Lo scrittore franco-napoletano Philippe Vilain ha pubblicato di recente un nuovo romanzo d’amore: “La ragazza dalla macchina rossa”. Vilain è uno specialista del genere, come lo era Moravia, al quale lo unisce la scrittura analitica, intelligente e ossessiva. Nel romanzo La ragazza dalla macchina rossa Vilain si interroga sulla differenza d’età nella coppia e mette in scena un uomo di trentanove anni e una studentessa di venti, Emma Parker, figlia di un diplomatico americano, che frequenta la gioventù dorata parigina e conduce una splendida Porsche rossa. È una ragazza spensierata ed estrosa, birichina e allegra. Una buona parte dell’azione del romanzo si svolge a Napoli e a Capri. Vilain continua a proclamare il suo amore per Napoli. Dipinge l’incantesimo che esercita Napoli sull’amore: da Mergellina a Spaccanapoli, attraverso una descrizione di mercati, strade e chiese, Napoli gli offre la possibilità di un miracolo. Vilain racconta con finezza le prime settimane della relazione che egli ha vissuto realmente, la passione e l’entusiasmo, il suo dramma e la terribile rivelazione che finirà per turbare questa passione nascente: due anni prima, Emma Parker aveva avuto un incidente d’auto di cui conserva, come sequele, un ematoma epidurale sotto il cranio, molto vicino alla zona del cervello per essere operato, che mette a rischio la sua vita in ogni momento. Così Emma Parker entra nel cuore di quest’uomo, emozionato, sconvolto, che non pensa altro che a farla divertire e a risparmiarle una morte molto difficile. Da quel momento, la natura della relazione cambia. Non è più solo la gioventù e la bellezza di Emma che affascinano Vilain, ma il suo coraggio, il suo valore, l’eroina spensierata che, come in un romanzo sentimentale, affronta degnamente il suo destino tragico. Tuttavia Emma rimane misteriosa. Un nuovo grande segreto, una bugia farà crollare il mito costruito sulla ragazza. L’amore sopravvivrà alla menzogna? Bisogna leggere assolutamente questo grande romanzo moraviano che interroga la morale dell’amore: amare significa sempre mentire? Quali parti dell’illusione intratteniamo con l’amore? La differenza d’età è un ostacolo all’amore?

Chiacchierando con l’autore.

Domanda trabocchetto: cos’è l’amore?
«Più esamino, più scrivo, e meno ho l’impressione di sapere cosa sia l’amore, di poterlo definire. L’amore prende varie forme, secondo le situazioni e l’età: non amiamo a vent’anni come a quaranta, non abbiamo gli stessi desideri, le stesse aspettative, la stessa benevolenza. Cadrei nelle generalità se le rispondessi».

L’intellettuale dei sentimenti non è in grado di rispondermi?
«Potrei, ma allora sarebbe necessario che lei mi riservasse tutte le pagine della sua rivista affinché io possa sviluppare le mie idee. Delle risposte brevi sarebbero riduttive. Tutto ciò che rileva l’ordine dei sentimenti è complesso».

Perché ci si innamora?
«Le ragioni dell’innamoramento sono così molteplici che indefinibili. Non so perché ci si innamora ma so che innamorarsi, è entrare nel romanzesco della vita, accedendo ad una dimensione superiore dell’essere. La socialità dell’amore (aspetto spregevole del sentimento)non mi interessa, mi interessa la forma la più passionale dell’amore, la più spontanea e disinteressata, voglio dire, la più romantica. Amare e sentirsi amato è tonificante, rinvigorente. È un formidabile dopante. Essere innamorati, non è soltanto amare l’altro, è amare gli altri; non è solo abbracciare il suo innamorato, è abbracciare il mondo, sentirsi in vita, esistere pienamente. Colui che si sottrae all’amore non conosce la vita. I Romantici hanno illustrato questo fenomeno attraverso l’esaltazione lirica, ma i neuroscientifici, che ignorano il romanticismo, hanno dimostrato il funzionamento di questo “sistema dopaminergico”, il processo di stimolazione celebrale, la creazione di endorfine, e tutto ciò che ci conduce sulla via del piacere».

Com’è lei in amore?
«Un sognatore lucido che sogna senza sognare. Mi piace vivere l’amore nella sua piena preoccupazione, cercando di comprenderla. Ciò che sembra a molti contraddittorio o paradossale non lo è per me, sono due aspetti complementari della mia personalità: l’amore si nutre del suo intelletto. In me, l’intellettuale interroga i sentimenti manifestando un dubbio a proposito delle sue rappresentazioni, un certo scetticismo quanto alle motivazioni e intenzioni. Comprendere mi sembra una forma superiore di visione, in quanto permette di provare i sentimenti nella loro piena sensibilità e intelletto. Non credo che l’amore debba essere spensierato al contrario deve essere consapevole, non deve ingannarsi, mentirsi, ingannarsi sull’altro: il vero amore ha pienamente coscienza d’amare e di quello che rappresenta l’altro. La lucidità permette di accedere ad una dimensione profonda dell’essere, al contrario della cecità, che non dura che un tempo e ci rinchiude in una falsa credenza dell’amore».

di Anna Scialanca

Tratto da Informare n° 185 Settembre 2018