Da Piazza del Gesù a Piazza Nazionale: Napoli si ribella

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Importanti manifestazioni hanno riempito le piazze di Napoli nei giorni scorsi: Prima le Persone e Disarmiamo Napoli non sono connesse soltanto dal punto di vista cronologico, ma c’è un vicolo oscuro che collega Piazza del Gesù a Piazza Nazionale. E un vicolo oscuro che collega Napoli all’Italia: Curzio Malaparte aveva ragione quando diceva che in questa città si danno appuntamento le contraddizioni del nostro tempo, tutte insieme e più visibili che altrove.

Il 4 maggio, sulle orme di Milano e Trieste, cittadini, sindacati e attivisti hanno animato la marcia “Prima le persone” «a favore di una società giusta, contro la deriva culturale, sociale ed etica che usa paura e risentimento per minacciare i principi fondanti della nostra Repubblica e che ripropone istanze fasciste, razziste, sessiste e omofobe». Nonostante la pioggia forte, migliaia di persone sono partite da Piazza Mancini fino a raggiungere Piazza del Gesù per gridare contro il clima di divisione e intolleranza che da un po’ di tempo invade il Paese. Un corteo vivace e colorato, durante il quale però non si è potuto far a meno di fare riferimento a quanto accaduto il giorno prima a Piazza Nazionale e di esprimere solidarietà alla famiglia della piccola Noemi, in lotta tra la vita e la morte al Santobono, dopo essere stata ferita da un proiettile che le ha attraversato i polmoni. Molti dei presenti, infatti, il giorno dopo si sono recati a Piazza Nazionale (luogo in cui è avvenuto l’agguato camorristico che ha coinvolto 3 persone) per partecipare al sit-in “Disarmiamo Napoli” contro la criminalità organizzata, per ribadire quali siano le vere problematiche che affliggono il Paese e quali siano i veri nemici della collettività.

Le due proteste lanciano un allarme chiaro: entrambe esprimono il bisogno disperato della gente che siano rimesse al centro della società le persone in quanto tali e i diritti sanciti dalla nostra Costituzione; dal diritto all’uguaglianza di fronte alla legge, al diritto alla vita e alla sicurezza, si chiede con forza la presenza dello Stato, soprattutto in quelle c.d. periferie centrali, abbandonate alla violenza e alla marginalizzazione.

«L’articolo 3 attribuisce allo Stato il compito di rimuovere gli ostacoli alla fruizione completa di quei diritti inalienabili, mentre oggi la situazione di fatto non è tale e l’azione del governo contribuisce ad allargare le distanze, piuttosto che a colmarle. Si chiudono i porti e ci si apre a rapporti con forze antidemocratiche e fasciste. Si rafforza la distanza tra diverse aree del paese con provvedimenti come la flat tax e l’autonomia differenziata che insieme, se attuati, condanneranno i cittadini del Mezzogiorno e di Napoli alla condizione di cittadini di serie B nella fruizione di diritti fondamentali quali istruzione, sanità e lavoro». – ha dichiarato Schiavella, segretario generale della Cgil di Napoli.

I cittadini sono stanchi della paura e della violenza, stanchi della retorica e delle promesse. Si chiedono risposte imminenti al Governo, troppo impegnato nel risolvere i problemi della sicurezza con la lotta al clandestino. Infatti, proprio mentre a Napoli si sparava diffondendo il panico nella popolazione, il Ministro degli Interni inveiva contro i magistrati di Bologna che con un’ordinanza avevano imposto al Comune di iscrivere all’anagrafe due richiedenti asilo dopo aver fatto ricorso contro il diniego stabilito sulla base del c.d. “decreto Salvini”; per poi tenere il suo ennesimo comizio elettorale, a Modena.

Così, nella convinzione che ci sia un nemico esterno e una frontiera da proteggere, ci si dimentica che a volte il nemico è dentro. O forse lo si vuole dimenticare, perché troppo forte e radicato per essere attaccato e per essere utilizzato dalla propaganda politica. Siamo sicuri che i veri invasori siano gli immigrati e non la criminalità organizzata? Siamo sicuri che il problema siano i centri di accoglienza o i “negozi etnici” e non le piazze di spaccio e le sparatorie tra la folla? Naturalmente, è molto più facile incolpare gli ultimi e scatenare la guerra tra i disperati. Politici troppo vigliacchi o troppo coinvolti?

Intanto a Napoli, come in Italia del resto, il clima si fa sempre più insicuro e violento. Come dimostrato dall’ampia partecipazione in piazza, sono tantissimi i cittadini che chiedono di dare la possibilità di un riscatto sociale al territorio partenopeo; ma non militarizzandolo o sottoponendolo a visite periodiche di cortesia e preghiere, come se fosse un lontano parente malato. La malattia è chiara, e lo sono anche le cure, si aspetta solo che i chirurghi smettano di tagliare nel buio, che accendano la lampada scialitica e inizino ad operare i punti giusti.

di Giorgia Scognamiglio

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