I “passi del gambero” secondo Raffaele Cantone

Raffaele Cantone durante la presentazione del progetto "Terra Amata" tenutosi presso Casa Don Diana a Casal di Principe

In seguito alla presentazione del progetto Terra Amata presso Casa don Diana, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone ha risposto in esclusiva ad alcune nostre domande, rispolverando il celebre “passo del gambero”.

Qual è la sua considerazione del ruolo che ha la lotta alla corruzione negli attuali programmi elettorali?
«Ho visto grande confusione nei programmi politici. Ho sentito affermazioni anche un po’ strane, come qualcuno che ha affermato: “aboliamo il Codice degli appalti, aboliamo l’Anac!”. Credo ci sia tanta confusione e che rischiamo, attualmente, di vanificare i passi in avanti fatti fino ad ora. Rischiamo di fare i passi del gambero. Io penso che sia stata messa in campo un’operazione seria che ha migliorato sicuramente l’attività repressiva, mettendo in campo anche attività di prevenzione. Queste, però, hanno bisogno di più tempo e rappresentano la grande novità attuata in Italia e che viene apprezzata a livello internazionale».

Ma ha delle preoccupazioni riguardo i programmi?
«La mia preoccupazione, in alcuni programmi di forze politiche, è che si ritorni al passato, ovvero all’idea che ogni cosa debba essere risolta dalla magistratura».

Molti magistrati hanno evidenziato un profondo problema morale nella politica italiana, cosa ne pensa di ciò lei che è presidente dell’anticorruzione?
«Io penso che questo sia uno dei temi rilevanti. La politica non deve aspettare la magistratura e fare le sue scelte. Però è anche vero che pezzi di cittadinanza devono fare le loro scelte. Io non credo che la classe politica sia davvero peggiore, purtroppo, della società civile e che non rispecchi proprio quest’ultima. Anche questa è un’operazione che ha bisogno di tempi, di far sentire forte l’approccio della cittadinanza e della società civile. Se questi temi vengono digeriti velocemente, significa che la gente è poco interessata».

Siamo qui per il progetto “Terra Amata”, a cosa mira?
«Io credo che questo sia un progetto che prova a guardare avanti, per questo sono presente ed interessato come cittadino e non solo come istituzione. Noi abbiamo fatto cose importantissime in questi territori sul piano della repressione. Io credo che l’attività contro il clan dei Casalesi sia paragonabile solo a quella fatta contro Cosa Nostra, e questo sotto il punto di vista dell’intensità, della profondità, dei risultati sia dal punto di vista della repressione sia sotto l’aspetto patrimoniale. Il punto è che noi non siamo ancora riusciti a conquistare i cittadini. Farlo significherebbe far vedere una nuova faccia dello Stato, abbandonando quell’idea di distruzione statale. Il clan dei Casalesi dev’essere visto come un nemico da parte della maggioranza dei cittadini e non come un amico, in modo tale che ricorra la frase “si stava meglio quando si stava peggio”».

Per far ciò cosa occorre?
«Occorre lavorare sul consenso sociale che il clan dei Casalesi aveva e che non credo abbia perso del tutto. Quest’operazione può servire in questa prospettiva».

Dall’intervista Cantone lascia di sicuro una forte immagine evocativa, che forse rappresenta al meglio il rischio in queste elezioni: “il passo del gambero”. La corruzione in Italia è tra i mali dilaganti. Negli ultimi tre anni abbiamo visto in Italia un aumento della corruzione di circa il 74%. Secondo Lucio Picci, professore dell’Università di Bologna, se analizziamo i costi della corruzione in Germania e poi in Italia, si rileva un differenziale di circa 585 miliardi di euro. Il costo della corruzione in Italia si stima al di sopra dei 10 miliardi. Un male immenso che colpisce a sprangate il nostro Pil e la nostra qualità di vita. Il gambero non possiamo permettercelo.

di Antonio Casaccio
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 179 Marzo 2018