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Pagano l’acconto per il loro matrimonio ma è una truffa: coppia ingannata da una location di Bacoli

Patience Montefusco 10/09/2022
Updated 2022/09/12 at 7:46 PM
5 Minuti per la lettura

Intervista a I.F., ragazza di Castel Volturno vittima del raggiro

Sposarsi è il coronamento di un sogno, fatto anche di sacrifici economici. Con il costo della vita in aumento e l’andamento della pandemia, tutto è diventato ancora più difficile. Le difficoltà aumentano se, malauguratamente, i giovani sposi si imbattono in imprenditori senza scrupoli, pronti solo ad intascare soldi senza tener conto dei contratti stipulati con il cliente.

Nonostante ciò, c’è chi non si è lasciato abbattere da questi ostacoli perché il desiderio di mettere su famiglia è stato più forte. Questa è la storia di I.F., una giovane ragazza di Castel Volturno che, purtroppo, è rimasta coinvolta in una vera truffa.

Raccontaci i dettagli della tua disavventura…

«È il 2019 e decidiamo di sposarci nel 2022, data anche la pandemia nel 2020. Decidiamo di iniziare a girare diverse location per scegliere quella giusta per noi. Una domenica arriviamo a Bacoli, all’E. P., posto incantevole, ci innamoriamo ed usciamo di lì praticamente già convinti della scelta. Dopo qualche mese decidiamo di bloccare la data, essendoci molto affezionati, chiaramente con contratto ed acconto. Nuove chiusure, nuovi dpcm ed altre ondate pandemiche non ci danno la possibilità di vedere anche solo un matrimonio svolto nella nostra location del cuore. Il 4 settembre 2021 mi trovo per puro caso sulla pagina ufficiale Facebook del ristorante ed inizio a leggere diverse recensioni negative, persone che si son viste saltare la cerimonia qualche giorno prima, persone che parlavano di responsabili spariti».

A quel punto come hai deciso di procedere?

«Decido pertanto di contattare il nostro unico e solo punto di riferimento, ovvero la persona che ci aveva accompagnato nei vari appuntamenti e con la quale avevamo stipulato il contratto, ma più che altro per essere rassicurata, cosa, tra l’altro, mai avvenuta. La persona in questione mi ha parlato di cassa integrazione per via del Covid, di pandemia che non permette al momento di svolgere matrimoni e di inattività della struttura, che risulta infatti chiusa.  Ci siamo allarmati nell’immediato ed abbiamo iniziato a cercare qualche altra coppia che avesse, come noi, prenotato per il prossimo anno. E di coppie ne abbiamo trovate davvero tante, tutte truffate come noi. Abbiamo scoperto il gioco che c’era sotto, i responsabili della struttura hanno preso acconti quando già sapevano che non avrebbero potuto svolgere i matrimoni, truffando tante giovani coppie. Hanno portato ogni coppia a spostare la propria data, hanno addirittura preteso il saldo della cerimonia qualche giorno prima che si svolgesse, cosa ovviamente inaccettabile ed impensabile. Hanno studiato bene la cosa portando la coppia a decidere di cambiare location, nessuno arriverebbe al giorno prima del matrimonio senza avere certezze sullo svolgimento del ricevimento, senza avere notizie sull’organizzazione dell’evento, tutto ciò per intascare tutti i nostri acconti, senza possibilità di restituzione. La persona di cui prima, mi ha lasciato una email a cui scrivere per “eventuali altri acconti o informazioni”; a questa email, solo dopo sollecito, hanno risposto in maniera vaga, senza darmi certezze.  Ma non finisce qui, l’unico numero di cellulare che lasciano al contratto risulta ormai inattivo, chiaramente inutili anche i messaggi via Whatsapp».

Di fronte a tutto questo,  qual è stata l’alternativa migliore? 

«Ognuno di noi ha provveduto a cercare un’altra location, con le mille difficoltà che questo comporta. Non sappiamo bene come muoverci perché è una truffa ai limiti della legalità, ma non finisce qui, i nostri soldi e i nostri piani hanno valore».

Come si è conclusa la vicenda? Oltre alla segnalazione fatta tramite giornale, hai intenzione di sporgere denuncia?

«Ho inviato sia una pec che una raccomandata di disdetta. A loro volta hanno risposto con una raccomandata, dicendo che entro sette giorni ci avrebbero restituito la caparra e affermando che non avrebbero più potuto sostenere l’organizzazione del matrimonio. Inutile dire che, trascorsi i sette giorni, la caparra non sia mai arrivata».

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