Per tre giorni il Chiostro della Basilica di Santa Maria della Sanità è stato palcoscenico de “Gli incontri di Paolo Mieli”

Una vera e propria scommessa socio-culturale quella di trasferire gli incontri dai salotti prestigiosi di Spoleto a uno dei quartieri più difficili di Napoli.

Il Rione Sanità, infatti, rappresenta la sintesi delle contraddizioni del territorio. Luci ed ombre, sacro e profano, vita e morte, pubblico e privato, alloggiano in perfetto equilibrio e creano il ritratto più autentico di Napoli.

Quello che ha ispirato la “tragica comicità” di Totò, la cui presenza tra i vicoletti è ancora percepibile, forse dietro la suggestione creata dai suoi occhi che scrutano dai muri, dalle insegne dei negozi e dai manifesti appesi qua e là.

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Ma l’unico modo per percorrerlo e percepirne tutta l’essenza e vitalità, è prima di tutto abbandonando i pregiudizi. Infatti, pur essendo a ridosso del centro storico, il quartiere della Sanità non è tra le mete turistiche, essendo noto più per i fatti di cronaca che per le bellezze architettoniche.

Chi non lo conosce, fa fatica ad addentrarsi.

Eppure, negli ultimi anni si riempie di vita, tra i murales di resistenza e le guide turistiche che mostrano i tesori nascosti del rione, dal Palazzo dello Spagnuolo alle catacombe di San Gaudioso e di San Gennaro.

È in questo contesto di riqualificazione che si inserisce l’evento organizzato da Hdrà che ha ospitato una serie di personaggi provenienti da diversi settori, dallo spettacolo all’imprenditoria e alla politica, accomunati dalla caparbietà di chi è riuscito a raggiungere i propri obiettivi.

Ad inaugurare le tre giornate è il “padrone di casa”, Don Antonio Loffredo, parroco da 18 anni della Basilica di Santa Maria alla Sanità, che ha saputo offrire ai giovani del quartiere un’occasione di riscatto e una nuova speranza per il futuro, attraverso la creazione di diverse cooperative, tra le quali la Fondazione San Gennaro.

Ogni incontro è stato aperto con la lettura di una storia tratta dal libro “Vico esclamativo.

Voci dal rione Sanità”, un ritratto dei ragazzi del quartiere, raccontato da Chiara Tocchetti ed edito da Edizioni San Gennaro.

A seguire, in un’atmosfera di familiarità sapientemente gestita dal giornalista Paolo Mieli, viene data parola a personaggi molto diversi tra loro: da Luigi De Magistris a Nicola Zingaretti; da Sylvain Bellenger, direttore del Museo e del Bosco di Capodimonte a Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli; da Vincenzo Salemme a Gigi Proietti, al Capo della Polizia, Franco Gabrielli e tanti altri ancora.

Zingaretti ci parla della necessità di riempire gli spazi urbani di opportunità. Proietti, dalle periferie romane, ci racconta della sua crescita personale, del suo laboratorio teatrale e dell’importanza che hanno i giovani di sentirsi apprezzati.

Ferlaino, con i suoi 88 anni, porta alla memoria il Napoli di Maradona, che ha dato tanta speranza ai napoletani, ai ragazzi che almeno attraverso il calcio potevano sentirsi i più forti d’Italia.

Gabrielli fa riferimento alla vicenda della piccola Noemi, invita la collettività alla ricerca delle singole responsabilità e l’informazione a tenere sempre i riflettori accesi, non lasciando mai il territorio al silenzio.

De Magistris, ci parla invece con orgoglio della rinascita straordinaria che sta vivendo il Rione Sanità, a cui saranno destinate nuove risorse.

“Un mattoncino per ricostruire il quartiere”, attraverso l’incontro

Così Paolo Mieli spiega le motivazioni che l’hanno spinto a scegliere il Rione. Un modo di reagire e di “costruire”, raccontando storie di chi ce l’ha fatta nonostante tutto, per orientare al meglio ai giovani del quartiere.

E, allo stesso tempo, è un modo di aprire la Sanità al mondo esterno, salvandolo dalla solitudine e dall’emarginazione, raccontando la sua fragilità e le sue problematiche: secondo alcuni derivanti dalla povertà, secondo altri dal sovraffollamento demografico, secondo altri ancora dalla mancanza di bellezza; o meglio, dall’assenza di canali attraverso i quali farla emergere.

Perché: “Viviamo in una terra che offre infinite opportunità, ma il mondo ci spinge, spesso, verso una condizione di isolamento e alienazione, che ci impedisce di trovare stimoli, di credere che un’alternativa esista, concentrati come siamo solo sul piccolo pezzo di orizzonte che abbiamo davanti.

Io ho semplicemente provato ad alzare lo sguardo e ad insegnare ai miei ragazzi a fare lo stesso. Non abituarsi alla bellezza, dunque, ma impegnarsi per crearla” – sostiene con forza Don Antonio Loffredo.

di Giorgia Scognamiglio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

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