Phlegraean Tales, storie e miti dei Campi Flegrei

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Informareonline-Phlegraean Tales
Rievocare il Passato significa conoscere il Presente, avere maggiore consapevolezza della Storia e instaurare un rapporto più maturo con sé stessi e con ciò che ci circonda: continua il progetto Phlegraean Tales, storie e miti dei Campi Flegrei. Il mese scorso vi avevamo anticipato l’inizio di questo progetto, ideato e realizzato da quattro giovani ragazzi, profondamente legati alla loro terra.

I Phlegraean Tales sono i racconti delle storie che compongono la tradizione culturale (orale e scritta) dei Campi Flegrei: ogni luogo, ogni monumento ha una sua storia da raccontarci, nota o meno nota che sia, ma comunque fondante della nostra identità occidentale, europea ed italiana. Il progetto è stato lanciato il 7 Marzo e ogni video verrà pubblicato sulle pagine web dedicate, con cadenza quindicinale.

“Enea”, è il racconto d’origine dell’eroe troiano che ha dato il via all’opera e non poteva essere altrimenti. Abbiamo intervistato i quattro ragazzi: Matteo Biccari, Alberto Costagliola, Francesco Guardascione e Francesco Piciocchi per farci raccontare com’è nata la loro idea.

Come nascono i Phlegraean Tales?

«Il progetto nasce parallelamente alla crisi culturale che stiamo vivendo. La pandemia da Covid-19 ha svilito le strutture economiche e sociali del nostro mondo, ma anche e soprattutto gli interessi e le attività culturali. Nasce da qui l’esigenza di trovare mezzi alternativi per la fruizione di prodotti artistici e culturali, così da impedire lo svilimento totale dell’intelletto. In questo momento l’unica possibilità di fruizione sembra essere offerta dal web. Abbiamo deciso così di realizzare video-racconti che permettano al pubblico di conoscere le storie, le leggende e i miti fondanti della nostra identità. Ma c’è di più: nella realizzazione dei video abbiamo cercato di valorizzare la componente emotivo-affettiva delle storie, così da poter rendere al meglio l’anima delle stesse, allontanandoci in questo modo dai tagli documentaristici-storici che troppo spesso accompagnano i racconti dei monumenti e siti archeologici. In terzo luogo, volevamo produrre un oggetto artistico che desse risalto alla nostra terra e valorizzasse il nostro patrimonio naturalistico e culturale».

Qual è il metodo di selezione e ricerca da voi seguito?

«Ogni storia è legata a un particolare luogo, a un monumento e a un momento precisi. Ovviamente tanti sono i luoghi e tante sono le storie del nostro complesso archeologico. I luoghi ci parlano nel momento in cui hanno una storia fondante da raccontarci. Una storia è necessaria quando ci aiuta a decifrare più a fondo la nostra identità di uomini e cittadini dei Campi Flegrei. Dopo aver individuato un soggetto, la nostra ricerca è molto accurata: selezioniamo e confrontiamo le fonti, ascoltiamo le testimonianze letterarie più autorevoli e quelle tràdite dalla versione orale dei nostri avi. Il risultato di questo lavoro è Phlegraean Tales».

La forma artistica dei racconti rievoca un po’ la figura antica degli aedi e dei cantastorie. Qual è la vostra idea a riguardo?

«Il prodotto artistico che abbiamo realizzato fonde diverse forme d’arte. I Phlegraean Tales mescolano la recitazione, la musica e la fotografia. Si potrebbe parlare di un cantastorie moderno poiché alle parole e alla musica si aggiunge la fotografia: le riprese aeree realizzate dal nostro Francesco Piciocchi sono di supporto alla narrazione. Nel momento in cui le parole dell’attore si esplicano e sono accompagnate dalla musica, l’immaginazione dello spettatore plana sui luoghi raccontati, ed è lì che il video permette di visualizzare realmente dall’alto i luoghi. Sono le idee dell’immaginazione che prendono forma e si concretizzano nelle riprese del drone».

Qualche anticipazione sui prossimi video?

«Il prossimo video-racconto sarà “Don Pedro de Toledo”, guida di Napoli sotto Carlo V d’Asburgo. Cercheremo di raccontare le luci e le ombre della sua gestione di potere.
In ultimo, ci teniamo a ringraziare il Teatro Sala Molière, luogo di studio e di formazione, fondamentale per la nostra crescita; Gianni Biccari per la supervisione della fotografia e Ugo Di Gennaro per l’audio e il suono».

di Nicola Iannotta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 216

APRILE 2021

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