Piernicola Pedicini, vaccino: «Non va trascurata l’indagine sugli effetti collaterali»

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L’intervista a Piernicola Pedicini, eurodeputato M5S

Piernicola Pedicini, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, è membro della Commissione per i problemi economici e monetari. Originario di Benevento, l’On. Pedicini da anni si occupa di lotte ambientali, portando tali tematiche all’attenzione del Parlamento europeo. In questi mesi il tema vaccino è sempre più scottante per i leader dei vari Paesi UE; con l’On. Pedicini abbiamo fatto il punto della situazione sulla discussione europea inerente al vaccino, analizzando gli ultimi sviluppi.

A che punto è la discussione sul vaccino anti-covid nelle sedi europee?

«L’Unione europea fa parte di un consorzio mondiale formato da 170 Paesi che hanno aderito al Covax, un’iniziativa finanziata da fondi pubblici per sostenere la ricerca del vaccino e garantirne la diffusione globale a prezzi competitivi. Covax è guidata da un’alleanza per i vaccini comprendente il Gavi, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) e l’OMS».

Molti esperti affermano: “la corsa al vaccino non è una gara a chi arriva prima, ma a chi arriva meglio”, inteso come maggior preparazione. Il nostro Paese è pronto o è indietro rispetto ad altri?

«L’Italia è parte integrante della strategia europea per trovare e offrire a tutti i propri cittadini un accesso rapido e sicuro al vaccino. In questo senso il 15 ottobre la Commissione ha diffuso alcune linee guida da seguire in merito alle strategie di vaccinazione e la diffusione del vaccino.
Gli Stati Membri si impegneranno ad assumere forza lavoro qualificata e acquistare attrezzature mediche e protettive; a facilitare l’accesso al vaccino per quelle fasce di popolazione che riscontrerebbero più difficoltà magari perché distanti dalle grandi aree urbane o per difficoltà economiche; a organizzarsi sulla logistica e quindi sul trasporto del vaccino e sulla capacità di stoccaggio; e non da ultimo gli Stati dovranno fare informazione sui benefici e l’importanza di vaccinarsi. Quindi se l’Italia rispetta queste linee guida, si, saprà far trovare pronta».

Si ritiene soddisfatto della cooperazione tra gli Stati in merito alla ricerca sul vaccino?

«È stata una prova di collaborazione senza precedenti, ma su questi processi non bisogna abbassare la guardia. A tal proposito qualche settimana fa, insieme ad altri colleghi del Parlamento europeo e a personalità del mondo scientifico, ho sottoscritto una petizione indirizzata alle autorità europee, in cui chiediamo sicurezza sui procedimenti in atto affinché non si trascuri l’indagine sugli effetti collaterali del vaccino e allo stesso tempo chiediamo che vengano resi pubblici tutti i contratti degli accordi firmati tra l’UE e i suoi stati membri con le aziende farmaceutiche; la piena trasparenza dei risultati delle sperimentazioni cliniche e dei protocolli; l’impegno politico e finanziario della Commissione europea e degli Stati membri dell’UE per l’iniziativa Covax oltre al contributo già annunciato; l’inclusione di clausole per licenze aperte e comproprietà pubblica dei diritti di proprietà intellettuale, in tutti i contratti per la ricerca e lo sviluppo di vaccini e infine trasparenza su come sono stati utilizzati i pagamenti anticipati finora e sull’eventuale presenza di disposizioni per la restituzione dei fondi pubblici in caso di mancato utilizzo».

I fondi del Recovery Fund basteranno per affrontare la crisi economica? Quali sono gli interventi urgenti da attuare?

«Per preservare la salute, occorre intervenire per risanare la sanità pubblica e quella Italiana che da fisico-medico posso dire di conoscere, ha moltissimi problemi legati all’ingerenza dell’interesse privato e politico a livello manageriale, che ne compromette il funzionamento.
Dal punto di vista economico, come ho detto più volte, al di là degli interventi di attuazione immediata come può essere la cassa integrazione, bisogna pensare a un piano a lungo termine. Le fasce più esposte a questa crisi sono quelle dei lavoratori turistici, partite Iva, giovani con contratti occasionali e precari. Sarebbe auspicabile un piano di investimenti, che faccia da leva per far uscire il Paese dalla crisi causata dal coronavirus e che in realtà in Italia sembra protrarsi ininterrottamente dal 2008. Senza investimenti non c’è lavoro, senza lavoro non c’è crescita, senza crescita non c’è futuro».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°211
NOVEMBRE 2020

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