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Paestum, non si placa la polemica per i lavori al teatro di Velia

Redazione Informare 28/03/2021
Updated 2021/03/29 at 1:48 AM
10 Minuti per la lettura

La città di Elea fu fondata intorno al 540 a.C. dai coloni focesi in fuga dalla patria dopo la conquista ad opera del generale persiano Arpago. Qui, all’ombra della grande Poseidonia, la fortuna dei Focesi, i più arditi navigatori del Tirreno, gli esuli indomati della tirannide persiana, risorse. Su questa terra di esilio, infatti, sfavillò il pensiero più alto e più puro dei greci. Prima Senofane di Colofone, che qui teorizzò l’unità assoluta dell’Essere supremo come a cercare schermo dalla mutevole sorte degli uomini; poi, nati su questo suolo, Parmenide il grande, che invoco’ dalle vergini Eliadi la luce del vero sull’ingannevole apparenza delle cose e Zenone, il fedele discepolo di Parmenide, famoso per i suoi paradossi. Ai sapienti di Grecia Elea apparve come un faro di luce, tanto che nell’antichità si diceva che fosse una città senza importanza, ma che ha saputo generare grandi uomini.

Elea potrebbe essere un luogo della mente più che della terra, perché come luogo della mente meglio si confà ai paradossi di Zenone sulla freccia che non si muove o sul veloce Achille, che non riesce a raggiungere la tartaruga. In realtà, l’antica Elea sorgeva in un bellissimo luogo, collocato su un promontorio roccioso quasi a picco sul mare, dal quale si domina la vista di un litorale che si arcua tra il massiccio del Cilento a nord e Capo Telegrafo a sud, dietro il quale è Palinuro.

Nel 1883 giunse qui l’archeologo Francois Lenormant, che segnalò l’importanza di questa ignorata città dell’Italia antica, sfatando la leggenda che a quei tempi faceva del Cilento una terra brigantesca. Gli scavi iniziarono nel 1921 ad opera dell’archeologo Amedeo Maiuri. Nel 1927, ai piedi della bella torre di Sanseverino, fu scoperta la platea del gran tempio dell’acropoli, poi are e templi minori e, infine, il baluardo greco del “Castelluccio”. La scoperta di un edificio teatrale risale, però, alle indagini condotte sull’acropoli nel 1972 dall’archeologo Mario Napoli. Da queste indagini emerse che il teatro di Velia (il nome Velia le è stato attribuito in età romana) nacque intorno al 400 a.C. sul versante sud-orientale dell’acropoli della città magno-greca in un’area precedentemente occupata da un quartiere abitativo. Successivamente, il teatro subì una serie di ristrutturazioni e ampliamenti, raggiungendo il suo massimo splendore in epoca imperiale. La struttura semicircolare ha uno sviluppo gradonato in ventidue file di sedili, divisi in cinque settori di uguale ampiezza. Secondo tale ricostruzione, il teatro romano poteva ospitare fino a duemila spettatori. Oggi Velia è un sito patrimonio dell’Unesco.

Da pochi giorni si sono conclusi i lavori di manutenzione straordinaria all’antico teatro di Velia. Nel gennaio del 2021, tuttavia, l’architetto Raffaele D’Andria, ex tecnico della Soprintendenza, in merito a questi lavori denunciava un “grave, inaccettabile intervento in corso per il discutibile impatto visivo prodotto dai lavori di presunta manutenzione straordinaria”. Dimentichiamoci, quindi, la storia di Elea-Velia, città di filosofi e mercanti, perché adesso ne inizia un’altra, fatta di missive anonime, denunce e interrogazioni parlamentari, tutte raccolte dalla senatrice eletta nel Movimento 5 Stelle, la dottoressa Margherita Corrado, in una relazione di sessantacinque pagine sui lavori di restauro del teatro di Velia.

Al centro di questa vicenda, in cui di archeologia vi è ben poco e che, anzi, documenta l’agonia dell’archeologia, del concetto di bene pubblico e soprattutto del concetto di vigilanza e di conservazione, in base alle denunce del gruppo Ascea Viva e del Codacons, c’è il dottor Gabriel Zuchtriegel, che dopo aver guidato il parco archeologico di Paestum e Velia, è stato recentemente nominato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, nuovo direttore del Parco Archeologico di Pompei. La senatrice Margherita Corrado sui social ha pubblicato una delle tante lettere anonime, spedite al suo indirizzo in Calabria, che lamentano irregolarità nel Parco di Paestum e Velia.

Il gruppo Ascea Viva e il Codacons hanno, inoltre, sollecitato l’attenzione sull’affidamento e sulle finalità dei lavori denominati “Intervento di recupero e integrazione delle sedute del teatro dell’acropoli”. L’affidamento dei lavori dell’importo di 158mila euro ha premiato l’impresa Restauri e Costruzioni s.r.l., con sede legale ad Eboli, il cui amministratore unico è Gianino Infante. Nel novembre 2019 si è aggiudicata l’appalto della manutenzione del cimitero di Eboli, avendo la meglio sulle altre cinquantasette ditte concorrenti. Un fratello di Gianino, Pasquale Infante, commercialista, è attualmente a processo in relazione all’inchiesta “Caporalato” della Procura di Salerno, con l’accusa di essere stato a capo dell’organizzazione che sfruttava i braccianti extracomunitari della Piana del Sele. Un altro fratello, Pierino Infante, è anch’egli impegnato in politica, ex consigliere dem della Giunta Cariello ad Eboli, che ha ‘perso’ il Sindaco nello scorso autunno, perché inquisito e posto agli arresti domiciliari. Pierino Infante è accusato di avere corrotto l’ex sindaco Massimo Cariello con una somma di denaro.

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Per quanto riguarda le modalità dei lavori, nella relazione della senatrice Margherita Corrado, si legge che l’intervento è stato condotto senza che il progetto, neppure in forma di bozza, fosse sottoposto al Comune, sub-delegato dalla Regione, per ottenere l’autorizzazione paesaggistica, previo parere della Soprintendenza competente per territorio. Inoltre, gli incarichi di progettista, direttore lavori e RUP sarebbero stati assegnati a personale interno senza i titoli e l’esperienza richiesti per un lavoro di questo importanza. Questi lavori di restauro avrebbero trasformato, quindi, i resti del teatro ellenistico-romano in un nuovo spazio per spettacoli, ribattezzato ironicamente dalla senatrice Margherita Corrado, in “Palaparmenide”.

Secondo il direttore uscente del parco di Velia, Gabriel Zuchtriegel, “con questi lavori si è, invece, superata l’impossibilità di far accedere le persone alla cavea. Oggi tutti possono accedere alle sedute della cavea, ovviamente rispettando delle regole come succede in tutti i siti archeologici. La finalità non è solo quella di usare l’edificio antico per spettacoli teatrali, ma anche di far accedere visitatori singoli e famiglie a un monumento che, grazie al suo restauro, ci può far riscoprire la sorprendente acustica dei teatri antichi”.

In vero, quello dell’accesso delle persone alle sedute del teatro, non è mai stato percepito come un problema. Da tempo, lì si svolgono diverse iniziative come “Velia Teatro”, che gode del patrocinio dell’Università degli Studi di Salerno e dell’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico. Gli spettatori hanno sempre dimostrato apprezzamento per lo scenario suggestivo dell’acropoli e nessuna preoccupazione per il fatto che non fossero seduti sulle gradinate del Teatro, ma su strutture rimovibili, approntante per l’occasione, in aree dell’acropoli che non compromettessero la conservazione delle strutture antiche. Il Parco di Velia non solo ospita già grandi eventi, ma lo ha fatto secondo un’impronta precisa di sintonia con l’evo antico, chiara dimostrazione della straordinaria consapevolezza della comunità locale riconosciuta nel 1998 dall’Unesco.

Su questo aspetto è molto critica la senatrice Margherita Corrado: “Il caso del teatro di Velia evidenzia il vuoto che possono celare le parole gestione, conservazione valorizzazione nelle forme dell’innovativo management dei beni culturali, soprattutto per quanto attiene al marketing culturale, finalizzato sull’organizzazione di eventi culturaliL’esigenza di una valorizzazione economica del settore sostenuta da competenze e personale qualificato non ha attuazione. In questo periodo si fa particolare abuso nella politica dei beni culturali di termini come programmazione, co- programmazione, partecipazione condivisa, co-partecipazione, progettazione, europrogettazione, programmazione, come anche di conoscenza, competenza, ricerca, innovazione, sviluppo. Sono parole inserite a livello esornativo negli slogan propagandistici che mancano nella gestione reale”.

Quindi, la sfida per il futuro è quello di custodire e preservare la bellezza e l’atmosfera del luogo. Da tempo il nostro Paese ha esiliato Elena, l’idea di bellezza, riconoscendo solo ciò che è utile e profittevole. È opportuno ricordare che Elea, la città di Parmenide, viene visitata da migliaia di turisti per il desiderio di rivivere l’avventura mediterranea di una città greca di speculatori metafisici e navigatori ardimentosi, fra colli di ulivi e dossi ammantati di mirti. Questa è la bellezza di Velia, l’antica Elea, presso la Marina di Ascea, che va preservata.

di Domenico Cacciapuoti

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