Pace e catartica religiosità: Assisi, cuore dell’arte

Assisi - Basilica San Francesco - Photo credit Carmine Colurcio

Non ne sono certa. Non sono certa che Assisi sia una città. No, più ci penso (con gli occhi del corpo, della mente, del cuore …), più mi convinco che Assisi è un’idea quasi platonica, un “concept”, come direbbero i miei giovani amici-allievi. Intanto, è nel cuore dell’Umbria che fra Todi, Spoleto, Gubbio, Cascia e la mia amata Spello si è fatta la fama nel mondo di luogo privilegiato delle “anime elette’”. Per cominciare, ad Assisi non si arriva “in piano”, ma salendo (non tanto!), in un’askēsis geografica, fisica, ma anche e soprattutto dell’anima, giacché da secoli e secoli qui si viene per trovare pace, per costruire pace e dialogo fra le genti. Il Monte Subasio è lì a far da custode e baluardo, Assisi vi si appoggia, ma quando sei dentro la città non lo sai, non lo senti, non t’importa perché prima ancora di salire verso l’acropoli sai già che qualcosa è “magicamente accaduto” dentro di te. Eppure, la Rocca non ha una storia facile né serena: fu prima distrutta da una rivolta popolare contro Corrado di Ursilingen alla fine del XII secolo, poi ricostruita a metà del Trecento, mentre i Papi erano ad Avignone, da Egidio di Albornoz, battagliero cardinale. Difesa da possenti mura in pietra rosata locale, fu “location” del film “Fratello sole, sorella luna” di Franco Zeffirelli.

 

Assisi Basilica San Francesco inferiore - Photo credit Carmine Colurcio
Assisi Basilica San Francesco inferiore – Photo credit Carmine Colurcio

 

E siamo arrivati al punto, più o meno. Certo, possiamo continuare a parlare dell’imperiosa Rocca che domina la valle o della storia antichissima testimoniata dal bell’anfiteatro romano, ormai circondato come in un abbraccio da case medievali, o delle splendide ville dei ricchi patrizi, come la “Domus” di Properzio (che affreschi e che mosaici!) proprio sotto la Chiesa di Santa Maria Maggiore, o la bella “Domus” del Larario, pur essa del I secolo d. C., nel cuore sotterraneo di Palazzo Giampè. Del resto, qui era nato il languido autore di raffinate elegie dedicate a tante belle donne: Sesto Properzio. Possiamo parlare dei suoi palazzi, come il Palazzo del Capitano del Popolo, nome suggestivo e traditore giacché questo Palazzo ha un’aristocraticissima origine: fu voluto da Gneo Cestio e Tito Cesio Prisco verso il 30 a. C. e oggi è forse uno degli edifici romani, noto come Tempio di Minerva, meglio conservati al mondo. Bellissimo, con alte colonne scanalate, un pronao di tutto rispetto, fa spettacolo a sé, se è vero che Goethe durante il suo memorabile “viaggio in Italia”, giunto ad Assisi, decise di visitare il solo Tempio di Minerva. Possiamo, certo, possiamo continuare a parlare di tanti palazzi e delle piazze e delle fontane e delle tante e tante opere d’arte rubate dai dannati Francesi fra 700 e 800 con la scusa della liberté, ma la verità è che ad Assisi oggi si va soprattutto per San Francesco, per Santa Chiara, peraltro patroni d’Italia. Di San Francesco si sa tutto, verità, storia, miti e leggende, ma a me piace ricordare che fu battezzato in un luogo “segnato” dalla storia, lo stesso luogo dove fu battezzato Federico II: la Chiesa basilicale di San Rufino.

 

Assisi Basilica San Francesco superiore - Photo credit Carmine Colurcio
Assisi Basilica San Francesco superiore – Photo credit Carmine Colurcio

 

Sono certa che nessuno si sorprenderà se dico che fra le tante opere d’arte di questo luogo, anch’esso erede della migliore romanità, spiccano due statue poste nella controfacciata (rispetto all’altare), vicino al portale centrale: San Francesco di Giovanni Dupré (1882) e Santa Chiara della figlia di Giovanni, Amalia Dupré (1888). Ordini religiosi, uno stile di vita, addirittura una parte del fashion sono storicamente legati a San Francesco che non è mai passato di moda (absit injuria verbis!) ma oggi più che mai abbiamo bisogno di Lui non solo per la necessità di Pace che da un secolo a questa parte significa sopravvivenza del mondo, ma anche per la necessità sempre più impellente di difendere il pianeta dagli scempi ambientali. Se il XX secolo si è caratterizzato per le ossessioni tecnologiche, il nuovo millennio ritorna sempre più (speriamo!) a San Francesco e ai suoi canti alla natura, agli animali, tutti a pari titolo degli uomini creature di Dio, senza alcuna gerarchia, anzi “fratelli e sorelle”. Mirabile rivoluzione, questa sì!

di Jolanda Capriglione
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018

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