«Vi racconto il mio universo “Blacksteam”»

Pierpaolo Pasquini, fumettista, esordisce nel 1994 su un albo della Phoenix intitolato “Dark Side”, dove vengono narrate le origini di Pietro Battaglia. Nel ’95 pubblica una mini serie di 4 numeri intitolata “Cancer”. Ha collaborato con una rivista di Ladispoli, “Il curioso”, che pubblicava mensilmente delle vignette umoristiche. Le sue ultime fatiche fumettistiche sono l’horror “Penombra” per la Bottero edizioni, e “Shadowplay. Attualmente, con Valentina Di Stefano, ha creato “Blacksteam”, una graphic novel steampunk. Estremamente influenzato da maestri come Jack Kirby e Bruce Timm, Pasquini ha sviluppato un disegno che nella sua imperfezione voluta colpisce l’occhio e rimane impresso nella mente.
A breve troveremo in libreria il tuo Blacksteam, cosa rende questo fumetto diverso rispetto agli altri?
«Ebbene sì, dopo un lungo e travagliato periodo di lavoro e di ricerca finalmente, a breve, uscirà nelle migliori fumetterie d’Italia questa graphic novel steampunk intitolata “Blacksteam”. In questo volume brossurato di 72 pagine a colori, presenteremo il personaggio di Artemisia Severini, Misha: una donna coraggiosa, una scienziata, che tramite le sue invenzioni riesce a viaggiare nel tempo. Daremo così il via ad una serie semestrale incontrando i vari personaggi del volume e altri che la sceneggiatrice Valentina Di Stefano, nello scrivere le storie, sta man mano creando.»
Ti va di dirci qualcosa sulla gestazione del progetto e del team che ci ha lavorato?
«“Blacksteam” è un progetto in cantiere da ormai 4/5 anni. Avevo la volontà di dare al personaggio di Artemisia la giusta personalità e il giusto contesto, fatto sia da personaggi che da luoghi. Io sinceramente avevo le idee chiare su di lei e sul suo spessore, ma ho trovato molta difficoltà a trasferire queste caratteristiche negli autori che si sono avvicendati sulla sceneggiatura (che sono ben quattro!). È stata dura dare la giusta chiave di lettura e il giusto carattere al personaggio trasferendo le mie idee a un’altra persona. Dopo tre tentativi, casualmente parlando con un’amica, Letizia Palumbo (che ringrazierò tutta la vita), ho incontrato Valentina. Da subito ne ha colto tutte le sfumature e ha sceneggiato una storia veramente di spessore, fatta di vari cenni storici, fatti realmente accaduti e luoghi veramente esistiti, rileggendo il tutto sotto una chiave steampunk. In effetti ho omesso che queste storie si svolgono a Roma tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, in piena età industriale. Per questo non ho voluto sovraccaricare i luoghi di Roma arricchendoli di particolari steampunk ma lasciandoli al naturale riproducendoli tramite una ricca ricerca fatta su foto o quadri dell’epoca. Anche perché la rivoluzione in Italia arrivò verso gli anni ‘40 e la prima città industrializzata fu Napoli. Daremo i vari approfondimenti dei luoghi e dei personaggi sulla pagina Facebook subito dopo l’uscita del volume.»
Cos’è per te lo Steampunk?
«Un motivo per il quale mi sono approcciato ad un fumetto steampunk è sicuramente legato alla domanda: “cosa manca nell’universo fumettistico in questo momento?”. Certo, di fumetti del genere qualcosina si trova in America, vedi Lady Mechanica di Joe Benitez o varie miniserie, come Rough riders di Adam Glass e Patrick Ollife. Per il resto, c’è pochissimo materiale. Per affrontare un lavoro simile bisogna saper scrivere steampunk e disegnare steampunk. Non è da tutti combattere con cinte, corpetti e rotelle meccaniche. Per di più una protagonista donna, cosa che non annoia mai e, inoltre, scienziata e libertina, che per quell’epoca era estremismo puro al contrario. Credo proprio di aver trovato la quadratura del cerchio.»
Cosa consiglieresti alle aspiranti disegnatrici e aspiranti disegnatori?
«Anche qui dovrei salire sul piedistallo ed impartire il mio consiglio. Lo lascio a quelli bravi, ma una cosa la dico: per arrivare e lavorare ci vuole costanza e pazienza. La fretta fa fare le cose brutte e non è cosa buona, specialmente agli inizi. Cercatevi un autore di riferimento, uno che sentite sulle vostre corde, e fate vostro il suo modo di disegnare. Rielaborando il tutto uscirà il vostro stile ma dovete disegnare, disegnare, disegnare, che detto in questi tempi di magra pare proprio un’eresia. Una cosa è certa: non esiste un percorso unico. Ognuno di noi ha i suoi tempi per maturare. Cercatevi il vostro spazio per crescere.»