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Dal 24 al 29 novembre la compagnia Ctrl+Alt+Canc debutta al Ridotto del Mercadante di Napoli con ( )pera Didascalica, testo e regia di Alessandro Paschitto, produzione del Teatro di Napoli realizzata con il sostegno di C.U.R.A. Centro Umbro di Residenze ArtisticheMicro Teatro Terra Marique e Corsia Of – Centro di Creazione Contemporanea.

Cosa resta se si fa a meno di trama e personaggi? Se non ci sono altri luoghi, tempi o mondi? Se persino di fare un’azione, anche la più piccola, non si avverte più il bisogno? Tre attori, lì, buttati, davanti agli occhi degli spettatori. Tre attori in abiti quotidiani e lo spazio vuoto intorno. Le luci, anche quelle di sala, sono accese. Le casse sono spente. Si può cominciare. Ma cosa? Dove recuperare anche solo una scintilla per cominciare qualcosa? E cosa è assolutamente necessario fare qui e ora? L’incapacità di rappresentare si fa immagine di un’altra incapacità: quella di vivere.

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Vincitore del Premio Leo De Berardinis 2021 e del bando nazionale Call from the aisle 2020, il progetto riceve inoltre una menzione speciale alla Borsa Teatrale Anna Pancirolli 2020. Lo spettacolo è un sistema di tentativi che collassano uno sull’altro. Persone, prima ancora che attori. Individui impantanati in uno spazio – quello del teatro stesso – vuoto, disallestito, nudo, perfetta immagine del nostro presente. Può essere la privazione – personale, professionale, sociale, morale – una risorsa anziché un danno subito? Può questo divenire il racconto di una generazione agli inizi del secolo? È possibile abitare il vuoto con lo sguardo rivolto verso il futuro? Una nuova ricchezza con cui forgiare un linguaggio nuovo? ( )pera Didascalica, nel suo orizzonte concreto, più che riflettere sui massimi sistemi, li riscopre nei dettagli.

«I nostri lavori sono caratterizzati più dalla sottrazione della forma – afferma l’autore e regista Alessandro Paschitto – rinunciamo ai meccanismi classici della drammaturgia e della messa in scena. Lavoriamo nel qui e ora, senza appigli. Per proseguire dobbiamo di volta in volta aggrapparci a qualcosa. L’assenza di una forma diventa la nostra forma: non potendo aggrapparci a niente, ci aggrappiamo alla caduta».

Quando le parole ricalcano il qui e ora, il presente, i fatti tangibili si alterano, si colorano di nuove sfumature. Si caricano di altri significati. Lo sguardo dello spettatore si accende e inizia a rimodellare ciò che ha davanti agli occhi. Nel sottolineare l’ovvio, nell’insistere sulla tautologia, nel rendere tutto letteralmente didascalico, la domanda di senso viene ironicamente riscoperta. Cosa vuol dire essere qua? Perché bisogna andare là? Si tratta di pochi passi in palcoscenico o questa piccola azione ha un significato più ampio? Perché abbiamo bisogno di creare aspettative, di essere sorpresi? Perché abbiamo bisogno delle azioni? Perché ci guardate? Come rispolverare un abecedario.

Il teatro, svuotato dei suoi elementi espressivi classici, manifesta diversa e laterale capacità di racconto. Un nuovo patto di credibilità con lo spettatore, più concreto, meno convenzionale, più direttamente coinvolgente.

Dopo tentativi e tentativi, tutti rigorosamente fallimentari, in questo cumulo di ipotesi andate in fumo qualcosa sembra rimanere. Forse non tutto è invano. C’è come un’eco, un sedimento che si cumula, un’impressione sempre più presente nel vuoto dello spazio e che si palesa attraverso il meccanismo della ripetizione. Lentamente si riscopre la capacità di accettare il vuoto, si impara lentamente a riconoscerlo, abitarlo. La scena diventa un’immagine vuota regalata allo sguardo dello spettatore perché possa riempirla di ciò che desidera. Chi era in scena lo raggiunge dall’altro lato per guardare. Cosa resta? Cosa c’è da vedere?

«La compagnia – prosegue Paschitto – è composta da me, Francesco Roccasecca e Raimonda MaravigliaCtrl+Alt+Canc è la sequenza di tasti che si digita disperatamente quando non sa più che fare davanti a un pc malfunzionante, soprattutto se non si è a proprio agio con la tecnologia. Ci è sembrato che avesse un significato intuitivo, che fosse una soluzione diretta, disperata, inutile, tenera».

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