comunicazione

Piazza Social, i diritti hanno voce. Ep 6 Una stella nuova sull’albero di Natale. Le trasformazioni sociali di una festa antica

Nicola Iannotta 06/12/2022
Updated 2022/12/06 at 4:15 PM
6 Minuti per la lettura
Annamaria Rufino

Luci ad illuminare a festa le vetrine dei negozi, prima ancora che la città. Ghirlande, addobbi vari, renne, elfi e schiaccianoci, proventi direttamente del Polo Nord, dominano le principali vie di tutte le città del mondo.

Poi c’è lui, il protagonista indiscusso delle feste, con la sua lunga barba bianca, l’inconfondibile suono monosillabico di giubilo e il pancione ghiotto di rosso: Babbo Natale.  Babbo Natale declinato in ogni tipo, razza e versione: di plastica, di stoffa, di cera. Bobbo Natale in slitta, su di una scala, Babbo Natale con il sacco di regali in spalla. Babbo Natale sulla cima di un albero, un pino, verde, profumato, legnoso; o verde smaltato, non profumato, una copia plastificata della naturale forma, allestito con cura e minuzia di dettaglio nella sala più grande di una villa, di un appartamento, di una piccola dimora.

Il Natale, il periodo più atteso dell’anno. Non se ne può negare la singolarità. Ma che cosa significa Natale? No, non vogliamo salmodiare sul suo significato religioso, di fede, di spiritualità. Sull’anima della festa. Vogliamo comprendere le trasformazioni sociali dell’evento.

Perché ,se penso al Natale non ne ricordo più il simbolo di nascita, ma riesco ad immaginare solo alberi, panettoni, tavole imbandite, e ancora Babbo Natale?

E perché mi sembra che il Natale cominci sempre prima del dovuto?

Queste sono domande, sono solo mie o sono terribilmente comuni? Abbiamo pensato di approfondire la questione insieme con la Prof.ssa Annamaria Rufino, esperta di Sociologia del mutamento sociale, nella nuova puntata della rubrica di Piazza Social.

Grazie al suo importante contributo abbiamo voluto osservare il fenomeno con riflessione ed attenzione per comprendere la portata di una trasformazione storica e sociale.

Professoressa, le città sono già addobbate a festa?

«Fra non molto sarà Natale. Guardando in giro, le cose, le persone e le preparazioni, gli addobbi, una qualche diversità rispetto alla tradizione si percepisce. D’istinto, tutti possono rispondere che è normale, a fronte di tante dinamiche negative e di insicurezze che ci avvolgono, per cui molto ci sembra diverso rispetto al passato. È anche vero che, da qualche anno, i preparativi per il Natale iniziano con grande anticipo. Un tempo la data “istituzionale”, convenuta era l’8 dicembre. Questa diluizione o, meglio, ampliamento temporale produce un effetto riduttivo dello spirito con cui, normalmente, ci si appresta ad un evento tanto sentito come il Natale. Riduttivo e penalizzante! Molto spesso, non ci facciamo più caso e finiamo con il dimenticare il senso di ciò che vediamo, relativamente a ciò che dovrebbe significare. Il paradosso, in effetti, è che, il tempo di preparazione si allarga e la partecipazione emotiva si restringe, come compressa in una piccola parentesi. Eppure, lontana!»

Questa percezione è ricorsiva?

«È una dinamica che riguarda non solo il Natale, significativo perché’ emblematico,  ma tante situazioni ed eventi che prima si vivevano con diversa partecipazione. L’effetto che si produce è una compressione della partecipazione emotiva e l’immediata dimenticanza del suo valore simbolico. Un po’ come avviene con l’esperienza affettiva. In che senso? Sappiamo tutti, che, un tempo, gli affetti duravano a lungo, oggi è frequente passare oltre, amicizie, amori e affetti in generale. La conseguenza più immediata è la fragilità affettiva, che, pare, sia un segno costitutivo del nostro tempo. La frammentazione dei tempi di vita e la successiva messa in parentesi (…). Verrebbe meno la continuità, in effetti, ovvero la continuità tra tutte le esperienze e le emozioni. Le “parentesi” di vita spezzettano il paradigma interpretativo che ci consente di sentirci consapevoli di ciò che vogliamo e sentiamo.

Giovani e meno giovani, quale la differenza di percezione? Sicuramente diverse. Non c’è dubbio che la percezione differenzia le generazioni. Quanti tra coloro che hanno memoria di una convivialità della festa che univa, rafforzava gli affetti, consentiva di superare ottimisticamente le difficoltà, così da riproporre positivamente il progetto del futuro, non possono o non dovrebbero sottovalutare le difficoltà che i giovani vivono nell’immedesimarsi in quell’atmosfera, antica.

Per i più giovani è normale attribuire alle ricorrenze e alle feste, che un giorno si definivano “di famiglia”, un significato diverso. La festa è una parentesi, senza connessioni esterne. Non è facile, a posteriore, trasferire quella memoria. Tuttavia, proprio questo sforzo potrebbe contribuire a ricostruire un tessuto sociale armonico, potrebbe, in definitiva, colmare quella frattura generazionale, che in questi anni tanti possono riconoscere in tutti gli ambiti. Un linguaggio comune, tessuto con le emozioni e la condivisione. Il Censis, nel rapporto di fine 2022, ha definito la società italiana “malinconica” caratterizzata da un segno: -, meno, senza fiducia e dominata dall’sicurezza. Un tessuto sfibrato, dunque, da ricucire.

La “distruzione creatrice” di cui parlava Schumpeter, con riferimento alle conquiste della tecnologia, potrebbe essere adottata anche per questi ambiti, umani ed emozionali.

Cosa ci potrebbe riservare per il futuro l’imprenditore dei sentimenti? Un albero di Natale e un panettone».

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1 Comment
  • Già, la riduzione emotiva ! L’imposta e unilaterale volontà di rinunciare ad un rapporto ravvicinato e salutare con la pretesa di imporre la non volontà di approfondire il perché delle frizioni che, pur essendo quasi insignificanti, hanno il potere di falcidiare, sul nascere, anche la parte più lenitiva della vita : il sentimento amoroso; il rapporto sereno che dovrebbe esserci alla base e, addirittura l’enorme conforto ,appagante e totale di un rapporto biblico tra adulti consenzienti. Chiedo all’esperta Professoressa del mutamento sociale se anche questo può inquadrarsi nel paradosso della mancata comunicazione individuale e, quindi, sociale.

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