Napoli, “Open day” o “Scuola Aperta”?

Open day o scuole aperte?

Lettera aperta a tutti i Dirigenti Scolastici, di Francesco Ruotolo consulente speciale alla “Memoria” della Municipalità 3 del Comune di Napoli

 

Approssimandosi le settimane in cui ogni Istituto Secondario statale di 2° grado accoglie le/gli allievi dell’ultimo anno degl’Istituti secondari di primo grado (e loro genitori) perché possano documentarsi, di persona, per meglio scegliere la scuola in cui proseguire gli studi dopo la terza media, scrivo Loro per formulare una proposta per contrastare l’oramai consolidata consuetudine di chiamare “open day” tale importante evento.

Questa mia lettera, che formulo anche in qualità di consulente speciale alla “Memoria” della Municipalità 3 – Stella – San Carlo all’Arena del Comune di Napoli, viene da me inviata a tutti i Dirigenti Scolastici – ed agli altri organi collegiali – degli Istituti statali medi superiori di 2° grado siti sul territorio della nostra Municipalità per sottolineare l’importanza di abbandonare l’uso di un inopportuno anglismo per definire un evento, per annunciare e denominare il quale vi sono autorevoli e comprensibili parole o sostantivi della lingua italiana.

Sì, in una fase storica in cui gl’Italiani chiamano “schopper” le tradizionali borse della spesa, ed in cui lo scenario di un evento viene denominato location, mentre il proprio aspetto è diventato look, sembra normale che il provincialismo linguistico, che il complesso d’inferiorità induca tanti di noi a chiamare con una espressione linguistica inglese un evento che si svolge in tutte le scuole secondarie statali – italiane – di secondo grado.

Tutti sanno che la madre di tutte le materie, insegnate nelle scuole di ogni ordine e grado, è la lingua italiana nella quale s’identifica la vita di relazione di tutte le italiane e di tutti gli italiani, lingua insegnata sia per quanto riguarda grammatica e sintassi, sia attraverso lo studio della letteratura italiana, a partire dalla “Scuola siciliana” e da Dante Alighieri, l’inventore – se così si può dire – della nostra lingua, l’Autore del primo e più grande Poema in Lingua Italiana: il Cittadino che fugge, esule, dalla Sua Firenze perché condannato a morte per le sue idee politiche. Basterebbe solo la vita, la poetica, la storia di questo Italiano esemplare per rendergli onore parlando la lingua che Egli ha inventato, difeso, proposto, diffuso ed insegnato a noi: l’Italiano che sette secoli fa pensava e proponeva con forza ciò che – con il Risorgimento prima, e quindi la resistenza – abbiamo realizzato. E, quando difendo e propongo la lingua italiana, la mia posizione non è assolutamente assimilabile a quelle del regime fascista che, invece, nell’Istria o in Dalmazia sopprimeva le parole non italiane, i cognomi non italiani, imponendo cognomi italianizzati, a volte ridicoli.

La lingua Italiana non è superiore ad altre lingue, ma non è neanche inferiore all’Inglese o ad altra lingua; le lingue sono come i rispettivi popoli che le parlano: sono espressione di una identità storica, civica, geografica e, appunto, linguistica. Ed ogni lingua, parlata in uno Stato piccolo o grande, ricco o povero, orientale o occidentale o meridionale, ha il suo valore, esprime una identità che dialoga, si confronta, con tutte le altre identità linguistiche: questo io penso circa l’uso della Lingua Italiana in Italia così come l’uso, ad esempio, della lingua inglese in Inghilterra o del cinese in Cina, e così via.

La lingua italiana non è solo la “madre” di tutte le materie scolastiche, ma ogni materia – umanistica o scientifica, artistica o tecnica – viene insegnata e appresa nella lingua italiana, senza alcuna offesa verso le altre lingue e la loro dignità culturale ed espressiva. È con queste convinzioni che perciò mi rivolgo Loro – con la modestia di chi vuol proporre qualcosa di ovvio, di naturale – per chiedere di dismettere l’uso dell’espressione “Open day”, assolutamente inappropriato all‟evento con cui ogni Istituto medio di secondo grado apre il proprio portone e accoglie i diplomanti del ciclo medio di primo grado per aiutarli a scegliere.

Non assecondando più il dilagare degli anglismi, lo sfoggio, l‟esibizionismo di parole inglesi per esprimere concetti per i quali la Lingua di Dante ha parole opportune ed appropriate, la Scuola Italiana può far riflettere – anche in questa occasione – sul valore di una identità linguistica che da Giordano Bruno a Leopardi, da Petrarca a Benedetto Croce, da Leonardo a Manzoni, da Michelangelo a Verdi, da Giotto a Rita Levi Montalcini e Artemisia.

Le classi dominanti
hanno sempre fatto in modo
che i popoli non abbiano una storia propria,
che si perda l’esperienza collettiva,
cosicché ogni lotta deve ricominciare da capo
Rodolfo Walsh

Senza memoria l’uomo sarebbe nulla
e non saprebbe far nulla
Giacomo Leopardi

Da Gentileschi a Maria Montessori, da Gaspara Stampa a Brunelleschi, da Francesco d‟Assisi a Bernini, da Vittoria Colonna a Margherita Hack, a Sacco e Vanzetti, da Galileo Galilei a Gramsci (ed a tanti/e altri/e ancora), è stata praticata, onorata, divulgata.

Sarebbe importante ripristinare l’espressione “Scuola Porta Aperta” o “Scuole Porte Aperte”, oppure anche “Scuola porte-a-per-te”, o, anche “ScuolAperta” (per dare un tocco grafico allettante all‟evento), annunciando in ogni Scuola, che non è una school, che si aprono “per te” (sono A-per-te)” aule, programmi, libri, laboratori, docenti, dirigenti per aiutare la scelta degli studi superiori.

Sì, questo mio intervento è anche un dovere verso la memoria storica di quanti – poeti, inventori, pittori, scienziati, musicisti, semplici lavoratori – nella nostra lingua, l’Italiano, hanno donato a noi Italiani, e qualche volta al mondo, opere d‟arte, architettoniche, ricerche scientifiche, capolavori letterari o musicali. La lingua è memoria, identità, capacità di esprimersi e credo che nelle scuole italiane sia un dovere insegnare e trasmettere la Lingua Italiana, parlarla bene, abitualmente, senza ovviamente escludere lo studio delle lingue cosiddette straniere che hanno pari dignità e valore. Nel concludere questo mio accorato appello, con le motivazioni che mi sono sforzato di esprimere, desidero ringraziare per l’attenzione e la sensibilità con cui esso può essere accolto, affinché proprio nell’evento in cui tutti i tredicenni italiani, maschi e femmine, si apprestano a scegliere il prosieguo del corso di studi, la lingua italiana non sia mortificata ma sia usata per accogliere migliaia e migliaia di pre-adolescenti, con le parole giuste per nominare tale evento, mostrando così – con questo modesto gesto – il rifiuto di un andazzo, di un vezzo, di una degenerazione linguistica, di una superficialità, che spinge tante/i di noi, purtroppo, a sentirsi più importanti, più alla moda, più avanti, inserendo nel linguaggio di tutti i giorni, a dismisura, anglismi su anglismi con i quali autocensuriamo la nostra lingua. E, credo, che gli stessi Inglesi residenti a Napoli, e che siamo onorati di ospitare nella nostra Città, apprezzeranno questa scelta di non umiliare la nostra lingua, dal momento che anche essi sono fieri della loro identità linguistica. E in semplice italiano, auguro rispettosamente Loro: “buon anno scolastico”, “buon insegnamento” e buona accoglienza alle nuove generazioni.

About Redazione Informare

Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito da Officina Volturno, associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.