Paola: ragazzo affetto da fibromialgia arrestato per la cura con la cannabis

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È di ieri l’articolo sul Corriere Della Sera, a cura di Roberto Saviano, dove viene raccontata la storia di Cristian Filippo. Cristian è un ragazzo calabrese affetto da fibromialgia, una malattia che colpisce i tessuti muscolari e i tendini creando dolori lancinanti su tutto il corpo, dolori che impediscono di dormire, di muoversi tranquillamente, dolori che probabilmente rendono difficoltoso persino pensare. Per sopperire a questa terribile condizione Cristian faceva uso terapeutico di cannabis.

L’utilizzo di cannabis a scopo terapeutico in Italia è legale ma, come Saviano fa notare, le regioni Calabria, Molise e Valle D’Aosta, non hanno approvato un provvedimento per erogare la sostanza a carico del servizio sanitario regionale. Pertanto, le poche farmacie in grado di distribuire cannabis per uso terapeutico lo fanno a dei costi esorbitanti e non sostenibili per la maggior parte dei cittadini. Per questo motivo, Cristian, coltivava le sue due piantine in casa e quando i carabinieri di Paola hanno sentito il forte odore provenire dalla sua abitazione hanno deciso di controllare. Insieme a quelle piantine c’era qualche strumento atto alla coltivazione e un bilancino, che Cristian utilizzava per dosare in maniera precisa la sostanza. Tanto è bastato per garantire al giovane calabrese un’accusa di spaccio e  un mese di domiciliari ed in seguito il soggiorno obbligato nel comune di Paola. Il processo è stato ufficialmente spostato a Marzo 2022 e, fino ad allora, il destino di Cristian rimane incerto. Nel sopracitato articolo, Saviano, ha fatto notare quanto sia paradossale che l’utilizzo di tale sostanza (per altro non a scopo ricreativo ma terapeutico) sarebbe meglio tutelata se passasse prima dalle mani delle mafie, in questo caso della ‘Ndrangheta, dal momento che se si viene fermati in possesso di piccole dosi si rischia al massimo una multa o il ritiro della patente. Rimando ai lettori un pensiero critico sulla faccenda, è importante riflettere su condizioni e motivazioni che hanno spinto ad un atto effettivamente illecito ma che, con un’effettiva necessità fisica, ha comunque evitato di foraggiare le già ricche tasche della ‘Ndrangheta.

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di Giuseppe Spada

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