Per i suoi 110 anni, l’Alfa Romeo si regala la Tonale

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Intervista ad un ex dipendente del “Biscione”

Il 24 giugno di questo anno ricorreranno 110 anni dal giorno in cui, a Milano, nacque l’A.L.F.A. (acronimo di “Anonima Lombarda Fabbrica Automobili), che nel 1918 si evolverà in “Alfa Romeo”, in seguito all’acquisizione della società da parte di Nicola Romeo.

In onore di questo traguardo, il “biscione” ha introdotto il nuovo logo ”110 Alfa Romeo” per commemorare i 110 anni di storia e italianità del marchio milanese. Il Team di sviluppo Alfa Romeo ha inoltre annunciato ufficialmente la produzione della Tonale, prima Alfa ibrida plug-in, la quale verrà prodotta negli stabilimenti di Pomigliano d’Arco.

«Attraverso il linguaggio Alfa Romeo, la Tonale vuole riscrivere le regole del segmento attualmente in maggiore crescita, grazie all’unicità dello stile italiano e a un impareggiabile piacere di guida» ha dichiarato Pietro Gorlier, responsabile per l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente del gruppo FCA.

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Per scoprire aneddoti e curiosità dell’azienda e delle vetture che hanno rappresentato le colonne portanti del marchio, ci siamo recati proprio a Pomigliano d’Arco, per intervistare Giovanni Moreschi, ex dipendente dello stabilimento vesuviano.

Quando è iniziato e come si è evoluto il suo percorso all’interno dell’azienda? 

«È iniziato nel 1969, facendo parte dei primi assunti della nascente Alfa Sud con la qualifica di operaio, come tanti miei colleghi dopo una lunga gavetta di dieci anni, passai Capoturno di una squadra di attrezzisti. Successivamente fui trasferito al reparto di costruzione contenitori per la movimentazione e lo stivaggio di particolari generici. Poi fui nominato Capo Reparto dell’Attrezzeria. La mia collaborazione diretta con l’Alfa/FIAT finì dopo 30 anni con la cessione delle due attività a partners, e quindi la mia collaborazione continuò da esterno».

La Tonale sarà un punto di svolta, in quanto primo Suv ibrido, c’è stata in passato un’auto che ha fatto da spartiacque allo stesso modo? 

«Sicuramente darà una svolta positiva al rilancio dello stabilimento di Pomigliano d’Arco: in questa vettura c’è tutta la grinta che è sempre stata la caratteristica delle auto Alfa. In passato ci sono state due auto che hanno fatto storia: l’Alfa 33 che è stata in produzione per 12 anni (dal 1983 al 1995) e l’Alfa 146 in produzione per 6 anni (dal 1995 al 2001)».

C’è un modello di Alfa che le è rimasto nel cuore? 

«Si, l’Alfa 146, perché c’era tutta la grinta che si poteva desiderare».

Cosa manca al “Biscione” rispetto alle dirette concorrenti e qual è invece il suo punto di forza? 

«Al “Biscione” non manca niente, perché negli anni ha sempre fatto in modo di migliorare la qualità, rispondendo alle richieste dei suoi amatori. Inoltre il suo punto di forza è sempre stata la meccanica, con affidabilità e rendimento».

Perché molti considerano l’Arna come la peggiore Alfa di sempre? 

«L’Arna fu un flop macroscopico. Un’auto che visivamente non aveva nulla dell’Alfa, l’unica cosa che aveva era il motore boxer, ma purtroppo presentava una linea tozza, senza stile, linee che le altre case automobilistiche già avevano alienato».

Se dovesse ideare la sua Alfa perfetta, con quali elementi delle Alfa del passato la comporrebbe? 

«Utilizzerei la meccanica e sicuramente il motore boxer, per la sua affidabilità, si pensi che una fusione nata per fare un 1200cc, è stato trasformato in 1300/1500/1600/1700c.c. con un rendimento altissimo».

C’è un aneddoto particolare che ricorda con piacere? 

«Sicuramente la presentazione ufficiale dell’Alfa 156, con la ricorrenza dei 25 anni dell’Azienda di Pomigliano. L’anno era il 1997, si allestì uno spettacolo con la partecipazione di Claudio Baglioni, facevo parte dello Staff organizzativo, parteciparono più di 20.000 persone, uno spettacolo memorabile!».

Cosa le rimarrà nel cuore della sua carriera in Alfa? 

«Vedendo l’Alfa nascere e crescere con successo, mi sento orgoglioso di averne fatto parte, trent’anni di lavoro non si possono dimenticare. Il ricordo di tante manifestazioni nello stabilimento, dove le famiglie dei dipendenti si incontravano per festeggiare le ricorrenze.

Ne approfitto di questa opportunità che mi avete dato, per fare gli auguri a tutti i dipendenti per le nuove sfide che si accingono ad affrontare con i migliori successi per il loro futuro».

   di Simone Cerciello

 

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