Giudicare gli errori degli altri è facile. Quando si parla di criminalità è ancora più facile dare la colpa alla natura delle persone. Trovare i problemi strutturali, le radici di un male ed estirparle è difficile. Ancor più difficile è crescere nelle periferie, viverle.

“Rabbia, rimorso, speranza, sogno”, sono quattro parole fortemente ripetute nella canzone scritta da sei ragazzi del Centro di Giustizia Minorile e da sei studenti dell’Istituto Tecnico F. Galiani, insieme a Piero Pelù. Sono quattro stati d’animo comuni a ogni giovane che nasce in un contesto difficile e che non sempre ha gli strumenti socioculturali per riscattarsi.

La canzone è stato il risultato finale del progetto “Santi di Periferia, l’impossibile non esiste”, nato da un’idea del leader dei Litfiba e reso possibile dalla collaborazione con il Comune di Napoli, Libera, Suono Libero Music, Marano Ragazzi Spot Festival e già citati Centro di Giustizia Minorile e Istituto Galiani.

 

 

In cinque giorni i ragazzi hanno composto questa canzone carica di emozione e di importanti messaggi, per poi esibirsi l’ultimo giorno presso lo Spazio Comunale “Piazza Forcella”, nell’omonimo quartiere, un luogo emblematico dedicato al ricordo di Annalisa Durante, la quattordicenne vittima innocente di un agguato di camorra. I contributi del maestro Carlo Morelli e dei musicisti Nando Misuraca, Claudia Megrè, Paolo Termini, Emilio Carrino ed Angela Oliviero sono stati preziosi nella composizione e arrangiamento della canzone.

«Attraverso la musica si possono superare i momenti più difficili, proprio come è successo a me – ci racconta Piero Pelù – ognuno di questi ragazzi ha messo la propria anima in questo testo. Sono dei grandi poeti». E l’anima l’hanno messa anche sul palco, quando dopo la timidezza iniziale si sono scatenati cantando e ballando questa canzone tanto energica, che presto verrà messa in circolazione. Come spiega il sindaco de Magistris, «questo è solo l’inizio del progetto, che non vuole morire dopo questa giornata«.

Certo è che un modo per dare rilievo a queste giornate sarebbe quello di valorizzare un presidio di legalità come Piazza Forcella, rafforzando la virtuosa rete economica e culturale, senza paura di affrontare questo quartiere. Sempre meglio che lasciarlo nello stato di isolamento nel quale versa oggi.

«Sono le periferie mentali che creano i mostri – afferma Pelù – questo luogo dedicato ad Annalisa è un luogo di rinascita. Essere oggi qui è importante, ma è ancor più importante esserci 365 giorni all’anno». Una mattinata di festa che fa bene al cuore. Non è solo una canzone, ma «un progetto eutopico in mezzo a tanta distopia – ci chiarisce il frontman dei Litfiba – La prima volta che ho incontrato questi ragazzi tutti si guardavano le scarpe, mentre oggi vedo grande allegria, sorrisi enormi. È stata la dimostrazione che quando si tira il meglio di ognuno i risultati sono meravigliosi. Confesso che lavorare con loro è stato massacrante; me ne vado da qui con tanta voglia di dormire ma con il cuore un po’ più napoletano».

Emozionanti e significative sono state le parole di uno dei giovani del Centro di Giustiza Minorile pronunciate alla fine dell’esibizione: «Da un singolo errore possiamo riscattarci. Vi direi una bugia se dicessi che sono già cambiato, ma sono voglioso di farlo e ce la farò».

Del resto un uomo non è ciò che è stato o ciò che ha fatto, ma ciò che spera di essere.

di Fulvio Mele

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018

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