I percorsi di convivialità del Rotaract Club

Rotaract Club

In linea con le idee di impegno sociale del fondatore di Chicago Paul Harris, il Rotaract Club, progetto giovanile del Rotary, rappresenta compiutamente il vivo collegamento tra service e public relationship. Il Club è figurato da una ruota e ogni socio occupa un raggio di essa. I soci che ne fanno parte rappresentano diverse posizioni all’interno della società per poi collaborare ed attivarsi per un servizio. Valori della solidarietà, della condivisione, della gratuità e del dono di sé accomunano i diversi soci che con l’azione rotaractiana mirano alla massima valenza. L’incontro con il presidente del Rotaract Club Napoli Nord, Giuseppe Minervini, è riuscito a chiarirci qualche idea a riguardo.
 

Rotaract Club
Rotaract Club

 

Quali sono le linee del programma di quest’anno per il Rotaract Club Napoli Nord, del quale sei presidente da qualche mese?
«Alla base c’è, sicuramente, l’aiuto di tutti i soci e delle diverse conoscenze interpersonali. Il mese scorso siamo stati al reparto di Oncologia Pediatrica del Primo Policlinico di Napoli con il profondo desiderio di donare un sorriso ai piccoli degenti. Abbiamo regalato loro cartelle, portapenne e quaderni e abbiamo rivestito le testate dei letti con diversi disegni, certamente più consoni ad un reparto di pediatria. Inoltre, sempre recentemente, abbiamo donato diverse bottigliette d’acqua ai senzatetto di Piazza Garibaldi. Noi siamo stati il collegamento tra la realtà imprenditoriale della catena di supermercati Flor Do Cafè e l’associazione “Volontari della notte”».

Qual è il segreto che tiene uniti così tanti soci?
«La convivialità. È sicuramente un club e non va negato che come primo concetto c’è quello di stare in compagnia. La nostra associazione ha da poco compiuto 25 anni di attività, siamo il secondo Rotaract Club più grande del distretto. Accanto al nostro programma sociale c’è il desiderio di organizzare attività che siano più piacevoli possibili e che siano adeguate alla nostra età. Ad esempio, abbiamo organizzato un aperitivo al “Salotto La Veronica” di Pozzuoli dove hanno partecipato circa 600 persone. Il ricavato della serata è stato devoluto, poi, all’acquisto di un ecografo. Nel nostro programma sociale abbiamo avuto, inoltre, Marco Ferrigno, il presepista. Durante una serata è venuto per mostrare come si realizza un presepe e ha deciso di donare al Club i suoi lavori da poter mettere all’asta e far fruttare il ricavato».

Esiste sicuramente un riscontro emotivo. Ma, potrebbe esserci un legame tra la città di Napoli e questo Club?
«Secondo me il legame è sempre vivo. È come se tu venissi sensibilizzato ad essere parte attiva della città. Abbiamo attivato il progetto “Adotta un’aiuola” che ci vede impegnati con dedizione e passione nella cura del decoro urbano e nella rivalutazione di piccoli spazi verdi. Abbiamo avuto un’aiuola in concessione dal comune di Napoli a Piazza Vittoria che abbiamo pensato di affidare ad un clochard che percepisce da noi un aiuto economico per curarla (scherzando ndr.) in realtà poco ci va. Stavamo pensando di fargli un fine trattamento di lavoro ma poi non abbiamo avuto il coraggio. Il nostro target è sostenere il recupero sociale di un uomo che merita di avere un’altra opportunità».

Progetti futuri?
«Abbiamo avuto un contatto con Pino Maddaloni, judoka italiano, che con la sua palestra a Scampia ha cercato di accendere una luce di speranza nei ragazzi provenienti da famiglie divorate dalla povertà ma che credono nel valore formativo dello sport. Speriamo di riuscire prossimamente ad acquistare giostrine per l’esterno della struttura e non solo».

Come definiresti il Rotaract?
«Crescita personale. Ti insegna a relazionarti. Quest’anno, da presidente, sto vivendo l’esperienza di coordinare 40 persone in una macrosocietà. Ci sono dei progetti che sono semplicemente tuoi, dei progetti che sono di zona, dei progetti distrettuali».

Cosa ti ha spinto, oltre il tuo lavoro, ad impegnarti come presidente?
«Si può dire che mi hanno obbligato? (scherza ndr.). L’impegno non è piccolo. È come se a un certo punto non puoi abbandonare. Sei stato fino ad un momento nelle retrovie poi senti il bisogno di essere in prima linea. È un’opportunità ma anche un forte senso di dovere».

di Giovanna Cirillo

Tratto da Informare n° 176 Dicembre 2017