Perché il paragone tra Namik Xhaferi e Carola Rackete è un’assurdità

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Le ultime concitate settimane hanno visto protagonista indiscussa delle cronache nazionali la capitana Carola Rackete, “colpevole” di aver salvato la vita a 53 migranti in difficoltà al largo delle coste libiche con la sua Sea Watch 3, appartenente alla flotta dell’omonima ONG tedesca.

Molti giornali e pagine di Facebook vicine ad ambienti di destra non hanno perso occasione per sfruttare questo avvenimento ricordando un triste episodio avvenuto a  poche decine di chilometri dalle nostre coste nel 1997 quando, nel pieno di una gravissima crisi economica che aveva colpito l’Albania, una cosiddetta “carretta del mare” con a bordo oltre 120 disperati tentava invano di sbarcare a Otranto, venendo speronata e affondata da una motovedetta della Marina Militare Italiana, provocando la morte di 83 persone.

Fatti e antefatti storici

Nel 1997 l’economia albanese stava tentando faticosamente di riprendere quota dopo anni di durissima crisi economica dovuta alla caduta del regime marxista comunista. Il governo albanese democraticamente eletto nel tentativo di spronare l’iniziativa imprenditoriale privata aveva messo in campo varie misure fiscali vantaggiose.

Molti investitori però videro l’occasione giusta per comportarsi in maniera truffaldina: numerose banche d’investimento iniziarono a proporre obbligazioni molto vantaggiose con tassi di rendimento altissimi, sfruttando la struttura piramidale dello schema Ponzi. Ben presto la bolla scoppiò colpendo quasi un terzo delle famiglie albanesi, con conseguenze drammatiche. Bande armate presero il controllo di varie parti del Paese e lo spettro di una nuova guerra civile si fece più vicino.

Il Governo Italiano, guidato da Romano Prodi, memore degli oltre 700mila albanesi emigrati in Italia tra il 1991 e il 1992 a causa della crisi comunista, reagì stringendo un accordo bilaterale con l’Albania per evitare un nuovo esodo di clandestini nel nostro Paese, istituendo un vero e proprio blocco navale.

Quel maledetto 28 marzo 1997

Nella notte del 28 marzo 1997 una fregata della Marina intercettò una nave piena fino all’inverosimile di migranti albanesi, cedendo le operazioni di allontanamento ad una più veloce ed agile Corvetta: la Sibilla.

La nave intercettata era la Katër i Radës, rubata poche ore prima da una banda di scafisti che, per cifre altissime, si offrivano di traghettare in Italia chi ormai non aveva altra scelta di lasciare la propria terra per vivere una vita migliore.

Una serie di manovre errate portarono ad una collisione, con conseguente affondamento della nave albanese. 83 persone persero la vita.

Sia il capitano albanese che il capitano della Sibilla vennero condannati per naufragio colposo.

Cosa c’entra Carola Rackete?

Ovviamente nulla. Paragonare un bandito che ruba navi sovraccaricandole all’inverosimile mettendo a repentaglio la vita di centinaia di persone, facendosi pagare diversi milioni delle vecchie lire per una traversata, con la capitana di una ONG che salva gratuitamente migranti già in mare, su imbarcazioni di fortuna, in condizioni di difficoltà, per portarli nel più vicino porto sicuro così come specificato in più di un trattato internazionale che l’Italia ha ratificato, è l’ennesima operazione diffamatoria che la Rackete è costretta a subire.

Anche paragonare la situazione di quel Governo Prodi a quella odierna è un’operazione molto forzata. Se è vero che comunque quel Governo attuò un blocco navale, chiudendo di fatto i porti, lo fece in condizioni totalmente diverse rispetto ad oggi.

Basti pensare che dal 2013 al 2017, in quattro anni, sono sbarcati in Italia circa 620 mila migranti, mentre gli albanesi che arrivarono dalla metà del 1991 alla fine del 1992 furono oltre 700 mila.

All’epoca non esistevano Fondi Europei di sostegno, non esistevano progetti di integrazione come gli SPRAR, l’Italia venne colta completamente di sorpresa in un periodo di enorme difficoltà (come non ricordare la crisi della lira nel mercoledì nero del 16 settembre 1992), e lasciata sola a se stessa con la sua emergenza umanitaria. La  paura di una nuova ondata migratoria di massa alla quale era difficile far fronte era più concreta che mai, niente a che vedere con le poche migliaia di africani che sbarcano ogni mese oggi grazie alle politiche del Ministro Minniti portate poi all’esagerazione da Matteo Salvini.

Attuare un blocco navale era pericoloso e sbagliato oggi come allora, ma nascondendo i numeri, ignorare i contesti storici e forzare improponibili paragoni per mera propaganda politica sulla pelle di tantissimi disperati è un’operazione squallida che va stigmatizzata senza se e senza ma.

di Raffaele Ausiello

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