informareonline-gian-carlo-tenore-gennaio-2In campo agricolo, la tecnica definita “diradamento” consiste nel far cadere dagli alberi la gran parte dei frutti acerbi, in modo che quelli che restano possano giungere a maturazione nel pieno del loro volume e del loro colore. Tale tecnica prevede che tali frutti acerbi vengano eliminati dall’albero fino all’80% del totale, con il risultato che un gran massa di frutta finisce per giacere sul terreno, diventando degli scarti. Questi prendono il nome di “peschiole”, un termine che si riferisce a tutti i tipi di fruttini acerbi scartati.

Studi scientifici, effettuati in campo agronomico e botanico, dimostrano che tutta la frutta acerba è molto ricca di una molecola denominata “acido abscissico” (ABA), che serve al frutto per regolare l’accrescimento e la maturazione. Tale molecola è destinata a diminuire la propria concentrazione nel frutto man mano che giunge a maturazione, per poi completamente scomparire al momento della raccolta dall’albero. Quindi, il massimo della sua concentrazione si avrebbe in una fase di totale immaturità del frutto e, in particolare, proprio all’atto del diradamento.

Con grande sorpresa, studi scientifici degli ultimi dieci anni hanno dimostrato che anche gli animali sono in grado di produrre la molecola ABA. Proprio nell’uomo, essa svolgerebbe un ruolo chiave nella regolazione dei livelli ematici di glucosio. La stessa insulina, addirittura, non riuscirebbe a controllare la glicemia ematica se non venisse prima prodotto ABA da vari distretti dell’organismo. Questa molecola agirebbe stimolando la sintesi della stessa insulina, ma anche favorendo la captazione del glucosio ematico da svariate cellule del nostro organismo, soprattutto quelle muscolari e cardiache, per utilizzarlo come fonte di energia. Studi clinici effettuati su soggetti diabetici rivelerebbero che tali individui sarebbero incapaci non solo di produrre insulina, ma anche di sintetizzare opportune quantità di ABA, rispetto a soggetti sani. È ovvio, quindi, che non tanto la somministrazione di insulina, ma l’assunzione di ABA da parte di questi, potrebbe rappresentare una giusta soluzione alla patologia.

La ricerca scientifica nel campo degli integratori alimentari sta tentando da tempo di ritrovare delle fonti naturali di molecole bioattive in grado di contribuire efficacemente alla terapia diabetica. Il Dipartimento di Farmacia, dell’Università di Napoli “Federico II”, ha individuato per la prima volta un’importante fonte naturale in tal senso, che è rappresentata proprio dalle peschiole e dal loro elevato contenuto di ABA. I laboratori NutraPharmaLabs dello Dipartimento di Farmacia hanno estratto tale molecola dai fruttini acerbi e l’hanno concentrata in capsule gastroresistenti. Uno studio clinico ha previsto l’arruolamento di 40 soggetti con diabete di tipo 2, che hanno assunto tale integratore per circa tre mesi. In modo sorprendente, i risultati hanno rivelato non solo una diminuzione della glicemia post-prandiale, ma anche una netta diminuzione dell’emoglobina glicata, che è ben nota per essere il primo marcatore diagnostico della patologia diabetica e delle sue complicanze.

Tali studi permetterebbero di recuperare un ingombrante residuo dell’agroalimentare, per utilizzarlo come preziosa fonte di integratori efficaci contro la patologia diabetica. La ricerca scientifica partenopea aiuterebbe non solo il paziente diabetico, ma anche i produttori di frutta che individuerebbero in uno scarto da smaltire un’interessante fonte di reddito.

di Gian Carlo Tenore
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