“Per errore”: il cortometraggio contro la criminalità di Raffaele Ceriello

"Per errore" di Raffaele Ceriello

Per errore si getta un documento, “Per errore” si dimenticano le chiavi dell’auto, “Per errore” si sbaglia l’ordinazione al ristorante e… “Per errore” si uccide.

Sono tante, troppe, le morti innocenti, vittime di una guerra che non gli apparteneva, trovatesi per caso ad indossare lo stesso giubbino, a guidare la stessa auto, di chi era stato designato. Che ci possiamo fare? Quei poverini sono morti “Per errore”.

Raffaele Ceriello è un giovane regista napoletano che ha voluto raccontare una di queste storie, una per spiegarle tutte. Nel cortometraggio “Per errore” non ci sono immagini crude, cruenti, violente, bensì l’intera trama si svolge nel dialogo tra due mamme: l’una, professoressa, madre della vittima, l’altra, madre del killer. «Lino Romano è l’ispirazione principale ma ci sono anche altre storie», ci racconta Ciriello. «Mi colpì perché in quel periodo lavoravo per la regione e siamo stati tra i primi a raccogliere l’intervista al presidente quando presero i killer. Altro spunto sono stati gli articoli di Arnaldo Capezzuto, invettive molto forti nei confronti dei killer e della barbarie di questi. Impresse mi sono rimaste le parole di Baldassarre, uno dei killer, che disse “quando inizio a sparare non mi fermo più”. Questa frase mi ha molto disgustato. Non esistono momenti e posti sbagliati, sono sempre loro quelli sbagliati, in qualsiasi posto e in qualsiasi momento. Volevo raccontare una storia che facesse vedere due madri, un dolore speculare: anche quello della mamma del killer è il dolore di un “figlio morto”. Due madri sono sempre due madri, anche in contesti diversi». Due mamme che si incontrano durante un colloquio scolastico, due facce della stessa medaglia a confronto. «La mamma del killer che noi vediamo è una proiezione della professoressa, è come la immagina lei. Lei ha questa proiezione perché vuole chiedersi se quella strada che sta seguendo è giusta, se sta incanalando la sua rabbia in qualcosa di costruttivo come l’aiuto dei bambini. Ha bisogno di vedere tutto questo negli occhi un’altra madre».

Il film è ambientato interamente nella presunta scuola, scenografia del colloquio. In realtà l’ambientazione è la Fondazione “Famiglia di Maria”, dove Ceriello ha condotto un corso di cinema con i bambini a rischio, fautori assoluti del cortometraggio “A legalità sta aret’o vico”. «Mi serviva un espediente narrativo che facesse incontrare realisticamente queste due donne. La storia del killer può essere la storia di un qualsiasi ragazzo che non è stato seguito, l’istruzione è la prima arma contro il malaffare. Bisogna creare un’identità collettiva che faccia sentire gruppo, non branco. Si deve offrire una vera e propria alternativa: e la scuola deve farlo».

di Savio De Marco

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.