Perché è difficile stereotipare Lisbona e il Portogallo

Lisbona Portogallo

Lisbona non è certamente una città invadente. Riserva a ciascun suo ospite i propri spazi. Permette a chiunque di lasciarsi visitare ma, diciamocela tutta, non è una città vanitosa: la sua bellezza pare celata dietro gli azulejos che costellano le mura di quasi ogni casa.

Piove, poi esce il sole, poi tira vento. Pianura, poi salita, poi pianura, poi ancora salita, e infine discesa. Così si diverte a prendersi burla di chi ancora non la conosce bene. Da Bairro Alto, il quartiere che di giorno offre miradores da qualsiasi angolazione e che di notte si veste di festoni colorati e luci, Lisbona colpisce sia per la vastità del fiume Tago, del quale si fa difficoltà a vedere la sponda opposta, sia per i suoi cantieri. Le gru sono davvero parecchie, ma sono da interpretare come segnale del risveglio di una città che fino a qualche anno fa viveva una difficile condizione economica, al pari di quella della Grecia.

 

 

Sono tante le sorprese che riserva la capitale portoghese. Una tra queste è, per esempio, la presenza di un quartiere “sopra” la città, che può essere raggiunto tramite gli elevadores, i caratteristici ascensori di Lisbona. L’Elevador de Santa Justa è un vero e proprio monumento architettonico, realizzato da uno degli allievi di Gustave Eiffel, munito di biglietteria a lato e, ovviamente, di fila. Piccola nota: se il vostro unico scopo è raggiungere il quartiere “alto” ed evitare la faticosa scalata sulla collina di Carmo, si possono tranquillamente evitare le file utilizzando l’ascensore (ebbene sì) del negozio di abbigliamento HM oppure del centro commerciale nei paraggi.

Lisbona è soprattutto integrazione. Non esiste la figura stereotipata del “cittadino portoghese”, come per esempio c’è quella dell’irlandese dai capelli rossi, dell’italiano coi baffi, dello scozzese scontroso, dell’americano sovrappeso. Si fa difficoltà a distinguere il turista dall’abitante del luogo. Ciò è sicuramente un bene, significa che al mondo c’è un posto in cui una persona può essere portoghese e avere il colore della pelle diverso da quello del suo vicino di casa. Viene così spiegato anche il fenomeno della “fuga dei pensionati italiani” in Portogallo da un paio di anni a questa parte. Uomini e donne italiani in pensione decidono di sottoporsi a una semplice regola: vivere 183 giorni l’anno nel paese, assumere lo status di “residente non abituale” e ottenere per dieci anni una pensione esentasse, di circa il 30% maggiore rispetto a quella che avrebbero avuto in Italia.

A circa quaranta minuti da Lisbona, raggiungibile in treno, c’è una città che sembra essere stata risparmiata dal trascorrere del tempo. Si tratta di Sintra, situata tra le colline del Parque Natural de Sintra-Cascais. I suoi palazzi sono l’ambientazione perfetta per storie di fate e di draghi. Un’architettura del tutto particolare, che a tratti ricorda quella araba, a tratti quella tipica dei giardini rinascimentali. E, a venti minuti da qui o sempre a circa quaranta minuti dalla capitale, c’è un posto altrettanto magico, grande meta turistica estiva, ma dallo scenario unico d’inverno: Cascais. È indiscutibile la bellezza dell’oceano in tempesta in inverno, che si infrange sulle scogliere di Cabo da Roca, il punto più a occidente d’Europa, definito come il posto “…Onde a terra se acaba e o mar começa.”

Si raccomanda di non dare nulla per scontato a Lisbona, e di tenere sempre gli occhi aperti. La bellezza non è in ciò che è turistico, come il giro sullo storico Tram 28, la cui linea è completamente inadatta ai tram moderni a causa delle numerose svolte strette e delle ripide pendenze. Attenzione, piuttosto, alle piccole traverse, agli scorci che regalano, alle ceramiche che rendono questa città tanto bella quanto fragile. Godetevi il piacere di entrare in un piccolo locale soffuso, bere un bicchiere di vino e ascoltare un po’ di Fado, una musica struggente, fatta da una sola voce e una chitarra, riconosciuta come “origine e anima del Portogallo”.

di Alessia Giocondo