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Parità di genere nelle materie STEM: difficoltà e opportunità per le donne nel mondo digitale

Redazione Informare 02/02/2022
Updated 2022/02/02 at 12:47 PM
4 Minuti per la lettura

Si celebra il prossimo 11 febbraio la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nelle scienze delle Nazioni Unite. L’istituzione di tale ricorrenza segna il passo compiuto dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel senso della promozione e sensibilizzazione del pieno e paritario accesso delle donne in campo scientifico, tecnologico e digitale.

Una necessità che si rende impellente, a fronte della carenza senza precedenti di donne nell’istruzione e nell’occupazione in campo STEM (dall’inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics): soltanto due scienziati e ingegneri su cinque sono donne. È quanto risulta dall’analisi Eurostat su dati risalenti al quinquennio 2016-2020.

Non meno allarmanti le risultanze dello studio condotto dalla Commissione europea, da cui emerge una sottorappresentazione delle donne a tutti i livelli del settore digitale in Europa: dagli studi universitari (32 % nelle lauree di primo e secondo livello o a livelli equivalenti) alle posizioni accademiche di maggior rilievo (15 %) nella maggior parte degli ambiti scientifici, ingegneristici e gestionali e ai livelli gerarchici più elevati. Ciò è vero anche nei settori in cui le donne sono in maggioranza, come ad esempio l’istruzione.

Scegliere e percorrere una carriera in ambito STEM per una donna è un percorso ad ostacoli. Stereotipi di genere, discriminazioni e pregiudizi, molestie sessuali, assenza di modelli di ruolo e mentori femminili, il confronto con un ambiente di lavoro prettamente maschile: sono soltanto alcuni dei fattori che rendono meno agevole, per una donna, l’accesso ad una professione in campo STEM, nonché la progressione di carriera.

L’accento va posto, in particolare, sull’assenza di modelli di ruolo femminili. Un vuoto che, in primo luogo, scoraggia le ragazze dallo scegliere e intraprendere studi in ambito STEM. In secondo luogo, contribuisce al radicarsi di stereotipi di genere. Il che inevitabilmente si traduce in discriminazioni e in minori opportunità per le donne nel mercato del lavoro.

L’urgenza di colmare il divario di genere nel digitale è stata avvertita finanche dalle istituzioni europee. Si è fatto portavoce dell’esigenza di un tempestivo intervento, in particolare, il Parlamento europeo. In una Risoluzione di giugno 2021 ha, infatti, incoraggiato gli Stati membri a promuovere la partecipazione delle donne e delle ragazze agli studi e alle carriere STEM nei loro piani d’azione o strategie nazionali o regionali in materia di genere.

Come evidenziato dal Parlamento europeo, un’azione sinergica volta a ridurre il gap occupazionale delle donne in ambito STEM si tradurrebbe in benefici per l’economia europea. Porterebbe, inoltre, a migliorare l’occupazione femminile ed a ridurre la segregazione professionale e il divario retributivo-pensionistico di genere.

Il Governo italiano non è rimasto silente agli stimoli europei. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si prospetta, invero, la promozione dell’accesso da parte delle donne all’acquisizione di competenze STEM, linguistiche e digitali. Ciò allo scopo di incrementare l’occupazione femminile in tali settori superando, al contempo, gli stereotipi di genere.

Sembra, tuttavia, che gli strumenti elaborati nell’ambito del PNRR. non siano sufficienti a garantire una partecipazione adeguata e concreta delle donne in campo STEM. Appare, infatti, vitale coinvolgere la società tutta in un’opera di sensibilizzazione volta al riconoscimento di modelli femminili in ambito STEM. Il superamento delle barriere culturali preclusive dell’affermazione delle donne in campo scientifico è precondizione per colmare il divario di genere, nella direzione della piena uguaglianza sostanziale tra uomini e donne.

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°226 – FEBBRAIO 2022

Di Edna Borrata e Ilaria Ainora

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