragazzo. Intervistato dalle Iene, Pietro Santapaola ha confessato di non essere a conoscenza della storia della sua famiglia fino in fondo, ma di non averne mai preso parte in alcun modo.  “Il direttore mi ha sospeso dicendo che avevo un cognome molto pesante… Mi sono messo a piangere perché temevo di non poter più tornare a giocare a pallone.” Pietro dal canto suo, non ha mai pensato di lasciare il Cosenza perché lì aveva la sua famiglia calcistica.  Ed è proprio l’aver giudicato il ragazzo dal suo cognome, o da reati commessi da padri e zii, la vera e propria assurdità di tutta questa vicenda.

L’avvocato Silvestro ha richiesto delle scuse ufficiali da parte del presidente Guarascio, unico vero sconfitto in tutta questa vicenda assieme all’immagine del Cosenza Calcio.

di Alessandro Robustelli

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