Il mondo diventa sempre più complesso e prendere decisioni è sempre più difficile. Meglio riflettere razionalmente o affidarci all’intuito? La risposta a questa domanda non è semplice né esclusiva. Occorre capire le caratteristiche di entrambi i sistemi di pensiero e considerare la complessità di ogni singolo problema.

 Che cos’è l’intuito ? 

David G. Myers, professore di psicologia dell’Hope College, nel Michigan, lo definisce come “la capacità di conoscere direttamente, senza riflessione o ragionamento“. Il celebre psicologo Daniel Kahneman scrive: “Il pensiero intuitivo è guidato dalle percezioni, è rapido e semplice“. Il sistema di pensiero intuitivo, pur essendo più soggetto a errori, è importante. Può addirittura aumentare le nostre probabilità di sopravvivenza. Al contrario, il pensiero lento ha bisogno di più tempo. Risulta meno soggetto agli errori, perché si basa sul ragionamento, perciò è critico e analitico.

La continuità tra intuizione e il pensiero cosciente

Nelle situazioni complesse, sono rare le decisioni che si basano esclusivamente sulla ragione. Inoltre, è errato credere che l’intelligenza debba essere per forza delle cose cosciente o riflessiva. L’intuito, secondo lo psicologo Gerard Gigerenzer, rappresenta una forma di intelligenza inconscia.

Situazioni complesse

 

La tendenza ad ascoltare più l’intuito o la ragione dipende dalle nostre conoscenze e dalla complessità del problema. Da un esperimento, i cui partecipanti dovevano scegliere nel giro dei pochi minuti il migliore da un determinato numero di oggetti, sono emersi dei risultati interessanti. Con 4 parametri la probabilità di errore era più alta se si adoperava il sistema di pensiero intuitivo. Accadeva il contrario, se il numero di parametri cresceva a 12. Solo il 25% dei partecipanti sceglieva l’oggetto migliore basandosi sulla riflessione analitica, mentre il 60% basandosi su quella intuitiva.

Negli anni seguenti, tuttavia, lo studioso australiano di scienze cognitive Ben Newell è giunto alla conclusione che, in base ai risultati ottenuti, l’effetto dell’intuito è sopravvalutato.

I problemi reali però sono molto più sfaccettati di quelli artificiali che i volontari si trovano a dover risolvere negli esperimenti di laboratorio.

Per questo negli anni ’80 è nato il movimento Naturalistic Decision Making, che cerca di capire in che modo prendiamo le decisioni nella vita reale. I ricercatori hanno scoperto che le persone esperte confrontano diversi modelli nelle loro decisioni. Sono inoltre in  grado di riconoscere regolarità, ripetizioni, affinità. In questo modo prendono le decisioni con rapidità e competenza, tenendo sempre in considerazione la situazione reale. È emerso inoltre che, la presenza di troppe informazioni influenza negativamente il risultato. Una strategia puramente intuitiva che si basi solo sul confronto dei modelli avrebbe la tendenza di generare le opzioni errate. Tuttavia una strategia puramente analitica sarebbe troppo lenta. (Gary Klein )

L’intuito non è irrazionale

In effetti, i due sistemi di pensiero non sembrano escludersi a vicenda.

Alcuni studiosi affermano che l’intuito non è irrazionale, né l’opposto del ragionamento logico. Si tratta di un processo più rapido, talvolta automatico. È una capacità che possiamo allenare ed entra in ogni nostra decisione.

Padroneggiare entrambi gli stili: razionale ed intuitivo

I due economisti hanno ideato un modello matematico che prende in considerazione costi e benefici delle due strategie. Le loro conclusioni? Il modo più utile di procedere dipende tanto dalla complessità del problema quanto dalle conoscenze e capacità cognitive dell’individuo. Le decisioni razionali sono più precise ma determinano più costi rispetto a quelle intuitive. Inoltre, se l’individuo è sufficientemente ambizioso e vuole diventare esperto in un determinato ambito, a lungo andare è più utile per lui prendere le decisioni in maniera intuitiva, anziché razionale.  Affidandoci alla nostra esperienza sempre più grande e alla nostra capacità di riconoscere gli schemi, eviteremo gli alti costi legati alla riflessione razionale.

Dagli studi condotti si conclude che, per prendere le migliori decisioni possibili è utile padroneggiare i due stili (razionale ed intuitivo) e combinarli tra loro. Questa evidenza era già presente in alcune menti geniali del passato come, ad esempio, Leonardo Da Vinci e Albert Einstein. Infatti,  sulle basi scientifiche risulta che in entrambi, gli emisferi destro (sede del pensiero intuitivo) e sinistro (sede del pensiero analitico) lavoravano in egual misura.

di Marta Krevsun

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