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Papa Francesco alla Via Crucis prega per i Crocifissi del nostro tempo

Dai piedi dei leader del Sud Sudan ai piedi dell’Altare centrale della Basilica di San Pietro per l’inizio della celebrazione della Passione di Cristo: la posizione è la stessa – prostrata – e l’uomo è lo stesso, risponde al nome di Francesco, vicario di Cristo in terra.

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Questa è la Pasqua del Papa, questo è il messaggio che culmina nel Venerdì Santo.

Nei giorni che hanno preceduto la Passione di Cristo, come spesso accade con Bergoglio, non sono mancati gesti ricchi di significato, capaci di smuovere le coscienze del mondo intero, come il ritiro spirituale in Vaticano dei leader del Sud Sudan.

Un evento ideato dall’ Arcivescovo di Canterbury Justin Welby che ha visto protagonisti il presidente Salva Kiir e il leader della fazione armata ribelle, Riek Machar, assieme ai vicepresidenti che, in virtù dell’accordo siglato a settembre, assumeranno alti incarichi di responsabilità nazionali nel nuovo governo del paese.

Il Sud Sudan è il paese più giovane del mondo (indipendente dal Sudan dal 2011), precipitato da sei anni in una sanguinosa guerra civile, che ha portato alla morte di 400mila persone e a condizioni di stremo 7 milioni di abitanti.

Un ritiro spirituale fortemente improntato alla riflessione e alla preghiera, seguito l’incontro ufficiale con il Pontefice.

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Forte è stato l’appello di Francesco a una pace duratura, che vada oltre le divisioni politiche ed etniche, per riconoscersi come appartenenti allo stesso popolo e padri della stessa Patria.

Il Papa si è poi prostrato dinnanzi ai leader e ha baciato loro i piedi, dando concretezza alla preghiera e rendendosi protagonista di un gesto unico, causa di reazioni contrastanti nell’opinione pubblica mondiale.

Un gesto indubbiamente difficile da comprendere, soprattutto se osservato fuori dal contesto di due giorni vissuti nel clima del perdono, dell’invocazione della pace e della fine del conflitto; se visto fuori dalla prospettiva del pontificato di Bergoglio: Pontefice contraddistintosi per essersi definito “ultimo tra gli ultimi” sin dalla sua stessa elezione, pronto a dare concreta testimonianza del suo essere rappresentante del Cristo in terra, sempre disposto a denunciare le nefandezze di un mondo malato.

Anche in occasione della Via Crucis – che ormai tradizionalmente si tiene al Colosseo – Francesco non ha dimenticato i «crocifissi del nostro tempo», attualizzando il percorso che portò Gesù alla morte di Croce.

Le meditazioni sono state affidate a Suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e Presidente dell’Associazione “Slaves No More”, che opera contro la violenza sulle donne e il traffico di esseri umani per lo sfruttamento lavorativo e sessuale.

Al termine delle quattordici stazioni, il Papa è intervenuto invitando i fedeli di tutto il mondo a pregare e riflettere sulle croci sulle quali oggi muoiono «persone affamate di pane e di amore, persone sole e abbandonate perfino da figli e parenti, persone assetate di giustizia e di pace, persone che non hanno il conforto della fede, anziani che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine».

Il Pontefice ha poi toccato le grandi piaghe della società civile, politica e anche ecclesiale, in quella preghiera-denuncia che ormai lo contraddistingue, in quell’affidamento al Padre accompagnato da moniti all’Uomo: prega per i migranti «che trovano la porta chiusa a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici» e per le vittime di pedofilia, piccoli feriti nella loro innocenza e nella loro purezza».

La Via Crucis termina con la crocifissione, in quel silenzio che parte dal dolore, ma che pian piano diventa speranza di Resurrezione.

La concretezza e l’attualità dei temi affrontati invita l’umanità «che vaga nel buio dell’incertezza e nell’oscurità della cultura del momentaneo» ad una condizione di uguale silenzio, che possa essere capace di far seriamente riflettere sulle Croci del nostro quotidiano, sulle responsabilità che abbiamo verso di esse, e che possa essere capace di far Risorgere la società mondiale, affinché «ogni figlio e figlia dell’uomo sia riconosciuto davvero nella sua dignità di figlio e figlia di Dio e mai più trattati da schiavi».

di Angelo Velardi

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°193
MAGGIO 2019

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