Osservatorio Vesuviano, la situazione dei vulcani partenopei

Osservatorio Vesuviano Stazione di Napoli (Foto di Gabriele Arenare)

L’Osservatorio Vesuviano è un’istituzione pubblica dedicata alla ricerca vulcanologica e geofisica e alla sua applicazione al monitoraggio dei vulcani attivi. Fondato nel 1841 dal re delle due Sicilie Ferdinando II di Borbone, è il più antico osservatorio vulcanologico del mondo.

Dott. Giuseppe De Natale (Foto di Gabriele Arenare)
Dott. Giuseppe De Natale

Il Centro di Sorveglianza rappresenta dal 2001 la Sezione di Napoli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), si occupa del Vesuvio, dei Campi Flegrei, di Ischia e dello Stromboli ed è diretto dal dott. Giuseppe De Natale, il quale abbiamo intervistato in esclusiva per discutere circa la situazione dei vulcani in terra partenopea e dell’attività di monitoraggio costante svolta dall’Osservatorio.
Il sito web www.ov.ingv.it, oltre ad essere facilmente consultabile, è aggiornato costantemente con le novità riguardanti l’attività dell’Osservatorio e con la pubblicazione di bollettini di sorveglianza periodici dei vulcani interessati.

Direttore, qual è la situazione attuale dei vulcani nell’area partenopea?
«Ci sono 3 vulcani (Vesuvio, Campi Flegrei ed Ischia ndr) per i quali esistono 4 livelli di allerta: il verde rappresenta il livello base, di quiescenza, ed oggi il Vesuvio ed Ischia ne fanno parte; i Campi Flegrei sono di livello giallo, il secondo gradino di allerta, quello che viene deciso dalla Protezione Civile Nazionale e dalla Commissione Grandi Rischi quando un vulcano presenta qualche anomalia anche se non estremamente critica. Con il livello giallo l’Osservatorio deve incrementare il monitoraggio dell’area ed essere più attento a controllare se questi fenomeni vanno in escalation e potenziare il dialogo con la Protezione Civile. In merito c’è una maggiore attenzione ed un costante aggiornamento anche col governo. Il livello arancione è il penultimo, ed è quello di preallarme. Quando scatta l’allarme, il livello rosso, tutta l’area rossa deve essere evacuata in meno di 3 giorni. Questi ultimi due livelli sono direttamente gestiti dal governo».

Che tipo di attività svolge l’Osservatorio in termini di comunicazione e monitoraggio?
«I nostri compiti sono di natura scientifica. Noi dobbiamo informare gli organi di Protezione Civile Nazionale perché è con loro che agiamo in convenzione di quello che succede ai nostri vulcani. Abbiamo una sala di monitoraggio attiva h24 dove ci sono sempre 2-3 persone tra ricercatori e tecnici che devono comunicare ogni evento notevole che avviene nelle nostre aree vulcaniche, emettendo in questi casi dei comunicati di aggiornamento».

 

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La situazione più preoccupante è quella dei Campi Flegrei. Ce la può spiegare più nel particolare?
«I Campi Flegrei 45 anni fa iniziarono dei fenomeni di sollevamento che nel ‘70 portarono all’evacuazione del rione Terra e fu costruito il rione Traiano; nell’83 fu evacuata tutta Pozzuoli, spostata temporaneamente a Monteruscello. Poi non successe niente e tutti ritornarono. Tra l’83 e l’84 ci furono circa 15.000 terremoti, anche di magnitudo 4, di cui alcune centinaia furono avvertiti dalla popolazione. Dalla fine dell’84 fino al 2005 abbiamo assistito ad un abbassamento del suolo. Da quell’anno il suolo ha cominciato ad innalzarsi e questo fenomeno tutt’oggi perdura. Questo nuovo episodio di sollevamento è più lento rispetto a quello degli anni ‘70 e ’80; tra l’83 e l’84 c’erano ritmi di sollevamento fino ad un metro all’anno. Il sollevamento del suolo non è mai un buon segnale in area vulcanica perché significa che c’è del movimento del magma ma ad ora non sono dati preoccupanti perché la storia ci racconta che ci sono stati eventi decisamente più significativi».

Quanto è lungo il passo che potrebbe portare dal livello giallo a quello arancione?
«Non è codificato in maniera precisa. Se dovesse la sismicità aumentare in maniera considerevole, ad oggi molto blanda, è un salto che potrebbe essere deciso dalla Commissione Grandi Rischi e dalla Protezione Civile Nazionale. Ogni sei mesi un anno mi convocano per fare una panoramica della situazione e capire se è necessario portare il livello giallo ad arancione, o meno».

Da quanto ci ha raccontato il Vesuvio, invece, è tranquillissimo…
«Nonostante tutti gli allarmi che si danno, il Vesuvio è stabilissimo. Dagli anni ’70, che è monitorato molto bene, non ci sono deformazioni del suolo, anzi ci sono addirittura piccoli abbassamenti della zona craterica. Un’eventuale eruzione del Vesuvio sarebbe prevedibile in quanto, come tutti i modelli di un vulcano a condotto chiuso, prima di aprire il condotto c’è bisogno che il gas all’interno del magma deve provocare molta pressione che alla fine supera la resistenza e la pressione di confinamento delle rocce e quindi lo fa eruttare. Questo significa che prima dell’eruzione ci devono essere pressioni di alta entità, assolutamente rilevabili».

In caso di una situazione allarmante, si è fatto un’idea di cosa potrebbe accadere in città?
«Quando si è al livello rosso bisogna evacuare circa 700.000 persone, se si tratta del Vesuvio, o 600.000 nel caso dei Campi Flegrei: è una responsabilità politica molto grande che qualcuno dovrà prendersi in caso di segnali allarmanti. Quello che potrebbe accadere è un passaggio un po’ caotico di informazione. La problematica è spostare molte persone sapendo che la possibilità di falso allarme è altissima. È possibile che, nonostante un livello d’allarme rosso, non ci sia alla fine un’eruzione. Le responsabilità politiche sono alte perché il vero problema sono i falsi allarmi non quelli mancati».

di Fabio Corsaro 
Foto di Gabriele Arenare

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai… Per aspera ad astra!