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Il volto smagrito, gli occhi cerchiati, la testa derubata della sua chioma. Questa l’immagine della bellissima donna in terapia chemioterapica, avvolta in una poco convincente bandiera tricolore e affiancata da una scritta: “No a un regionalismo che divide, Italia non abbandonarci, Vogliamo una Sanità uguale per tutti”.
L’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (OMCeO) della provincia di Bari ha fatto partire oggi una campagna di comunicazione attraverso l’affissione di questi manifesti che da marzo proseguirà nelle altre città italiane, in risposta alla richiesta di autonomia differenziata di Veneto, Lombardia ed Emilia. Come noto la questione sarà oggetto della trattativa Governo-Regioni, ma l’Ordine teme che rischia di negare l’uguaglianza dei cittadini italiani nell’accesso al diritto alla salute sui valori di equità, uguaglianza e solidarietà.
La campagna è accompagnata dall’hashtag #SialSSN, che richiama integralmente i benefici di un sistema sanitario nazionale, dalla assistenza alla formazione (rischi di differenze su ticket e farmaci equivalenti piuttosto che di difformità di trattamento a livello contrattuale della categoria a seconda delle regioni).
Controverse le opinioni sui possibili effetti di tale autonomia differenziata, ragione per la quale l’OMCeO chiede maggiore trasparenza e partecipazione.

Osservando in modo più ravvicinato i dati del Rapporto Osservasalute relativo al 2017, la situazione meridionale risulta assai critica, con la Campania maggiormente a rischio.
Emerge difatti che in Italia si muore meno per tumore e malattie croniche solo dove la prevenzione funziona e dunque se al nord la mortalità è in calo, al sud è maggiore alla media nazionale dal 5 al 28%. Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane, dichara: “La situazione più grave è in Campania dove si registra un +28% di mortalità per tali malattie rispetto alla media nazionale del 2,3%. In Sicilia la mortalità è del +10%, in Sardegna è del +7% e in Calabria è del +4,7%. Eccezione è la Puglia dove, invece, il tasso di mortalità è nella media nazionale“.
Dal Rapporto Osservasalute emergono altri dati di grande significato: nel sud Italia, con la Campania capolista, una persona su cinque dichiara di non avere soldi per pagarsi le cure, con grave difficoltà di accesso alle stesse, non riscontrato nel centro-nord. La spesa dei cittadini per la salute negli ultimi anni (2012-2016) è aumentata di circa l’8,3%, ma in maniera disuguale: è elevata al nord, costante al centro, ridotta al sud. Le regioni del nord si distinguono per buoni livelli di erogazione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), con basse percentuali di persone che rinunciano alle cure. A guidare la classifica delle regioni con la spesa privata pro capite più alta ci sono la Lombardia (608 euro), l’Emilia-Romagna (581 euro) e il Friuli Venezia Giulia (551 euro), che vantano anche strutture sanitarie pubbliche con standard qualitativi più elevati, mentre la Campania (263 euro) e la Sicilia (245 euro) chiudono la graduatoria.

Da italiana e da orgogliosa napoletana mi chiedo sempre che aspettiamo a insorgere.

di Barbara Giardiello
barbara.giardiello05@gmail.com