Osimhen all’attacco contro la corruzione e gli abusi nel suo paese

Informareonline-Corruzione

In Nigeria la corruzione è un grave problema che riguarda ogni settore della vita, sia pubblica che privata. Il primo sistema dilaniato dalla corruzione è quello che dovrebbe garantire il rispetto delle leggi: il sistema giudiziario.

Difatti, benché il Codice Penale nigeriano criminalizzi la corruzione, prevedendo una pena fino a 7 anni di carcere per coloro che accettano o pagano tangenti, non si riesce a contrastare il problema e quindi ottenere dei pagamenti facilitanti è ormai la norma. La politica ha un’importante ingerenza nell’attività giudiziaria, infatti, nonostante la costituzione garantisca l’indipendenza della magistratura, i funzionari giudiziari richiedono di sovente tangenti in cambio di sentenze favorevoli o per velocizzare l’iter burocratico. Emblema di come la giustizia dipenda dalla ricchezza o dalla povertà dei detenuti è l’istituto della cauzione la cui cifra è decisa autonomamente dai poliziotti; talché si potrebbe affermare che le carceri si fondano sull’estorsione.

Ed ancora, spesso i poliziotti mentono sulla verità dei fatti e per farlo richiedono delle mazzette. Inoltre, è ben nota l’incapacità della polizia nel far rispettare le leggi e così le imprese sono costrette a pagare per potersi assicurare protezione dalla violenza e dalla criminalità.

Il rapporto con la popolazione è iniziato a degenerare da quando la polizia e le forze armate sono state utilizzate per controllare il rispetto delle restrizioni imposte per contenere l’epidemia da coronavirus. Da quel momento sono anche aumentati i casi di violenza, ed infatti, secondo la National Human Rights Commission del paese, nelle sole prime due settimane di marzo, le forze dell’ordine hanno ucciso più persone di quante ne abbia uccise il coronavirus: 11 morti a causa della pandemia e 18 persone arrestate e torturate per imporre misure di limitazione della circolazione.

Le proteste, iniziate a Lagos, si sono espanse celermente in tutto il Paese e l’evento scatenante per la ripresa veemente è stata la diffusione di un filmato, ai primi di ottobre, in cui un giovane viene sparato da un agente della SARS per rubarne il veicolo. I cittadini, prima hanno manifestato il dissenso sui social network, utilizzando l’hashtag #endSARS, per poi tornare nelle strade.

La Sars (Special Anti-Robbery Squad), è stata fondata nel 1992 per fronteggiare la crescita della criminalità e della mafia nigeriana, ma in questi anni è aumentato vertiginosamente il numero dei cittadini che accusano l’unità di ricorrere alle medesime violenze adoperate dalle gang che avrebbe dovuto contrastare. Difatti, Amnesty International ha stimato che dal 2017 all’attualità ci sono state almeno 84 violazioni dei diritti umani causate dai membri di tale reparto. Nonostante il presidente Buhari abbia decretato lo scioglimento della Sars, le rivolte proseguono perché la polizia ha istituito una nuova unità speciale e tra i manifestanti vi è la paura che il problema si sia solo mascherato. Infatti, l’hashtag #endSars è mutato rapidamente in #endSwat, dal nome del nuovo corpo.

L’obiettivo dei cittadini, oltre a far cessare i soprusi, è una riforma globale della polizia perché molti di questi agenti ricevono stipendi esigui o addirittura non ne ricevono per mesi e quindi si rivalgono sulla popolazione civile anche ricorrendo alla violenza. Le proteste #endSars, però, non riguardano solo la Sars, ma vogliono porre fine alla brutalità del Paese e chiedono a gran voce una legge e un governo che tutelino la popolazione.
Il potere delle persone è sempre più forte delle persone al potere”, Victor Osimhen.
Wakanda.

di Salvatore Sardella

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