Mondragone (CE) –  Si terrà giovedì 27 settembre alle ore 18.30 presso il Belle Epoque Cafè di via Regina Margherita, 90, la presentazione del romanzo “L’angelo della morte”, di Paola Starace, edito da “L’ Erudita”, gruppo indipendente “No EAP” della “Giulio Perrone Editore”.

All’evento, organizzato in collaborazione con la città di Mondragone, interverranno il sindaco dott. Virgilio Pacifico, l’assessore alla cultura avv. Francesca Gravano, e sarà presentato dalla giornalista Mina Iazzetta.

Il romanzo di Paola Starace narra la storia d’amore fra due liceali, Valeria e Jerry. Entrambi hanno sogni bellissimi per il loro futuro, come li abbiamo avuti tutti alla loro età, ma che purtroppo quasi sempre non corrispondono a quel futuro che ogni genitore è certo sia il meglio per i propri figli.

L’autrice riesce con il suo modo di scrivere, pulito ma impeccabile dal punto di vista sintattico e grammaticale, a far rivivere in chi legge l’emozione del primo bacio, ed addirittura a sentire il peso di quello zainetto sdrucito ancora sulle spalle. Siamo agli inizi degli anni ’90, e quei due ragazzini avrebbero tutta la possibilità di realizzare i loro sogni ed essere felici ma a volte capita che, anche quando non si è fisicamente costretti a fare delle scelte, alcuni modelli culturali che viviamo in famiglia, seppur li contestiamo, siano talmente condizionanti da farci scegliere la strada che più ci allontana dalla felicità, salvo poi rincorrerla quando ormai tutto è passato come un treno in folle corsa.

Così fa Jerry, classico figlio di papà, che si atteggia soltanto a fare l’anticonformista ma in fondo è convinto che la felicità sia avere fama, successo e vestiti griffati perdendo così quel treno, a differenza della creativa Valeria che di colpo si trova a fare i conti con una realtà che la obbliga a chiudere i suoi sogni in un cassetto. Ma Valeria lo fa per restare salda ai suoi fermi valori in quanto già sa, nonostante la sua giovane età, che la felicità è fatta di piccole cose come l’odore del pane appena sfornato di zia Carolina, le marmellate della nonna Anna e soprattutto di quei piccoli gesti che ti fanno sentire amata e soprattutto apprezzata per quella che sei e non per quello che qualcun’altro si aspetta da te, come quando lo zio Edo le libera lo sgabuzzino degli attrezzi che diventa il laboratorio dove lei può dare spazio a tutta la sua creatività. E saranno queste certezze che le daranno l’occasione di vivere comunque una vita piena e di realizzare alcuni dei suoi sogni, peccato però che Valeria non abbia saputo perdonare, perché il perdono sarebbe stato l’unico modo per pareggiare i conti con il passato onde poter vivere nuovamente la stagione dell’amore.

Paola Starace si mostra molto brava a declinarsi negli stati d’animo dei suoi personaggi, sapientemente delineati con un lessico fresco ed accattivante e con maestria riesce ad applicare l’espediente narrativo del flashback che le consente di sovvertire l’ordine cronologico del narrato senza mai lasciarsi scappare alcun filo conduttore.

L’intero romanzo, al di là del canovaccio superficiale, sottende un amore molto più vero e sincero che, in questo caso, non nasce dalla fantasia bensì dal cuore di Paola per il posto in cui vive. E lo si capisce già dall’incipit “Se ne stava seduta sulla vecchia altalena appesa al ramo dell’amato ciliegio…”. Un posto che “per quanto fosse diventato città e località balneare era comunque un paese con origini contadine…”

Paola Starace ama profondamente quel piccolo pezzo di Paradiso in cui ha scelto di vivere insieme al suo compagno Franco, ne conosce le brutture e non fa sconti “una terra falcidiata dalla camorra dalla quale i giovani preferiscono scappare, mal governata dalle amministrazioni locali e quasi totalmente dimenticata dallo Stato…”ma al contempo ne conosce le potenzialità di “questa terra così rigogliosa, baciata dal sole e dal mare che ancora custodisce i resti dell’antica colonia romana…che i Romani scelsero proprio per il suo mare, le terme e la fertilità…”, continua la sua invettiva “quel vino che quasi tutti vi divertite a produrre e portate a tavola ogni giorno e che si ottiene solo dalle uve degli antichi vigneti di questa zona, il Falerno…quanti di voi sanno che è stato il primo vino della storia?”.

Il romanzo di Paola Starace diventa così un dardo scagliato contro l’ignoranza e i pregiudizi dei suoi stessi concittadini sempre pronti a rimbalzarsi le colpe, bravi a lamentarsi senza mai alzare un dito.

 

Girolama Mina Iazzetta

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