Nel contesto di Sant’Arpino poco più di un anno fa, con il pretesto di recuperare uno spazio in abbandono, Antonio Rossi e i suoi soci “so’ trasute e’ sicche, e se so’ mise e’ chiatte”.

Solitamente lo si dice in maniera dispregiativa, ma qui il lavoro fatto è una delizia. L’opificio PUCA, con la sua altissima ciminiera, è un landmark nel paesaggio circostante: già da sola richiama l’attenzione dei curiosi. A lei si sono aggiunti, nell’ultimo anno, le decine di artisti che negli spazi ritrovati hanno esposto la propria arte, o in alcuni casi, l’hanno fatta.

La prima inaugurazione si è svolta il 3 Giugno 2018, con TURNO PRIMO. Una ensamble di artisti noti per la “posa della prima opera”. Da qui in poi un’escalation di eventi, tra cui ricordiamo la collaborazione con il Liceo Artistico di San Leucio e le riprese per il video musicale di Maria Pia De Vito con Chico Buarque per il brano “Todo Sentimiento”. Senza poi dimenticare l’aperitivo futurista per l’apertura speciale degli appartamenti nobili, in uno stato di gradevole degrado, durante il quale abbiamo potuto assaggiare le polibibite: “guerra in letto”, “l’opificio” e “cretino fosforescente”.
Fino ad arrivare a TURNO SECONDO, una mostra collettiva con tecniche e linguaggi interdipendenti: pittura, fotografia, scultura, arte digitale, disegno e installazioni di artisti italiani e stranieri. Per l’occasione, Informare ha sentito il gallerista Antonio Rossi.

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Antonio, da quanto tempo lavori nel mondo dell’arte?

«Lavoro ufficialmente nel mondo dell’arte dal 1990, anno in cui ho inaugurato la prima galleria in via Cesare Battisti a Caserta, nel vecchio studio legale di mio padre avvocato. Da qui il nome “Galleria studio legale”. L’attività della galleria è sempre stata focalizzata alla ricerca e alla scoperta di nuovi talenti; oggi ci concentriamo soprattutto sulla creazione di eventi, perché questi possano esprimersi appieno».

Perché hai scelto Sant’Arpino e cosa vi hai trovato?

«Ho scelto di aprire questo spazio di Sant’Arpino perché ho trovato artisti e gente di grande spessore umano e culturale. Qui abbiamo costituito un’associazione, denominata “Opificio Puca”, che si occuperà dell’organizzazione di tutti gli eventi; la direzione artistica della galleria è invece affidata a me».

Cos’è stato l’Opificio PUCA e cosa diventerà?

«È stata una industria di conserve alimentari, dove si producevano pomodori, marmellate e frutta secca, soprattutto per l’esportazione negli USA, fino alla fine degli anni settanta. Attualmente è sede di alcuni piccoli calzaturifici artigianali.
La nostra idea è quella di riconvertire l’Opificio da industria conserviera o di calzature ad industria culturale».

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Un anno di attività, Centro per l’Arte contemporanea e sede della Galleria Studio Legale. Qual è il rapporto degli artisti con questo spazio?

«Per gli artisti è una grande opportunità confrontarsi con spazi estremamente stimolanti, che gli danno la possibilità di creare apposite installazioni. In collaborazione con loro e l’associazione dei ragazzi di santarpinesi, pensiamo a questo spazio come luogo di aggregazione e produzione di eventi, nella speranza di restituire tutto il sapere prodotto alla cultura atellana».

L’Opificio PUCA è in Corso Atellano, 51 a due passi dalla stazione e dal centro di Sant’Arpino, dunque raggiungibile facilmente con mezzi propri o pubblici.

di Francesco Cimmino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°197
SETTEMBRE 2019

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