piciul marco peluso

Piciul, la voce degli emarginati napoletani

Nicola Iannotta 25/03/2022
Updated 2022/03/27 at 8:04 PM
3 Minuti per la lettura

Marco Peluso presenta il suo nuovo romanzo, “Piciul”

Giovedì 24 marzo si è tenuta presso la libreria Dante & Descartes di via Mezzocannone 63, la presentazione del nuovo romanzo di Marco Peluso, dal titolo “Piciul”.

Il libro è stato pubblicato da “Linea Edizioni”, la piccola realtà editoriale che nel 2021 si è distinta grazie alla pubblicazione di “Madri Gotiche”, opera della compianta Patrizia Busacca in concorso al Premio Strega 2021 grazie alla presentazione fattane dal professor Giorgio Amitrano.

Il racconto di “Piciul”, è il racconto, mai prima d’ora sviscerato, di una Napoli diversa, espressa da una voce marginale, ovvero quella di un gruppetto di ragazzini rumeni, i quali «fra i tanti migranti che abitano la città come fantasmi, africani, cinesi, ucraini, filippini, peruviani, pakistani, (i rumeni) sono i più segreti».

A presentarci l’autore e l’opera è Raimondo di Maio, lo storico libraio di Dante & Descartes: «Marco Peluso è un mio amico e oggi è qui per parlarci della sua nuova prova narrativa: “Piciul”. Questo libro è l’ultima espressione di lungo esercizio di scrittura che già in passato ha prodotto altri buoni risultati».

Ma a proiettarci nelle trame del racconto è lo stesso scrittore, Marco Peluso: «Questo romanzo cerca di dare una narrazione diversa ad una Napoli fin troppo narrata, come si può leggere anche nella prefazione regalata dalla mia amata maestra di scrittura, Antonella Cilento.

Napoli purtroppo oggi viene spesso narrata non più alla maniera di un La Capria, ma è presentata attraverso tanti cliché. Ciò che ho provato a fare scrivendo “Piciul”, ovvero scrivendo la storia di cinque ragazzini italo-rumeni – rumeni di origine ma nati e cresciuti a Napoli, nei vicoli della Duchesca – è appunto mostrare una Napoli fatta di sfumature. I cinque ragazzini sono già condannati ad una vita di emarginazione, perché rumeni e perché poveri, ma ognuno di loro cercherà e inseguirà un proprio riscatto.

Generalmente, quando si parla di Napoli si omette questa realtà popolata da migranti o figli di migranti che cercano in qualche modo un proprio spazio di sopravvivenza. Io ho voluto guardare con il mio lavoro all’esempio dei grandi narratori classici, come Hugo o Dickens ad esempio. Parlo di narratori coraggiosi che volevano, attraverso la letteratura, avanzare un’accusa sociale. Nel mio piccolo spero di esserci riuscito, ma questo lo giudicheranno i lettori».

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Foto di Ciro Giso

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