Orhan Pamuk scrittore

Festival Campania Libri, il Premio Nobel Orhan Pamuk presenta la sua ultima opera

Marianna Donadio 30/09/2022
Updated 2022/09/30 at 12:52 PM
4 Minuti per la lettura

La prima giornata del Festival Campania Libri, il festival della lettura e dell’ascolto che fa base a Palazzo Reale, si apre con la presenza del Premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk a presentare il suo nuovissimo romanzo Le notti della peste. Uscito in Italia solo da pochi giorni, questo romanzo storico racconta e rielabora attraverso vicende fittizie l’epidemia di peste di inizio ‘900, sullo sfondo di un impero ottomano ormai in declino.

Nonostante possa sembrare tutt’altro che casuale la scelta di questo tema, così collegato con l’attualità, l’idea di quest’opera ha avuto le sue primissime origini quasi 40 anni fa, quando l’autore da giovane aveva letto La peste di Camus. Quest’opera infatti, affianco al Diario dell’anno della peste di Daniel Defoe e ai Promessi Sposi di Manzoni è tra le opere considerate da Pamuk le migliori ad aver trattato la tematica della peste.

L’arte del romanzo si basa sulla capacità di raccontare le nostre storie come se appartenessero ad altri, e di raccontare le storie degli altri come se fossero le nostre, scrive il Premio Nobel nell’introduzione. È proprio attraverso quest’arte che l’autore riesce a raccontarci la Turchia contemporanea ambientandola nella piccola isola immaginaria di Mingher, dove l’arrivo della peste sembra giustificare un atteggiamento sempre più autoritario da parte dell’impero.

Il racconto di questi eventi viene affidato a due narratrici femminili: la principessa Pakize, figlia del sultano ottomano Murad V, che racconta attraverso delle lettere alla sorella la vita dell’isola durante la diffusione del morbo, e la sua pronipote che generazioni dopo raccoglierà e i suoi scritti e ne ricostruirà il senso storico.

«Dopo i miei primi romanzi i lettori e le lettrici, principalmente le lettrici turche, mi hanno dato questo tipo di risposta: “caro Pamuk, i suoi libri ci piacciono moltissimo, ma non vediamo un ruolo di primo piano per le donne”. Mi sono trovato talmente d’accordo che crescendo ho deciso di riformarmi e di cercare, da allora in avanti, di scrivere le mie storie attraverso occhi di donna. Il grande Henry James ha parlato proprio di questo: vedere la Storia attraverso gli occhi di una donna. Questo ho fatto ne Le notti della peste e questo farò ancora». Spiega l’autore, rispondendo alle domande del giornalista e biografo Antonio Gnoli.

Un tema ricorrente in questo romanzo è la domanda, che non troverà mai una risposta definita, su quanto il singolo individuo possa influenzare il corso della Storia o sia invece quest’ultima a determinare l’individuo stesso. Nel romanzo non c’è una ma tante risposte a questo quesito secolare, spiega lo scrittore. Le due influenze opposte, infatti, si muovono nel romanzo e nella Storia con spinte imprevedibili in direzioni contrarie o, talvolta, convergenti.

Viva la libertà! È questo l’inno con cui si conclude il libro. Un inno che Pamuk rivolge direttamente alla sua madrepatria, la Turchia, che spera possa un giorno tornare libera.

«Quest’ultima frase è fuori dal romanzo storico. È un’allusione aperta alla Turchia odierna e il bene prezioso della libertà che le due donne invocano nel finale è lo stesso che le turche e i turchi di oggi desiderano ancora».

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