Sabato 8 settembre 2018, Villa dei Capolavori – sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo presso Parma – verrà inaugurata una mostra straordinaria, che riunisce oltre 80 opere del Maestro Roy Lichtenstein e degli altri grandi protagonisti della Pop Art americana. Per mettere in risalto la sua originalità, ma anche la sua appartenenza ad uno specifico clima, sono presenti, infatti, a confronto con quelle di Lichtenstein, anche opere iconiche di Andy Warhol, Mel Ramos, Allan D’Arcangelo, Tom Wesselmann, James Rosenquist e Robert Indiana.  Si tratta di un appuntamento unico nel suo genere, reso possibile grazie alla collaborazione della Fondazione Magnani-Rocca con celebri musei internazionali e prestigiose gallerie e collezioni private.

Roy Lichtenstein (New York 1923-1997) è, insieme a Andy Warhol, la figura più emblematica e più conosciuta della Pop Art, e dell’intera storia dell’arte della seconda metà del XX secolo. Il suo caratteristico stile, che comprende, tra le altre cose, rivisitazioni pop dell’arte del passato lontano e recente, sono entrate non solo nella storia dell’arte del Novecento, ma anche nell’immaginario collettivo delle nuove generazioni, stampati all’infinito su poster e oggetti di consumo.  In virtù di questa sua fama e della sua centralità, Lichtenstein è stato oggetto nel mondo di numerose mostre antologiche, che ne hanno ripercorso la lunga carriera, iniziata negli anni Cinquanta, e proseguita con coerenza e costante riscontro sino alla scomparsa, avvenuta nel 1997.

Roy Lichtenstein, Girl and Spray Can, 1964 © Estate of Roy Lichtenstein / SIAE 201

La prima parte della mostra è dedicata alla stagione iniziale della Pop Art, fra il 1960 e il 1965, in cui nascono le icone di Lichtenstein tratte dal mondo dei fumetti e della pubblicità. Questo periodo è rappresentato in mostra da autentici capolavori pittorici come Little Aloha (1962) e Ball of Twine (1963), ma anche da una rarissima opera degli inizi come VIIP! (1962), e da una strepitosa serie di opere grafiche, tra le quali spiccano Crying Girl (1963) e Sweet Dreams, Baby! (1965), le più geniali e celebri rielaborazioni delle tavole dei comics che ancora oggi identificano non solo Lichtenstein ma un intero decennio della storia dell’arte e del costume del XX secolo.

Roy Lichtenstein, Sweet Dreams, Baby!, 1965 © Estate of Roy Lichtenstein / SIAE 201

A fianco delle opere derivate dai fumetti, Lichtenstein inizia alcune serie che s’ispirano, da un lato, alla storia dell’arte, dall’altro al grande tema dell’astrazione pittorica. Sono i dipinti che testimoniano la varietà e la complessità del pittore e che aprono nuove interpretazioni sulla sua opera ma anche sull’intera stagione della cosiddetta Pop Art.

Quasi contemporaneamente, nasce anche un altro genere, quello che proviene direttamente dalla storia dell’arte: ecco allora le figure ispirate a Picasso e a Matisse – ma anche dal Surrealismo, come Girl with Tear (1977), che giunge in esclusiva dalla Fondation Beyeler di Basilea.

Il passaggio dalla citazione testuale al suo inserimento in una più complessa messa in scena avviene subito dopo, con la pennellata che si sfalda, facendo perdere allo spazio la sua tradizionale unità e riconoscibilità, mentre le figure e le forme rimangono riconoscibili, come un punto fermo nella transitorietà delle apparenze del mondo.

La mostra include, inoltre, alcune serie di fotografie che ritraggono l’artista all’opera nel suo studio. Gli autori sono due protagonisti della fotografia d’arte italiana, Ugo Mulas e Aurelio Amendola, che, in diversi momenti, hanno ritratto Lichtenstein. In questo modo, non solo si può entrare nell’officina dell’artista, ma anche leggere il rapporto che sempre ha legato la cultura italiana al pittore.

Ciò che rende unica questa mostra è che rende possibile una lettura complessiva della creatività dell’artista, che permette di apprezzare Lichtenstein nella sua interezza, affrontando tutte le stagioni e tutti i temi della sua arte. Per questa ragione, la mostra può essere vista seguendo due percorsi complementari: considerando i diversi temi secondo il tradizionale ordine cronologico, oppure analizzandoli sotto diversi punti di vista – seguendo proprio la metodologia di Lichtenstein – con una particolare attenzione, oltre che alle opere su tela, alla formidabile produzione grafica, momento assolutamente centrale nel percorso creativo dell’artista. Centrale anche nell’affermazione pubblica di Lichtenstein e della Pop Art in generale, che proprio nella grande diffusione permessa dalla grafica ha trovato uno dei motivi principali del suo successo realmente popolare.

La mostra è curata da Walter Guadagnini – già autore di storiche ricognizioni sulla Pop Art – e da Stefano Roffi, direttore scientifico della Fondazione Magnani-Rocca. Il catalogo, edito da Silvana Editoriale, contiene i saggi dei curatori e di altri studiosi, quali Stefano Bucci, Mauro Carrera, Mirta d’Argenzio, Kenneth Tyler, oltre alla riproduzione di tutte le opere esposte.

di Teresa Lanna

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