Durante il weekend del 26 e 27 ottobre, l’evento «Open House Napoli» ha permesso a cittadini e curiosi di riscoprire arte e architettura nel cuore della città di Napoli, aprendo al pubblico un gran numero di musei, siti ed edifici solitamente inaccessibili. 

Antico e moderno – Complesso dello Spirito Santo

Di notevole interesse è stata la mostra sul difficile rapporto tra antico e moderno a Napoli, allestita presso il Complesso dello Spirito Santo, sito in via Toledo, oggi sede della Facoltà di Architettura dell’Università Federico II.

«Dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale – ha illustrato una volontaria dell’OHN – del Complesso dello Spirito Santo restano la facciata del Quattrocento, il pozzo nel cortile e la cupola quattrocentesca, con rifiniture del Settecento del Gioffredo».

Alla fine della guerra, si decide di ricostruire le parti andate distrutte. È l’architetto Marcello Canino ad adoperarsi nei lavori iniziali del Complesso, ideatore anche del progetto per l’edificazione della Mostra d’Oltremare.

L’intento dell’architetto è stato lavorare soprattutto su un piano prettamente estetico, in modo da preservare l’antico e permettere ai visitatori di contemplare l’architettura rinascimentale integra.

Architetto fondamentale per il recupero della chiesa è stato anche Luigi Cosenza, uno dei più importanti del moderno a Napoli.

Cosenza, nel napoletano, lavora soprattutto sul piano della riqualificazione urbana, come nel caso del quartiere Barra, dove lui propone un progetto che, purtroppo, resta soltanto teoria. A vincere è stato l’abusivismo edilizio.

«Per l’architetto Giuseppe Pagano – ha chiosato un volontario dell’OHN – il progetto di Cosenza poteva essere una grande opportunità per Barra, prima che si trasformasse in quartiere dormitorio». 

Altro interessante aspetto della mostra è stato ripercorrere le origini dell’architettura contemporanea. Per Cosenza, il punto di partenza per la progettazione e la pianificazione dello spazio restano le domus pompeiane, dalle quali si sviluppa tutta l’architettura moderna. Dal punto di vista paesaggistico, invece, Cosenza si ispira alla Corricella procidana, inaugurando, così, un rapporto tra l’antico e nuovo, ripreso dalle progettazioni di altri architetti.

Il suo lavoro, pertanto, non abbraccia soltanto la sfera del privato ma anche del pubblico; ad esempio, il Mercato Ittico è un’ulteriore espressione del suo ingegno che fa da cornice nella storia dell’architettura moderna a Napoli.

Il Parco del Poggio

La riscoperta del verde in una città così densamente popolata come Napoli è stata una piacevole sorpresa dell’OHN. 

È il caso di un parco/giardino poco conosciuto dalla maggioranza, ma che pure necessita di una meritata attenzione: il Parco del Poggio.

Il Parco del Poggio rappresenta un interessante intervento di riqualificazione del verde nell’area urbana della Napoli collinare. 

Situato ai Colli Aminei, viene progettato tra il 1998 e il 2001 in una cava di tufo degli anni ’60, lasciata in uno stato di abbandono per diversi anni.

Tutt’oggi il parco è in fase di lavori in corso ma è accessibile al pubblico in svariati orari a seconda della stagione. Tutte le mattine apre alle 7:00. La chiusura, nel periodo invernale, è prevista per le 16:30; in estate è aperto fino le 20:30.

Ipogeo di Babuk

Si sa, tutte le città antiche vivono in superficie, ma le loro viscere nascondono storie di generazioni e secoli. È il caso della Napoli sotterranea conosciuta da tutti, ma anche della Napoli privata, come quella dell’Ipogeo di Babuk, situato in prossimità di Via Foria. Nascosto dal Giardino omonimo, all’ipogeo si giunge percorrendo una scala particolarmente ripida, che sembra quasi portare al centro della terra. 

Ricavato nel tufo, l’ipogeo è stato il frutto dell’ingegno partenopeo. Durante la speculazione edilizia del ‘700, a Napoli viene bloccato l’ingresso dei materiali edilizi in città. È necessario, però, costruire case, per cui si sceglie di ricavare il tufo dal sottosuolo, creando cavità molto profonde. 

L’ipogeo è stato adibito a vari usi nel corso dei secoli. Come cisterna per l’acqua, era una delle “sorgenti” utili ai napoletani per dissetarsi e lavarsi. Non è un caso che le epidemie a Napoli si diffondessero con cadenza regolare e con una velocità spaventosa: era proprio quest’acqua, assolutamente impura, la principale causa di contagio.

Nel corso della Seconda Guerra Mondiale è stato un utilissimo rifugio antiaereo. Fra ciottoli e polvere, riposano ancora alcuni giochi da tavolo, usati dai napoletani per ingannare l’attesa, e una macchinetta per il caffè. Non che ce ne fosse, al tempo, ma l’orzo era un surrogato più che accettabile.

Il Cartastorie

L’OHN ha permesso di riscoprire ai bibliofili napoletani un paradiso terrestre: il Cartastorie, presso il Museo dell’Archivio Storico del Banco di Napoli. I visitatori hanno avuto modo di vivere, letteralmente, secoli e secoli in pochissimo tempo. Il 21° secolo, dato dall’interattività della visita, unito al 17°, epoca drammatica per Napoli. La peste dilania la città, il fenomeno della pirateria dilaga prepotentemente nel Mediterraneo. Ognuno scrive ai propri cari, sperando siano ancora in vita. Quelle stesse parole, intrise di paura e speranza, sono riecheggiate durante ogni visita guidata fra le pareti sommerse da faldoni di ogni epoca.

Per due giorni, Napoli è stata osservabile da ogni punto di vista. Dal CULP o Casa del Portuale, alla Stazione Marittima. Dalla Funicolare Centrale di piazza Fuga al “Napoli Panorama”, l’hotel più alto d’Italia. Ci auguriamo che la prossima edizione ci riservi nuovi e sempre più interessanti spunti per conoscere la nostra magnifica città.

di Teresa Coscia e Sara Ramondino

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