ONG, Napoli accoglie la Open Arms

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«Noi testimoni scomodi di tragedie umane»

Il lavoro delle ONG continua ad essere osteggiato dalle politiche governative nazionali, nonostante il fatto che molte delle accuse ricevute da quest’ultime, riguardanti la loro collaborazione con i trafficanti, siano state archiviate. Oggi il Mediterraneo centrale sembra esser semi-deserto, “questione di principio”, afferma il Ministro Matteo Salvini nell’alimentare l’ultima telenovela riguardante l’ONG Sea Watch.

Questione di principio, di propaganda, di pessima retorica, di sventolare un problema che in realtà non esiste e se esiste non riguarda l’invasione del nostro territorio, ma vive nei crimini subiti da “l’altro – da sé”.

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Il capomissione Riccardo Gatti

“La prima criminalizzazione vergognosa è quella delle persone migranti – afferma il capomissione di Open Arms Riccardo Gatti – di conseguenza si criminalizza anche chi difende i diritti di queste persone. L’obiettivo di questa criminalizzazione è quello di far fuori noi: testimoni scomodi di ciò che avviene nel Mediterraneo.
Non siamo ONG di soccorso in mare, ma siamo in difesa dei diritti umani in mare e denunciamo le violazioni di questi diritti. Ovviamente denunciare il comportamento dell’UE significa portare alla luce qualcosa di estremamente grave”.

Abbiamo incontrato il capomissione Gatti a bordo della nave Open Arms, accolta nel porto di Napoli dal sindaco Luigi De Magistris, il quale da anni sostiene l’operato delle ONG:

“Napoli ha sempre dimostrato un’altissima etica, anche istituzionale, attraverso il rispetto per le persone che vivono situazioni sfavorevoli – afferma Gatti – Ai migranti e a noi delle ONG hanno sempre mostrato appoggio, stima e anche un supporto reale, come ad esempio il gesto di aprire il porto alla nostra imbarcazione e, addirittura, dichiarare di essere pronti ad accogliere i migranti, come avvenuto in passato”.

Ma se da un lato c’è chi si è sempre detto pronto a politiche di accoglienza, dall’altra c’è chi, secondo il capomissione Gatti, ha invece rappresentato un’altra faccia della politica; per lui il colpevole ha un nome e un volto: Marco Minniti, ex Ministro dell’interno, area PD. Da lui è cambiato tutto.

“Inizialmente ci coordinava la guardia costiera italiana, ed era quest’ultima a dirigere tutte le operazioni; da lì venne distrutto tutto ciò – continua Gatti – Minniti ha distrutto quello che era un soccorso operativo in mare funzionante, dando vita a politiche di criminalizzazione delle ONG. L’attuale governo ha poi preso la palla al balzo”.

A parlarci, oltre Gatti, è stato il comandante di Open Arms Marc Reig Creus, che ci ha fornito il resoconto di quest’anno di soccorsi, affermando che: “È stato un anno complicato, il resoconto per la nave è zero, non ci sono salvataggi, c’è attesa, abbiamo dovuto aspettare affinché ci lasciassero uscire. Non c’è stato nessun salvataggio, non tanto perché non volessimo farli (infatti sono necessari, non c’è nessun altro che li faccia), quanto perché non ce l’hanno lasciato fare”.

Il comandante Reig risponde inoltre a quelle accuse che vedono un rapporto collaborativo tra le ONG e i trafficanti, ponendosi una domanda: “Non siamo trafficanti, stiamo svolgendo un lavoro che forse non avremmo dovuto svolgere noi.

Dovrebbe essere compito del Governo, che ha più risorse e più mezzi a disposizione per risolvere questo problema. Noi facciamo questo perché le persone stanno affogando, il nostro motivo principale è questo”.

Marc Reig non trattiene la profonda delusione anche verso i mezzi di informazione: “Pensate che quando noi non interveniamo, lì non accade nulla. Molte volte noi siamo le “orecchie” della società e spesso con noi vengono dei giornalisti che non dicono ciò che noi gli spieghiamo.

Le ONG stanno raccontando la verità sulle barbarie: si lasciano morire le persone e si lascia che le donne vengano violentate. Il vero problema è che stanno silenziando le informazioni”.

Esagerato idealismo quello di Marc? Forse no! Il comandante della Open Arms vede una possibile soluzione nel “fare una zona SAR (Ricerca e soccorso) europea, che non comprenda, quindi, solo la Libia e l’Italia, affinché queste persone non si stabiliscano solo in questi paesi, ma siano accolte da tutte le nazioni europee”.

di Antonio Casaccio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°195
LUGLIO 2019

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