Patrick Zaky e quella terribile sensazione di déjà vu

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Sale la preoccupazione circa le condizioni di salute di Patrick Zaky – studente e attivista egiziano ventisettenne – detenuto in Egitto dallo scorso 8 febbraio. L’accusa nei suoi confronti è quella di “istigazione al rovesciamento del governo e della Costituzione”. Sono passati nove mesi e nessuna notizia certa sulle sue condizioni di salute. L’organizzazione Amnesty ha denunciato pubblicamente il suo stato di fermo in carcere, definendolo “disumano”. Nell’appello rivolto al governo italiano, Amnesty chiede un intervento concreto e risoluto.

Chi è Patrick Zaky?
Patrick Zaky è un attivista e studente egiziano di 27 anni. Frequentava un master all’università di Bologna e da tempo collaborava con la ong egiziana Eipr (Egyptian Initiative for Personal Rights), nata con lo scopo di rafforzare e proteggere i diritti e le libertà fondamentali in Egitto. Patrick è stato arrestato in seguito al suo arrivo all’aeroporto del Cairo, dove era appena atterrato dall’Italia per far visita alla propria famiglia. Dopo essere stato preso in custodia e interrogato, dall’8 febbraio si trova in stato di fermo dove – secondo Eipr – sarebbe stato oggetto di pestaggi e torture. In una delle sue prime apparizioni davanti alla procura di Mansoura, gli vengono contestati i reati di “istigazione a proteste e propaganda di terrorismo sul proprio profilo Facebook”. Il 7 ottobre la magistratura egiziana decide di prolungare di ulteriori 45 giorni la detenzione preventiva, respingendo il ricorso della difesa. Patrick rischia fino a 25 anni di carcere.
La macchina di repressione

L’Egitto mostra – ancora una volta – di aver messo in piedi una vera e propria macchina di repressione. A farne le spese sono attivisti, giornalisti e – talvolta – anche semplici cittadini che denunciano pubblicamente le continue violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo di Abdelfattah al-Sisi. Secondo uno studio di Amnesty International, sono oltre 1400 i casi di detenzione arbitrarie con una media di 345 giorni di detenzione preventiva. Nella maggior parte dei casi gli arresti possono durare per mesi, talvolta anni, senza che si giunga mai a un processo. Nessuna indagine è mai stata aperta sugli abusi commessi dalla polizia.

Informareonline-Zaky-2-minLa sensazione di déjà-vu
Sono passati quattro anni dal caso di Giulio Regeni, ritrovato senza vita in un fosso lungo l’autostrada per Alessandria d’Egitto. Il dibattito politico che ne scaturì arrivò ad inasprire i rapporti diplomatici con il governo egiziano, il quale fu accusato di depistare le indagini sulla morte del giovane italiano. Regeni si trovava in Egitto per svolgere una ricerca sui sindacati indipendenti egiziani. Anche in quel caso, la probabilità che le autorità locali vedessero Giulio Regeni come una figura legata alle manifestazioni dei lavoratori egiziani è molto alta e resta viva l’ipotesi del coinvolgimento diretto del governo egiziano sull’omicidio. Dopo quattro anni, ancora nessuna verità per Giulio e nessuna condanna.
Il ruolo dell’Italia

L’Italia si trova nuovamente alle prese con il governo di al-Sisi, con il quale i rapporti economici sono enormi. Secondo l’ISPI, il giro d’affari che vede tra l’Italia e l’Egitto consiste in 2,5 miliardi legati alla partita sul gas nel Mediterraneo Orientale ai quali vanno aggiunti le commesse militari, con oltre 130 aziende italiane impegnate sul territorio egiziano. Il governo italiano ha più volte ribadito di voler seguire tutte le fasi del processo di Zaky e che – come per il caso Regeni – la figura dell’ambasciatore risulta essere essenziale.

Secondo Amnesty, la sola figura dell’ambasciatore non è sufficiente per garantire il giusto svolgimento del processo: “occorrerebbe ben altro: richiamare temporaneamente l’ambasciatore per consultazioni e per un nuovo mandato chiaro e bloccare la fornitura di due fregate militari alla Marina egiziana.”

La storia di Patrick è legata indissolubilmente a quella di tanti attivisti egiziani che si trovano in stato di detenzione, perennemente perseguitati per il loro attivismo e la loro dedizione nei confronti della protezione dei diritti fondamentali in Egitto. L’importanza di conoscere la storia di Patrick è fondamentale. Chiedere giustizia è un passo essenziale da fare se vogliamo sperare di ottenere un cambiamento.

Combattere le politiche della “zero tolleranza” è un dovere di tutti noi.

di Antonio Bucciero

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