La pallacanestro per tutti… anche per gli struzzi

Tam Tam Basket, allenata da Massimo Antonelli - Photo credit Francesco Catalano

Castel Volturno, 16 Dicembre 2017
Tam Tam Basketball vs Tribunale SMCV vs Fmb Grazzanise

 

Il tempo è scaduto. Non si può più girare la testa dall’altro lato, fingere di non accorgersi di situazioni scomode, ignorare un problema sperando che si risolva da solo. Se Castel Volturno, il cuore africano della provincia di Caserta, è diventata la città dal fortissimo disagio sociale, enclave delle illegalità di tutti i tipi e con la più alta incidenza di extracomunitari in Italia con problemi d’inserimento è anche perché noi, benpensanti miopi degli ultimi 40 anni, siamo stati tanti Struzzi dall’elegante collo allungato ma dal respiro corto.

Quegli stessi struzzi che oggi, però, non possono più nascondere la testa nella sabbia, ahimè sporca, di quei bagnasciuga ma che devono alzarla e vedere in lontananza la sagoma di Kean o il profilo di Jeffry, due dei 40 ragazzi del Tam Tam basketball di Castel Volturno, nati in quel comune da immigrati africani stabilitisi lì a fine anni ’90, privi del permesso di soggiorno e come tali considerati stranieri per cui non potevano giocare nei campionati giovanili perché il regolamento disponeva che ogni squadra non potesse avere più di due stranieri nel roster.

Dal 10 novembre, infatti, al fischio d’inizio del campionato di pallacanestro di categoria ci sono anche loro, grazie alla legge di Bilancio 2017 che prevede, in modifica della precedente normativa, la possibilità di tesseramento annuale e dunque l’iscrizione ai campionati sportivi per i minorenni extracomunitari, anche se non in regola con i permessi di soggiorno purché dimostrino di aver svolto un ciclo scolastico di almeno quattro mesi.
Suona, quindi, il “Tam Tam” dello sport ed è l’eco di una palla da basket che rimbalza tra le mani di quei giovani cestisti che avranno il loro campionato, quello di tutti. E giocheranno con gli altri adolescenti della Campania: perché non conta il colore della pelle, lo status sociale e il permesso di soggiorno quando l’unica legge che conta è quella della palla a due.
Ecco allora sancito il diritto allo sport di tutti, anche di quei ragazzi che non sono mai usciti da Castel Volturno ma lì sono cresciuti, con le stesse abitudini dei coetanei italiani. Lì hanno imparato ad amare il basket. Negare loro il campionato avrebbe significato negargli l’infanzia, negare a quei ragazzi l’alternativa virtuosa e costruttiva del parquet significava esporli ancora di più al rischio dell’illegalità. Ora, invece, impareranno a sviluppare il loro talento invece di sprecarlo.

Quello del loro coach e paladino, Massimo Antonelli ex campione di pallacanestro, è un progetto di inclusione sociale attraverso il basket che è prima di tutto un gioco ma che insegna l’importanza del sacrificio e del lavoro per raggiungere gli obiettivi e comporta l’accettazione di regole precise.

Quelle regole che tutti i giorni, magistrati ed avvocati del Tribunale e del Foro di Santa Maria Capua Vetere, cercano faticosamente di applicare. Non solo nelle aule ma anche sul parquet con la loro squadra di giuristi-cestisti. Tanto più che nel circondario di quel Foro è compresa Castel Volturno, tante volte presente nei processi che si celebrano in quelle aule. Ed è proprio per questo che quegli avvocati e quei giudici sanno che uno dei modi – forse quello più efficace – per evitare che in quelle aule si arrivi come indagati o imputati, è, appunto, l’inclusione e l’integrazione. E così hanno deciso di giocare, insieme alla Fmb di Grazzanise, la partita della pallacanestro per tutti, la mattina del prossimo 16 dicembre a casa loro, a Castel Volturno, sul loro parquet per vedere finalmente dal vivo il sorriso contagioso di Kean o il canestro in sottomano di Jeffry.

a cura del Magistrato Giacomo Urbano

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