Penso dunque comunico: la prossima mossa di Zuckerberg

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Google lo sa

Click sul browser, motore di ricerca, caricamento di una pagina web, sto navigando in Intenet.
Una rete di telecomunicazioni ad accesso pubblico che connette vari dispositivi o terminali in tutto il mondo: Internet è la rete delle reti.
“Navigare in Internet” è l’espressione comunemente usata per descrivere l’utilizzo di quest’ ultimo, ma come si fa a navigare in un mare pieno di reti? Forse con le reti è più facile pescare, ed è proprio questo il fine ultimo degli ultimi venti anni dei colossi del mondo digitale.
Cosa pescano è di facile intuizione, informazioni di ogni tipo con l’obiettivo di profilare i miliardi di pesci che navigano tra le reti del web. Ogni giorno, Amazon, Facebook, Instagram, ci veicolano verso i prossimi acquisti, like e follow tramite la combinazione di algoritmi e “big data”.
L’elaborazione di queste masse gigantesche di dati raccolti vengono poi usati a scopi di marketing e non solo. Ciò che nella maggior parte dei casi viene riscontrato tra gli utenti è una completa mancanza di consapevolezza, di fatto sono proprio i “clienti” ad offrire le informazioni alle grandi corporation smanettando innocentemente sullo smartphone.
Tutte le volte che prenotiamo un viaggio online, viene registrato il tipo di vacanza che possiamo permetterci, quando paghiamo la spesa con la carta di credito e vengono annotati i prodotti che compriamo, il GPS del telefono tiene traccia dei nostri spostamenti, i social analizzano le nostre conversazioni e relazioni, tutti dati che confrontati con milioni di persone servono a studiare i nostri prossimi passi, a prevedere tutto, dal film che sceglieremo su Netflix, al record di vendite del nuovo libro della De Lellis, al prossimo vincitore del Grande Fratello.
Nel mondo digitale, comunque ci muoviamo, lasciamo un segno, e l’annuncio dell’ auto usata che stavamo cercando, pubblicato di fianco la ricerca fatta su Google, ebbene sì, non è lì per caso.

Leggere la mente

Se tutto ciò preoccupa, l’annuncio di Mark Zuckerberg fatto nel 2017, potrebbe addirittura spaventare. «Ritengo che un giorno potremmo inviarci pensieri direttamente tramite la tecnologia».
Il mondo futuro che ha in mente il creatore di Facebook, è quello dove basterà che pensiate a qualcosa e se vorrete, potranno sentirla anche i vostri amici. L’incredibile è che tutto questo diventa possibile grazie al “neuro-imaging”, la tecnica che premette di individuare pensieri specifici attraverso la scansione del cervello. Stanno nascendo nuove tecnologie che consentono – per il momento – forme limitate di lettura della mente.
L’azienda di Zuckerberg ha avviato il progetto due anni fa e ha già rilasciato un primo significativo aggiornamento.
I ricercatori sono in grado adesso di decodificare piccole frasi pensate in tempo reale.
Questo sorprendente risultato è stato raggiunto grazie a un algoritmo che legge i pensieri di partecipanti che soffrono di lesioni celebrali, tutto attraverso l’impianto di “elettroidi” nel cervello di tre pazienti che hanno autorizzato l’esperimento.
La telepatia rappresenterebbe l’apice massimo della comunicazione e Facebook vuole renderla disponibile e anche se ci vorrà del tempo, la strada presa sembrerebbe essere quella giusta, dunque leggere la mente è diventata una questione non più appartenente al paranormale.
Le innovazioni però come è noto, sono sempre accompagnate da preoccupazioni: la privacy.
Ognuno di noi pensa e immagina cose che non vuole comunicare.
Zuckerberg sostiene che il sistema una volta sviluppato e perfezionato percepirà solo i pensieri che si vogliono condividere con le altre persone.
Ora la domanda sorge spontanea: cosa dovrebbe impedire ai creatori e gestori della nuova fantascientifica tecnologia di raccogliere informazioni ulteriori? Dopotutto il primo fine di Facebook resta quello commerciale, se già adesso attraverso la raccolta di Big Data si riesce a seguire nel dettaglio la vita di un individuo, figuriamoci con la lettura del pensiero.
“Il futuro dipende da ciò che facciamo nel presente” è una famosa citazione di Ghandi, e Zuckerberg ha iniziato alla grande, chi ben comincia è già a metà dell’opera.

di Pasquale Di Sauro

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

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