Papa Francesco

Papa Francesco a Il Mattino: “Dai napoletani ci sono tante cose da imparare”

Giovanni Cosenza 19/09/2022
Updated 2022/09/19 at 3:43 PM
7 Minuti per la lettura

In una lunga intervista rilasciata a Francesco de Core, direttore de “Il Mattino” e ad Angelo Scelzo, vaticanista, in occasione dei 130 dalla fondazione del quotidiano partenopeo, papa Francesco ha toccato molti temi a lui cari: la guerra, le difficoltà del Sud del mondo, la politica, la criminalità organizzata, la questione ambientale, soffermandosi sulla Terra dei fuochi e sulle alluvioni dei giorni scorsi nelle Marche.

Francesco de Core e Angelo Scelzo intervistano Papa Francesco

L’intervista si apre con il ricordo del papa della visita a Napoli di qualche anno fa: a Francesco ricorda Buenos Aires. Ma il papa va subito al solo spostando la sua attenzione subito l’attenzione sulle continue stragi dei migranti nel Mediterraneo.

«Quando penso al Mediterraneo, a Lesbo, a Cipro, a Malta, a Lampedusa, penso che le terre che questo mare bagna sono proprio quelle in cui Dio si è fatto uomo. Gesù è nato qui, questa che è stata la sua culla si sta trasformando in un cimitero senza lapidi, un mare mortuum. E così penso anche che non dobbiamo dimenticare che il futuro di tutti sarà sereno solo se sarà riconciliato con i più deboli. Perché quando i poveri vengono respinti si respinge Dio che è in loro, e si respinge la pace». E mette in guardia da chi vorrebbe tessere il mondo di paura, di diffidenza, di muri e di guerre invitando i cristiani a ragionare con uno schema non di pace e di amore. E ritorna a parlare della guerra, soprattutto con il conflitto in Ucraina, invitando al dialogo con tutti.

Papa Francesco e la questione meridionale

Poi, sollecitato dai giornalisti, si sofferma sulla questione meridionale e su Napoli: «Qui è la radice dei nostri problemi: nella disabitudine a pensare al bene comune. Se penso a Napoli, alla sua storia, alle difficoltà che la hanno attraversata, penso anche alla straordinaria capacità creativa dei napoletani. E penso a come la si possa usare per tirare fuori il bene dal male, la gioia di vivere dalle difficoltà, la speranza anche laddove sembra ci sia solo scarto ed esclusione. A questo ruolo di esempio, penso Napoli possa sentirsi chiamata. Il tempo non è mai scaduto, c’è sempre tempo per cambiare rotta». E prosegue: «Napoli è in qualche modo un paradigma della questione meridionale in Italia. Ma il tema del Sud è universale. Riguarda la diseguaglianza. La questione meridionale è una questione universale, riguarda il futuro di tutto il mondo. Serve creatività. Una creatività indirizzata al bene. A un nuovo modello economico. I napoletani di creatività ne hanno tanta. Importante è indirizzarla al bene. Importante è la rotta».

Quindi papa Francesco fa un accenno alla criminalità a Napoli: «La malavita organizzata è una piaga. Riguarda tutti. Il Nord e il Sud del mondo. Se penso a Napoli, alla Campania, penso anche a don Peppe Diana, a San Giuseppe Moscati, a Bartolo Longo, l’apostolo del Rosario. Al coraggio delle scelte. Al profumo di bene. La speranza mai deve essere offuscata. Tutto può essere riscattato dal bene. Serve una conversione di rotta». E il frutto più dannoso della camorra è la Terra dei fuochi: «Tutto è collegato. L’ho detto tante volte. Il dramma della terra dei fuochi è collegato ai tanti drammi di cui soffre la terra. E i nostri errori – è vero – ricadono sui più piccoli, ai quali stiamo rubando non solo il futuro, ma anche il presente. Occorre ripartire da questa consapevolezza, che il mondo è interconnesso»

Per il Santo Padre “il volto di Napoli è un altro”

«Per me il vero volto di Napoli è un altro. È quello della gente buona, accogliente, generosa, ospitale, creativa nel bene. È quello delle sue bellezze naturali del suo golfo, che incantano chiunque abbia avuto il privilegio di vederle rimanendone incantato e conservando il desiderio di potere un giorno tornare».

Quando viene chiesto al papa cosa debba fare un giornale come “Il Mattino“, che da 130 anni racconta Napoli e il sud, Francesco risponde: «Da un giornale mi attendo sempre una attenzione particolare al territorio, ai luoghi che racconta, alle parole che usa, alle immagini che sceglie, a ciò che condivide sui social media. Quelle parole, quelle immagini, quella condivisione contribuiscono a creare l’identità di un luogo. Da un giornale mi aspetto la capacità di collegare i fatti, la memoria, l’approfondimento. Mi aspetto, attraverso la lettura di un giornale, di essere interrogato dalla realtà, sfidato a capirla, a leggerne i segni di dinamismo».

«Mi è stato raccontato che la fondatrice del vostro giornale, Matilde Serao, proprio questo diceva di se stessa, che lei solo era e sempre aveva voluto essere una umile cronista della propria memoria. Occorre non essere troppo pieni di sé per avere, dentro di se, lo spazio necessario ad accogliere il racconto della realtà». E poi confida che di Napoli lo attrae: «L’allegria. Il pensare positivo. La resilienza. La generosità. Sono queste le doti di Napoli che ammiro di più. Insieme alla capacità di vedere davvero i poveri, di guardarli negli occhi, e di non restare indifferenti. Penso che dai napoletani ci sono tante cose da imparare» ha concluso Papa Francesco.

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