Padre Raffaele Nogaro: «Disobbedienza civile per i complici dei danni ambientali»

Padre Raffaele Nogaro - Photo credit Alessandro Musone

Il Monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, è forse uno degli esempi più nitidi della lotta cristiana contro i vari tipi di economia criminale. Ha origini friulane, ma ciò non l’ha mai portato distante da un territorio che ormai gli è incollato sulla pelle: il casertano. “Don Raffaele”, così preferisce essere chiamato, è sempre stato in prima linea contro la camorra: fu tra i primi (e a volte anche uno dei pochi) a schierarsi nei cortei, definì le cave “gironi infernali”, e già nel 2008 accusò la Chiesa di esser spesso stata in silenzio contro la criminalità organizzata.

Padre Nogaro, diverse inchieste ci mostrano come lo sversamento illecito di rifiuti tossici sia ancora attivo in Campania e soprattutto nel casertano. Cosa ne pensa dell’attuale fenomeno e della perenne collusione politica in queste vicende?
«Sono ormai in disparte ma continuo ad insistere con la mia gente, con quelli che ho accanto, sull’importanza della disobbedienza civile. La protesta democratica nelle piazze deve assolutamente rinascere».

Una disobbedienza incentrata su chi?
«Bisogna intervenire sia contro coloro che fanno il danno, ma anche contro coloro che permettono e acconsentono davanti a questo fenomeno. Mi riferisco a certi politici e certi amministratori corrotti».

Nel 2008 ha affermato che la Chiesa è rimasta per tanto in silenzio, ha visto dei miglioramenti? Ha influito il pontificato di Francesco?
«Purtroppo la Chiesa è stata molto in silenzio in quegli anni. Affermare che tutto è radicalmente cambiato non sarebbe intellettualmente onesto: è cambiato qualcosa, ma non tutto».

di Antonio Casaccio
Foto di Alessandro Musone

Tratto da Informare n° 181 Maggio 2018