Palermo, i commercianti di Borgo Vecchio si ribellano al pizzo

Informareonline-Borgo Vecchio

Dopo anni di silenzi e paure, i commercianti di Borgo Vecchio, situato nella parte centrale della città di Palermo, hanno deciso di denunciare le richieste estorsive da parte della mafia, che ormai erano diventate episodi di routine nella zona da qualche tempo.

Durante le ultime settimane, le denunce effettuate dai negozianti di Borgo Vecchio contro il pizzo sono arrivate a 14 ed hanno permesso ai Carabinieri di arrestare ben 20 persone, grazie all’operazione “Resilienza” avviata martedì mattina, dando un durissimo colpo al clan di Borgo Vecchio. Gli indagati sono accusati di delitti di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere finalizzata ai furti e alla ricettazione, tentato omicidio aggravato, danneggiamento seguito da incendio, danneggiamento aggravato, furto aggravato.

Oltre 20 le estorsioni accertate nel corso dell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, 14 delle quali scoperte grazie alle denunce delle vittime. In 5 casi, invece, i commercianti hanno ammesso di pagare il pizzo solo una volta convocati dagli inquirenti. Le indagini della DDA hanno anche permesso di scoprire che alla guida del gruppo criminale di Borgo Vecchio, c’era Angelo Monti il quale, dopo la scarcerazione nel 2017, aveva di nuovo dato il via alle estorsioni e agli altri business.

Spaccio di droga e racket erano dunque le attività principali del clan di Borgo Vecchio, che riusciva però a concentrarsi e ad avere altri guadagni illeciti. Il gruppo criminale, infatti, investiva i soldi del pizzo per ingaggiare cantanti neomelodici in occasione della festa della patrona di Borgo Vecchio, Sant’Anna, ricevendo anche consenso da parte dei cittadini. Il denaro che restava finiva nella cassa della famiglia mafiosa ed era usato per il mantenimento in carcere dei detenuti mafiosi. Oltre alla scelta dei cantanti e al loro ingaggio, il clan curava le sponsorizzazioni dei commercianti ed “autorizzava” gli ambulanti a vendere la merce durante la festa, regolandone anche la posizione nelle strade del rione.

Stando a quanto emerso dal lavoro degli investigatori, Monti aveva da poco stretto rapporti con gli ultras del Palermo per scongiurare spiacevoli scontri, ritenuti dannosi per lo svolgimento delle competizioni, ed assicurarsi un pieno controllo del territorio.

Monti fu arrestato già nel 2007 perché ritenuto al vertice della famiglia e dal 2017 era sorvegliato speciale. Nonostante questo, il reggente del gruppo malavitoso è riuscito a riorganizzare il suo clan, strutturandolo come una vera e propria azienda: il suo braccio destro era il fratello Girolamo Monti, mentre Giuseppe Gambino era il gestore della cassa. Gli esattori del pizzo erano Giovanni Zimmardi, Vincenzo Vullo e Filippo Leto. Dei traffici di droga si occupavano, invece, Jari Massimiliano Ingarao, nipote del boss, e i suoi due fratelli.

L’inchiesta conferma che Cosa nostra continua ad assistere economicamente le famiglie degli affiliati detenuti e a far cassa coi metodi tradizionali del racket, della droga, e dell’infiltrazione nel tessuto economico.

di Donato Di Stasio

Print Friendly, PDF & Email