“Piano per il contrasto dei roghi di rifiuti”

Luci e ombre della relazione trimestrale

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Il 7 agosto scorso è stata pubblicata la relazione trimestrale del “Piano di azione per il contrasto dei roghi di rifiuti” approvata dai componenti dell’Unità di coordinamento durante la riunione plenaria del 1 agosto 2019.

Il Piano d’azione

Il “Piano d’azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti” è il protocollo, adottato in via sperimentale, e firmato a Caserta dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, da sette ministri (ambiente, interni, sviluppo economico, difesa, salute, giustizia, sud) e dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca. Della durata di due anni, nelle intenzioni del governo dovrebbe rappresentare un modello esportabile anche al di fuori della “terra dei fuochi”.

Il Protocollo indica una serie di “azioni” con il soggetto di riferimento, la tempistica e le misure attuative per tre “ambiti d’intervento”: “tutela della salute della popolazione”; “tutela ambientale ed ecosistemica”; “presidio e controllo del territorio e prevenzione degli incendi dei rifiuti”.

L’idea di fondo è di individuare con precisione tutte le competenze dei diversi attori sul campo e di assicurare tempi certi nell’attuazione degli interventi.

Attività gestite, presso Palazzo Chigi, dell’“Unità di coordinamento del Piano d’azione per il contrasto dei roghi dei rifiuti”, una sorta di cabina di regia con i rappresentanti di tutti i soggetti che hanno firmato il protocollo, mentre a livello territoriale sono le prefetture a svolgere le funzioni di attivazione e raccordo.

I Risultati

Un piano che sulla carta si presenta ben redatto e fa sperare in effettivi miglioramenti della condizione dei comuni interessati, ma che in realtà, fino ad oggi non ha prodotto i risultati promessi.

A sei mesi della messa in opera (il primo report trimestrale è del 27 maggio scorso) il numero dei roghi non è diminuito rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anzi, nei primi 5 mesi del 2019 si è registrato un aumento dei roghi 24% tra le province di Napoli e Caserta. Un dato questo, che il rapporto del Protocollo minimizza come stagionale, dove le condizione climatiche sono particolarmente favorevoli allo sviluppo di roghi di natura sia dolosa che colposa.

I cittadini delle zone interessate non hanno certo avuto bisogno dei risultati del report per rendersi conto che il Piano così costituito non sta portando risultati. Infatti, sono molte le manifestazioni cittadine, organizzate proprio nel proprio estivo. Una situazione che ha spinto i sindaci di 21 comuni (Aversa, Carinaro, Casal di Principe, Casaluce, Casapesenna, Cesa, Frignano, Gricignano d’Aversa, Lusciano, Orta di Atella, Parete, Sant’Arpino, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, Succivo, Teverola, Trentola Ducenta, Villa di Briano e Villa Literno) a presentare un piano d’integrazione in 13 punti all’Unità di coordinamento.

La risposta non si è fatta attendere. Il report presenta le criticità esposte dai sindaci e promette interventi mirati alla risoluzione di tali problematiche, soprattutto legate allo smaltimento dei rifiuti urbani.

Ciò non toglie che siano numerosi anche i risultati positivi. L’utilizzo integrato delle forze dell’ordine ha portato all’identificazione di numerose attività imprenditoriali abusive, le quali sversavano illecitamente rifiuti di lavorazione. Oppure, la scoperta di ben 290 siti di sversamento abusivo, grazie alle segnalazioni dei cittadini direttamente sulla piattaforma ITER.

Il “Piano per il contrasto dei roghi di rifiuti” in ultima analisi, si rivela perfezionabile, in quanto sperimentale, e aperto ai suggerimenti di coloro che operano direttamente in questa realtà.

di Maria Rosaria Race

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