“Percorsi di Legalità” non solo in aula

Percosi di legalità - Photo credit Gabriele Arenare

Riflettere e informare per conoscere e formare

 

Grazie al progetto di “alternanza scuola-lavoro”, promosso dal CNF (Centro Nazionale Forense-Foro Santa Maria Capua Vetere) e il MIUR (Ministero dell’Università e della Ricerca), la classe IV del Liceo classico “Galileo Galilei” di Piedimonte Matese ha avuto la possibilità di partecipare ad un incontro dal titolo “Percorsi di legalità”, svoltosi nell’Associazione Centro Studi Officina Volturno. «Un’esperienza indimenticabile e formativa!», commenta uno degli studenti. Quest’incontro, infatti, ha permesso ai liceali, accompagnati dal loro tutor, prof. Nicola Sansone, di confrontarsi in un dibattito non solo con alcuni giornalisti del magazine Informare ma anche con figure di spicco del territorio, tra cui Augusto Di Meo, testimone di giustizia, Antonino Calopresti, carabiniere in quiescenza, il ten. Lorenzo Galizia, C.te del NORM della compagnia CC di Mondragone, il C.te della stazione CC di Pinetamare, Salvatore Nardella. Tutti questi, attraverso il loro lavoro quotidiano, sono una testimonianza effettiva della lotta contro l’illegalità.

Abbiamo voluto dare voce ai ragazzi che hanno partecipato con le loro testimonianze

 

Uno dei protagonisti del docufilm visto, “Il senso di marcia” il magistrato Maresca, insieme ad altri colleghi, è un esempio vivente di legalità e cittadinanza attiva, soprattutto quando queste risultano essere le strade più difficili da percorrere.

Dal confronto con Augusto Di Meo, testimone dell’assassinio di don Peppe Diana, avvenuto nel marzo 1994, emerge una persona che, con alto senso del dovere di cittadino, non si è lasciata intimidire dalle ripetute minacce dei malavitosi e ha portato avanti con eroismo la propria lotta per la condanna dell’esecutore dell’omicidio del curato. Il suo esempio, in linea con l’operato di chi porta avanti la lotta antimafia, rivela un messaggio-chiave: il silenzio uccide. Dove c’è informazione e denuncia, c’è speranza. La paura, anche se comune agli uomini, è letale come un’arma e non lascia spazio al cambiamento.

Un altro momento di riflessione è stata la visita presso la locale stazione dei Carabinieri di Pinetamare, dove gli studenti hanno appreso le linee strategiche che costituiscono la tutela della sicurezza dei cittadini con la visita dei locali in cui si svolgono le funzioni di vigilanza.

Noi, ragazzi di piccole realtà, abituati a percepire la malavita lontana dalla nostra quotidianità, abbiamo preso coscienza che la delinquenza esiste e si manifesta sotto diversi aspetti. Spesso si cela dietro i cosiddetti “colletti bianchi”, dietro persone apparentemente oneste e meritevoli di rispetto.

Il duro scontro con un territorio che i nostri antenati chiamavano “Campania Felix” e che oggi, al contrario, viene chiamato “Terra dei fuochi”, ha sensibilizzato tutti nell’ardua lotta contro le associazioni criminali.

Si tratta di una battaglia fatta di sacrifici, forza di volontà e soprattutto coraggio; quel coraggio di farsi avanti, di rendere pubbliche le irregolarità, di denunciare, che solo l’informazione rende possibile. Sapere aude! Abbi il coraggio di conoscere: deve essere il motto in base al quale modellare le nostre scelte di vita perché, come affermava anche Socrate, esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza.

«Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola» questa massima, pronunciata dal magistrato Paolo Borsellino, sintetizza l’insegnamento che ha lasciato nel cuore degli studenti l’intera mattinata.

di Manuela Crocco e Miriana Lanzone

 

Forte è stata la testimonianza di Augusto Di Meo che, avendo assistito all’omicidio di don Peppe, spinto dall’affetto che provava per il caro amico e sdegnato per la cruda violenza, ha trovato il coraggio di denunciare l’omicida e di testimoniare contro di lui. La parola-chiave della giornata è stata proprio “coraggio”. Il coraggio di chi crede nella lotta contro l’illegalità e opera ogni giorno nel proprio piccolo per migliorare la società e salvarla dal “tumore” della criminalità organizzata, il coraggio di persone comuni che decidono di non ignorare la mafia che avanza e distrugge, il coraggio di chi ricerca la verità e pretende giustizia.

In un Paese come il nostro, dove tutto è apparentemente tranquillo, dove è facile cedere ai compromessi e difficile camminare a testa alta, bisogna saper trovare il giusto “Senso di marcia”, come il docufilm diretto da Duccio Giordano, che ha lasciato un messaggio di speranza ai liceali attraverso l’esperienza personale di magistrati e di uomini comuni che, pur di sconfiggere la mafia, non sono rimasti indifferenti a ciò. Proprio la speranza, unita al coraggio, ci aiuterà a superare limiti e vincoli che ci sono stati imposti dalla paura sulla quale questa società si fonda.

“È normale che esista la paura, in ogni uomo, l’importante è che sia accompagnata dal coraggio. Non bisogna lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”.

 di Maria Pia Testa e Immacolata Mariano

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017

 

About Redazione Informare

Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito da Officina Volturno, associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.