Ospedali Covid: irregolarità, indagini e sospetti

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Accelerano le indagini sulla gestione dell’emergenza Covid da parte della Regione Campania, giusto in tempo per le elezioni regionali. Al centro del nuovo filone investigativo gli Ospedali Covid.

Un caso, quello della gestione dell’emergenza, fin da subito sotto i riflettori di inchieste giornalistiche, entrato a marzo nei fascicoli della Procura della Repubblica di Napoli, poi della Corte dei Conti e di altre sei procure della Campania. Ad essere sotto osservazione sono state (e sono) la concessione ai privati delle analisi dei tamponi, i fondi assegnati alla sanità privata (di cui abbiamo parlato due mesi fa) e gli appalti per la costruzione degli Ospedali Covid. Questi ultimi, al centro del nuovo filone investigativo che vede indagati (per ora) Ciro Verdoliva, Luca Cascone e ultima Roberta Santaniello, importanti ingranaggi della macchina di De Luca. Sotto il mirino anche la SoReSa, la società regionale che si occupa degli acquisti per il settore sanità.

Nella mattina del 1 agosto, i carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno effettuato blitz nelle sedi dell’Asl Napoli 1 e della SoResa, sequestrando documenti relativi alle gare d’appalto e il contenuto delle mail lavorative e private di dipendenti e funzionari.

I tre “moduli prefabbricati per terapie intensive”, voluti fortemente dal presidente della Regione Campania, sono stati allestiti a Napoli presso l’Ospedale del Mare, a Caserta presso l’Ospedale San Sebastiano e a Salerno presso l’Ospedale Ruggi d’Aragona. Ad aggiudicarsi i lavori con una gara d’appalto rapidissima durata appena 48h, l’azienda veneta MED (Manufacturing Engineering Development), a quanto pare l’unica ad aver presentato in tempi brevissimi un progetto esattamente uguale alle richieste della Regione Campania per tutti e tre i lotti, costati 18 milioni di euro. Quando si dice la fortuna.

A destare i maggiori sospetti, il modulo prefabbricato costruito presso l’Ospedale del Mare (già da sé una struttura piena di misteri irrisolti),

la cui preparazione dell’aria è stata subappaltata alla Siram-Veolia, azienda molto attiva in Campania che gestisce l’appalto per la manutenzione ordinaria e straordinaria all’Ospedale Cardarelli, di cui Ciro Verdoliva è stato direttore.

Fin qui tutto bene, se non fosse per il fatto che i lavori della Siram all’Ospedale del Mare erano iniziati già cinque giorni prima che gli fossero assegnati ufficialmente i lavori. E qui più che fortuna sembra esserci proprio lo zampino della magia. Tant’è che nel momento in cui i giornalisti di Fanpage.it hanno chiesto un’intervista con il manager della Siram che si è occupato dei lavori, già non c’era più nessuno. Il manager Crescenzo De Stasio è stato sospeso, finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Siracusa che lo vede coinvolto in un giro di tangenti ai dirigenti delle Asl siciliane per vincere gli appalti.

Inoltre, due dei tre ospedali (Caserta e Salerno) non sono mai entrati in funzione per l’assenza di collaudo, probabilmente dovuto a un pagamento in sospeso dovuto a delle modifiche in corso d’opera. Modifiche che avrebbero dovuto permettere di utilizzare i prefabbricati non più per le terapie intensive (non essendoci, per l’unità di crisi della Regione Campania, più urgenza) ma per la degenza di malati Covid. Secondo un documento reso pubblico da Fanpage.it, la MED avrebbe richiesto alla Regione Campania un pagamento di 2 milioni di euro mai avvenuto prima di procedere al collaudo.

Insomma, perché dopo aver speso 18 milioni per costruirli in soli 40 giorni (che avrebbero dovuto essere addirittura 18), si è preferito non pagarne 2 necessari a renderli utilizzabili?

Il primo ad attirare a sé i riflettori è stato proprio Ciro Verdoliva, direttore dell’Asl Napoli 1 e braccio destro di De Luca durante l’emergenza (soprattutto per quanto riguarda la realizzazione degli Ospedali Covid), oggetto di una dibattuta puntata di Report.

Verdoliva era stato già sotto la lente della Procura. L’ottobre scorso, rinviato a giudizio insieme ad altre 54 persone (tra cui l’ex-governatore Stefano Caldoro) nell’inchiesta sul cosiddetto “Sistema Romeo”. Un sistema messo in piedi dall’imprenditore Alfredo Romeo insieme a funzionari pubblici per trarre, secondo i giudici, vantaggi sugli appalti. In particolare, secondo le accuse, Verdoliva, allora direttore dell’ufficio economato dell’Azienda ospedaliera Cardarelli di Napoli, non avrebbe vigliato su “disservizi e inadempienze” commessi dall’azienda Romeo nell’esecuzione di un appalto di pulizia al Cardarelli, in cambio anche (sempre secondo le accuse) di lavori in un suo appartamento privato.

Ma le opacità nell’Asl Napoli 1 precedono l’insediamento di Verdoliva, lasciando presagire qualcosa di più grosso.

Solo l’anno scorso, sono stati processati 28 imputati e arrestate 6 persone per “associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”. Tra cui  Loredana Di Vico, dirigente dell’unità operativa complessa acquisizione beni e servizi dell’Asl Napoli 1 Centro e l’imprenditore Vincenzo Dell’Accio, gestore di società per la rivendita di articoli medicali risultate amministrate da prestanome. Intanto, dal 2019 l’Asl Napoli 1 è a rischio scioglimento per presunte infiltrazioni camorristiche dell’Alleanza Secondigliano ma nessuna decisione è stata ancora presa a riguardo.

L’altro indagato è il consigliere regionale salernitano Luca Cascone.

In passato assessore della giunta comunale guidata dal presidente De Luca, invece, senza alcun titolo, avrebbe avuto un ruolo centrale sia nel maxiappalto che nella fornitura di dispositivi di sicurezza e macchinari sanitari. L’inchiesta di Fanpage.it ha messo in luce come Cascone, presentandosi come membro dell’Unità di Crisi o come uomo di SoReSa abbia svolto un ruolo di intermediazione tra la Regione Campania e le ditte private per la vendita di ventilatori polmonari e mascherine, in violazione con le norme del codice degli appalti e le leggi in materia.

Il nome di Cascone compare anche in una relazione inviata dalla MED (l’azienda appaltatrice dei tre ospedali prefabbricati) alla Regione Campania che lo identifica come “uno degli interlocutori che hanno determinato le scelte realizzative dell’opera in concreto realizzata”, insieme a Ciro Verdoliva e Roberta Santaniello (quest’ultimi realmente membri dell’Unità di Crisi). Raccontando, inoltre, di alcune “chat whatsapp” utilizzate per velocizzare le comunicazioni tra l’azienda e i tre.

A completare il quadro (o quasi), infatti, entra nel registro degli indagati per turbativa d’asta  anche Roberta Santaniello, esponente dell’ufficio gabinetto della Giunta regionale della Campania e dell’Unità di Crisi.

E la SoReSa?

Durante l’emergenza (con notifica il 27 aprile) il direttore generale, il salernitano Gianluca Postiglione, si è dimesso per motivi ancora ignoti. Al momento non ci sono connessioni con i fatti citati, ma viene spontaneo chiedersi (data la coincidenza temporale) se le sue dimissioni siano legate agli episodi sotto indagine. magari a un dissidio con i vertici regionali. Per ora solo silenzio da parte di Postiglione, mentre il presidente del Consiglio di Amministrazione e amministratore delegato Corrado Cuccurullo è indagato con l’ipotesi di concorso in turbativa d’asta.

A quanto pare la strategia adottata da De Luca per la gestione dell’emergenza puzza di marcio. Altro che primi della classe, di irregolarità ce ne sono a palate. Del resto, la sanità è uno dei feudi più fruttuosi della politica e non è una novità, soprattutto quando si tratta di acquistare beni e servizi, di realizzare opere o di accreditare prestazioni sanitarie alle strutture private. Giusto in tempo per le elezioni regionali.

di Giorgia Scognamiglio

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